04 aprile 2008

architettura_preview Progress City Berlin, Modem

 
Quali utopie vivremo domani? Quali provocazioni dopo la città spaziale e quella sotterranea, dopo Plug-In City e No-Stop City? Architetture visionarie e disegno urbano degli anni '60 riflessi nell'arte contemporanea. Accade a Berlino...

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Dopo Ideal City-Invisible City nel 2006, il Modem presenta a partire da oggi Megastructure Reloded. Seconda mostra frutto delle ricerche Utopie Revisited, promosse dalla European Art Project. Perché ricaricare ancora alla memoria esperienze archiviate come visionarie? Perché, soprattutto, rivederle in una dimensione reale e contestuale? Nel ricercare applicazioni inedite di questo materiale ormai storico, centrale il ruolo della curatrice Sabrina Van der Ley (già curatrice di Ideal City-Invisible City) verso scenari cyberpunk o il recupero di temi cari al progetto urbano contemporaneo, quali la Grande Scala e il Town design.
Da Archigram ad Archizoom, da Gordon Matta-Clark all’immancabile New Babylon dell’olandese Constant Nieuwenhuys, ci sono tutti (o quasi) i promotori del visionarismo dei decenni ’50-‘60. Profeti della civiltà dello svago e dello spettacolorismo architettonico in anni cardine per la cultura pop, segnata da importanti rivoluzioni culurali e trasformazioni sociali, ma fortemete fiduciosa nel progresso tecnologico. Franka Hoernshemeyer - Konditional - 2006 - courtesy l’artista e European Art Projects - photo Krzysztof Zielinski/European Art ProjectsNonostante il mezzo secolo che ci separa da quegli anni, assolutamente attuali risultano gli interrogativi promossi dalla curatrice, che non manca di accostare a quelli gli esperimenti proposti da una parte dell’ultima generazione di artisti. Tutti provenienti dai campi della visual art di area mitteleuropea sono i nomi selezionati nel catalogo multimediale ispezionabile in rete ben prima dell’inaugurazione.
In mostra una ricerca artistica contemporanea fortemente debitrice verso le provocazioni dei padri. Superando quel limite legato al tempo e alle circostanze, l’arte -sempre attenta a risentire dei traumi inflitti alla civiltà contemporanea- riesce a materializzare le sue visioni non più semplicemente disegnandole. Da Letter from the new world to the old world di Simon Dybbroe Moller a High Plane di Katrin Sigurdardottir, la strada seguita è quella dell’interazione con i frammenti di quel linguaggio. Nuove cupole geodetiche, scale che attraversano verticalmente gli spazi del Modem, prelievi in scala gigante delle strutture del gruppo fiorentino Superstudio: questa è l’ambientazione dell’esposizione curata da Dennis Crompton.
Superata ormai la sua dimensione XL -promossa e accettata all’inizio degli anni ’90 da un folto gruppo di architetti olandesi capeggiati da Rem Koolhaas– il progetto urbano si ri-evolve in formato XXL verso una Over Size City, tutta nuova ma assolutamente reale. Dall’ultima Biennale di Venezia che invita a Vema (una Città Ideale insediata tra Verona e Mantova in funzione dello sviluppo industriale del Norditalia), ai quartieri residenziali in fase di realizzazione di Steven Holl a Pechino, chiusi in spugne urbane inter-conesse, la città torna a realizzarsi risentendo, in maniera sempre più esagerata, delle contraddizioni della civiltà contemporanea.
Superstudio - The Continuous Monument, An Architectural Model For Total Urbanisation - 1969
Specialmente oggi, quando il discorso sulla gestione dello spazio pubblico, la forma e lo sviluppo urbano è ancora governato da termini come Megalopolis e Città Compressa, il risultato è un significativo contributo per il progetto delle aree metropolitane e per la storia dell’arte, che potrà sedurrre chiunque è interessato allo studio di ideologie del passato e al disegno di possibili visioni del domani.

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sante simone


dal 5 aprile al 25 maggio 2008
Megastructure Reloaded
a cura di Sabrina Van der Ley,
Modem – Space for Contemporary Music and Arts
Köpenickerstrasse, 59–73 (zona Mitte) – 10179 Berlin
Catalogo a cura di Martina Fuchs
Info: info@modem-berlin.net; www.megastructure-reloaded.org

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