decibel_festival - Transmediale.10 3109 utenti online in questo momento
exibart.com
 
community
Express
18/06/2019
VALIE EXPORT vince il Roswitha Haftmann Prize 2019. Il premio alla sua ricerca coraggiosa
17/06/2019
Il documentario dei Beastie Boys realizzato per i 25 anni di “Ill Communication”
17/06/2019
Un bambino di tre anni ha distrutto un’opera di Katharina Fritsch ad Art Basel
+ archivio express
Exibart.segnala
Blog
recensioni
rubriche
         
 

decibel_festival
Transmediale.10

   
 L’immagine digitale come forma di scrittura, il trionfo della media art sull’arte tradizionale. Questi i temi dominanti affrontati a Transmediale, il festival di Berlino che mette l’accento sul futuro inteso come forma, progetto e possibilità del presente... alessandro massobrio 
 
pubblicato
Se Vilém Flusser avesse potuto essere presente all’Haus der Kulturen der Welt di Berlino nei giorni di Transmediale.10 sarebbe stato contento di poter finalmente visualizzare le proprie stesse idee, anziché doverne - ancora una volta - scrivere. In un percorso teorico che va dalle riflessioni precoci di Walter Benjamin, attraverso le teorizzazioni di Roland Barthes, Susan Sonntag e Gilles Deleuze fino allo stesso Flusser, Transmediale.10 rivolge lo sgurado al futuro immaginato e vissuto nel presente; all’immagine come scrittura e superamento della scrittura, il suo straordinario potere semantico, lo status dell’individuo-utente e la sua possibile evoluzione sociale in ciò che Flusser definirebbe probabilmente l’“utenza consapevole”.
Il futuro messo in scena a Transmediale.10 non è il futuro cronologico ma, piuttosto, l’idea di ciò che è futuribile, ovvero ciò che ha (detiene) il presente. Concetto discutibile e a volte, se sviluppato in modo superficiale, anche piuttosto rischioso - per non dire totalitario - ma sicuramente molto affascinante. In ogni caso, il risultato è un programma molto più ricco di quello dell’anno precedente, impreziosito da un’atmosfera autenticamente filosofica che procede, come in un sistema complesso, dal visivo al mentale senza alcun apparente soluzione di continuità.
Ryoji Ikeda - data.tron
È soprattutto la performance di Ryoji Ikeda all’Auditorium dell’HKW, così come la sua opera data.tron installata su tre schermi giganti nella collettiva, a utilizzare l’immagine come scrittura. Il codice innesca connessioni semantiche inafferrabili, generando se stesso come immagine e il senso della presenza di uno stato mentale permanente. Lo stesso accade di fronte a White Noise dell’artista lituano Zilvinas Kempinas, il quale però crea un audio-visual immersivo illusorio con il solo ausilio di nastri vhs, luci e ventilatori: da vedere per capire.
A Parallel Image di Gebhard Sengmüller è una scultura estremamente seducente e complessa, in grado di trasmettere informazioni visive atraverso migliaia di cavi e un sistema camera/monitor fatto a mano, mentre proprio dietro l’edificio dell’HKW nasce il fascio laser multicolore di Yvette Mattern, From One To Many, che attraversa la città regalando scorci cangianti di estremo effetto, godibili soprattutto nel tragitto in autobus che da Alexanderplatz conduce alla venue del festival.
La performance di Jürgen Reble & Thomas Köner, intitolata Materia Obscura, è un lavoro intenso realizzato su pellicola lavorata chimicamente e poi rieditata in digitale, che si sviluppa a partire da un nucleo puntiforme fino a formare immagini astratte molto pittoriche accompagnate da un continuum sonoro in lenta trasformazione.
Rachida Ziani & Dewi de Vree - Elektrolab
Sempre all’Auditorium, POWEr, ideato dal duo canadese artificiel, rende omaggio al genio di Tesla utilizzando un suo prototipo di bobina come unica fonte sonora e visiva. I suoni prodotti dai fulmini controllati dal duo attraverso un proprio sistema elettronico e informatico sono sorprendenti, mentre l’elaborazione live dei dati, le immagini proiettate e il tentativo di comporre strutture musicali a partire dalle sorgenti appaiono a tratti forzati e un po’ kitsch.
Al Caffé Stage, Rachida Ziani & Dewi de Vree allestiscono il loro Elektrolab, un autentico laboratorio scientifico-sonoro in cui vengono esplorate le potenzialità sonore della rudimentale pila di Alessandro Volta, ricostruita e operata dal vivo come un gigantesco sintetizzatore elettrolitico.
Fra i temi affrontati all’Auditorium nella lecture Ideologies and Futures of the Internet, sono molto interessanti la presentazione del fisico e matematico Conrad Wolfram, che parla in modo chiaro e lucido dei vantaggi didattici e conoscitivi offerti dallo sviluppo del web semantico, e quella dell’attivista e blogger kenyana Juliana Rotic, la quale offre una panoramica sul rapporto tra potere e tecnologia, povertà e sviluppo, nell’attuale contesto politico-sociale africano.
Piuttosto deludente invece, se messo a confronto con le aspettative, l’intervento di Bruce Sterling nella conferenza intitolata Atemporality - A Cultural Speed Control?. Sterling enuncia il suo discorso con toni profetici, trattando dichiaratamente il tema dell’atemporalità al di fuori di ogni riferimento filosofico al post-modernismo o -strutturalismo, senza tuttavia riuscire a liberarsi da quelle vecchie reti concettuali, nelle quali anzi rimane facilmente impigliato. Il discorso entusiasta dello scrittore suona poco convincente di fornte a definizioni come avanguardia e cyberpunk, concetti in se stessi già storici prima ancora che culturali. L’intervento nel suo insieme appare in definitiva visibilmente scosso dalla stessa temporalità che vorrebbe sollevare con una scrollata di spalle, oltre che dalle parole di Siegfried Zielinski, professore di archeologia dei media all’Udk di Berlino che parla dopo Sterling, definendolo, a ragione, un paleontologo, e concludendo così il suo stimolante discorso sul rapporto tra tempo, arte e percezione.
Zilvinas Kempinas - White Noise
Al Collegium Hungaricum Berlin, nel contesto questa volta di Club Transmediale, si parla di audio-visual con la conferenza tenuta da Jesper N. Jørgensen e intitolata sound and art – an institutional perspective, in cui l’audio-visual generativo viene celebrato al contempo come forma vincente tra le diverse discipline audiovisive e come direzione prossima della sound art e, in qualche modo, della musica stessa. Un interessante punto di vista, che s’interroga senz’altro sul futuro della videoarte, ma non risponde al quesito: è l’evoluzione del linguaggio curatoriale a influenzare la pratica artistica o viceversa?
Comunque, eccezion fatta per le conferenze, una nota di demerito va all’organizzazione di Ctm nel suo insieme, con un programma un po’ circense e numerosi difetti logistici, come nel caso dell’attessissimo concerto di Charlemagne Palestine al Französische Dom. Gestito come allo stadio, con doppie e triple code, spintoni, nervosismi e una totale assenza di comunicazione da parte dell’organizzazione, non è possibile entrare nemmeno se giornalisti, come è capitato a noi, o dopo aver sopportato ore di coda al freddo, come è accaduto alla numerosa fila di spettatori paganti a cui sono stati chiusi in faccia i battenti del Duomo. Ritardo del concerto, dal momento che lo stesso Palestine si è inizialmente rifiutato di suonare se non fosse entrato tutto l’audience, e ritardi e confusioni anche per altri artisti, come nel caso di Hildur Ingveldardóttir Guðnadóttir, che ha dovuto suonare quasi in contemporanea a Ikeda perdendo quasi tutto il pubblico, e di altri musicisti oscurati dal caos del programma. Il concerto di Keiji Haino non è male, anche se c’è poco pubblico, la sessione sembra interminabile e il chitarrista risulta a tratti più un tardo radical che un autentico noiser.
Yvette Mattern - From One To Many
Fortunatamente al Club Wfm, che quest’anno rimpiazza il Maria am Ostbahnof, c’è anche il contest dell’olandese Steim, il centro di ricerca e sviluppo di strumenti performativi per le arti elettroniche diretto da Jan St. Werner dei Mouse on Mars con sede ad Amsterdam, in cui si esibiscono il compositore e cantante Alex Novitz con una brillante improvvisazione per voce, computer e remote control, Dj Sniff con un collage free jazz per piatti e Max/Msp, il field recordist Justin Bennett, con una performance molto poetica di ascolto e scrittura, narrata sul filo sottile della memoria e infine Tok Tek, con un set fresco e genialoide che coinvolge numerosi oggetti, strumenti autocostruiti, computer e ci ricorda il migliore Aphex Twin.

alessandro massobrio


Info: www.transmediale.de

[exibart]

 


strumenti
inserisci un commento alla notizia
versione in pdf
versione solo testo
le altre recensioni di alessandro massobrio
registrati ad Exibart
invia la notizia ad un amico
indice dei nomi: alessandro massobrio, Alessandro Volta, Aphex Twin, Bruce Sterling, Charlemagne Palestine, Conrad Wolfram, Dewi de Vree, Gebhard Sengmüller, Gilles Deleuze, Hildur Ingveldardóttir Guonadóttir, Jan St. Werner, Jesper N. Jørgensen, Juliana Rotic, Jürgen Reble, Keiji Haino, Rachida Ziani, Roland Barthes, Ryoji Ikeda, Siegfried Zielinski, Susan Sonntag, Thomas Köner, Vilém Flusser, Yvette Mattern, Zilvinas Kempinas
 

Il navigatore dell'arte
trovamostre
@exibart on instagram