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SPECIALE VENEZIA

   
 Una “Venezia che non si vede” ma vive di ascolti
Il Padiglione Catalogna della Biennale secondo Antoni Abad


 Eleonora Minna 
 
SPECIALE VENEZIA
pubblicato

La Catalogna partecipa per la quinta volta alla Biennale con "La Venezia che non si vede” un progetto di Antoni Abad (Lleida, 1956) dove i visitatori possono fare tour in barca guidati da persone ipovedenti e condividere le impressioni audio on line. È un modo di vivere il tessuto urbano ascoltando i sensi -sono l’udito e il tatto a predominare-, in una città dove a stento è possibile vedere la linea dell’orizzonte senza incontrare lo skyline di un’umanità che ormai l’affolla senza sosta. 
Non è un caso che le gondole in questione navigano a San Pietro di Castello, quartiere poco distante dall’Arsenale e che è rimasto spazio umano, quasi un’oasi protetta dove la comunità ritrova luoghi di socialità - famosissimo il centro sociale Morion -, organizza momenti di condivisione -come la celebre sagra del pesce di fine giugno-, e da dove in questi anni sono partiti molti comitati cittadini per ripensare il ruolo delle grandi navi in città. Parte sostanziale della mostra è l’applicazione BlindWiki, un network che raccoglie il racconto dei partecipanti e che si attiva attraverso il gps: è così che in Calle Gradisca una visitatrice registra il suono del ritorno delle cicale in laguna e lo condivide con la rete o con chiunque si trovi a passare in quel luogo in un dato momento; oppure un altro visitatore riporta in diretta le impressioni dalla Festa del Redentore, facendo immaginare il sottofondo dei fuochi d’artificio e le barche che scivolano sul Canal Grande. 

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Catalonia in Venice

Tecnologia per la comunicazione
Turismo esperienziale e accessibilità dunque: e non solo perché tutto il progetto si sviluppa secondo i principi del "design for all”, per cui ogni materiale comunicativo deve essere facilmente riconoscibile -compresi i caratteri tipografici ad alto contrasto e la scrittura in braille- ma perché tecnologia, design visivo e creatività paradossalmente annullano il bisogno del termine "accessibile”. In questo progetto sono il movimento, il tatto e il suono a predominare: conseguenza ovvia è che visitatori e skipper ipo o non vedenti condividono allo stesso momento gli unici strumenti comunicativi di cui hanno bisogno. 

Se lo racconti, mi fido 
Il racconto dell’esperienza incrocia oggi le sperimentazioni di creativi e comunicatori: Halsey Burgund, sound artist di base a Boston, ha sviluppato Roundware una piattaforma per cui di fronte a un’opera è possibile ascoltare le impressioni di chi l’ha già vista, invece del racconto più oggettivo dell’audioguida; l’applicazione è attiva in via sperimentale nel DeCordova Sculpture Park and Museum di Lincoln, nel Massachusetts. Lo stesso Abad non è nuovo in iniziative che potenziano il valore sociale delle nuove tecnologie: dal 2004 al 2013 ha lavorato in progetti di comunicazione on line per www.megafone.net, un sito che elaborava post pubblicati da vari gruppi a rischio di esclusione in Brasile, Canada, Colombia, Messico, Costa Rica, Stati Uniti e Sahara, amplificando così voci che rischiavano di cadere nel dimenticatoio dell’obsolescenza social. BlindWiki è nata in Italia durante una residenza dell’artista all’Accademia di Spagna di Roma nel 2014 ed è attiva anche a Santiago de Compostela, Sydney, Varsavia e Berlino.  

Eleonora Minna
 


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