fino al 28.I.2005 - Gilad Efrat – No man’s land - Roma, Oredaria 3086 utenti online in questo momento
exibart.com
 
community
Express
22/07/2019
Partecipa all'edizione 2019 di Fuori Fuoco Moak e racconta il caffè in tutte le sue forme
22/07/2019
Da Noto, in partenza per la Luna, con Photology Air
22/07/2019
Addio a Ilaria Occhini, volto gentile e notissimo di cinema, teatro e tv
+ archivio express
Exibart.segnala
Blog
recensioni
rubriche
         
 

fino al 28.I.2005
Gilad Efrat – No man’s land
Roma, Oredaria

   
 Città rase al suolo e penitenziari, corpi adagiati sul fondo e paesaggi lunari. Il mondo visto da lontano è uno strano deserto. Inesorabile. Tanto vale dipingerlo. Per raccontare il silenzio della sua persistenza… Pericle Guaglianone 
 
pubblicato
Sono dipinti, senza tanti giri di parole, i lavori di Gilad Efrat (Beer-Sheva, Israele, 1969; vive a Tel Aviv): pastelli ad olio, olî su tela e persino su fotografia. Una constatazione che va fatta subito, perché le superfici esposte appaiono intessute meticolosamente –centimetro per centimetro– da una pittura sorprendente che, però, non ruba mai la scena.
A guardarci dentro, in queste opere realizzate col medium più tradizionale, c’è il mondo di ieri che è anche –sempre più– quello di oggi. Un mondo che appare “duro a morire” –così Alfredo Pirri, nel testo che accompagna la mostra– “e duro a nascere”. E che qui, osservandolo dal finestrino di un aereo che procede con la dovuta lentezza, è stato fatto oggetto di una ferrea ricognizione.
Perché c’è tanto da sorvolare, quando chi guarda non può fare a meno di elaborare una qualche costante. Campagne, città, strutture di detenzione, persino corpi, il tutto in una successione inesorabile. Ma soprattutto, pietre: le pietre che la storia rende mura (e muri); ma anche le mura (e i muri) che, sbriciolandosi, tornano a confondersi con le pietre. gilad efrat, city II, 2001
Dove planare, allora, se non dovunque? Ecco l’atroce bellezza di una città devastata dai bombardamenti ma che sfodera, irriducibile, il suo robusto –benché desertificato– impianto urbanistico (quanto conta, qui, che si tratti di una città europea sfigurata dall’ultimo conflitto mondiale?). Ed ecco, zoomando al massimo, attraverso un’inquadratura di quelle from above, la fotografia –che lo circonda e lo interpreta come fosse un’isola– di un corpo nudo e come adagiato sul fondo, protetto da una patina di pittura eppure ravvicinato come una bistecca.
Ancora, in tre momenti si indugia sulle struttura –sulle pareti divisorie, soprattutto– di un penitenziario che è solo un po’ più connotato di quei palazzi rasi al suolo (la prigione, ma anche qui conta poco, è quella israeliana di Ansaar). Infine, spazio al silenzio di due grandi landscape (una radura con lago e un paesaggio fluviale, bellissimi e raggelanti) nei quali l’attenzione radiografica per il dato naturalistico si spinge fino all’osso, quasi riducendo la visione stessa ad una texture primaria: quella dell’acciottolato.
Non poteva esserci l’uomo –lo suggerisce un titolo come No man’s land– ad accompagnarci in questo itinerario nel deserto della persistenza. Ma laggiù –sporgersi pure dal finestrino, please– ci sono le tracce del suo passaggio. Per lo più ortogonali, come quelle che lasciano i pneumatici.

pericle guaglianone
mostra visitata il 18 dicembre 2004


Gilad Efrat – No man’s land
Oredaria Arti Contemporanee
Via Reggio Emilia, 22–24 – 00198 Roma
Per informazioni: tel. +390697601689 mart-sab 10-13 /16-19.30
www.oredaria.it ; e-mail: info@oredaria.it


[exibart]
 


strumenti
inserisci un commento alla notizia
vedi la scheda tecnica dell'evento
versione in pdf
versione solo testo
le altre recensioni di Pericle Guaglianone
vedi calendario delle mostre nella provincia roma
registrati ad Exibart
invia la notizia ad un amico
indice dei nomi: Alfredo Pirri, Gilad Efrat, pericle guaglianone
 

Il navigatore dell'arte
trovamostre
@exibart on instagram