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fino al 2.XI.2007
Matvey Levenstein
Roma, Galleria Lorcan O'Neill

   
 Chiese d’Italia dipinte alla perfezione. Da un artista specializzato in interni -e silenzi- metropolitani. Austerità devozionale e arredi liturgici al posto delle atmosfere da living room. L’arte è fatta di piccole grandi sfide... Pericle Guaglianone 
 
pubblicato
C’è un’Italia poco appariscente fatta di navate silenziose, di chiese appartate e austere anche quando barocche. Un’Italia della devozione fuori orario che, a giudicare dal ciclo di dipinti che ha scelto di presentare, deve aver incuriosito e affascinato non poco Matvey Levenstein (Mosca, 1960; vive a New York). In più, si sa, di questi tempi sotto i riflettori del mondo c’è la religione.
Levenstein è conosciuto per l’intimismo iperreal di interni assolutamente metropolitani, per una metafisica dal volto pop fatta di stanze intatte e arredate con gusto modernista. Il suo lavoro consiste essenzialmente nella formalizzazione di una doppia azione: sovrapporre a situazioni architettonico-ambientali il più possibile neutre la nitidezza di una pittura del tutto impersonale, priva di connotazioni gestuali; riscattare l’immagine prescelta da un surplus di fissità e finitezza avanzando in soggettiva, “inquadrando” come decisivi elementi concettualmente marginali (quasi sempre la presenza isolata di mazzi di fiori). Il tutto in un’atmosfera da non-luogo misteriosamente calda.
Matvey Levenstein - Temple (Santa Costanza, Roma) - 2007 - olio su tela - cm 19,5x25,5 - courtesy Galleria Lorcan O'Neill, Roma
La scommessa di trasferire questo schema operativo tra i marmi, gli altari e i candelabri, di interrogare il silenzio degli arredi in una dimensione profondamente connotata in senso spirituale, è operazione intrigante benché, chiaramente, a rischio cul de sac. L’artista se ne rende conto e, tranne in pochissime occasioni, preferisce non rischiare l’affondo. La soluzione proposta è l’impaginazione di un’opposizione campo largo/supporto minuscolo che, se da un lato permette di non finire impigliati in un reticolo di simboli, dall’altro comporta l’arroccamento di tutta (o quasi) la mostra in zona resoconto pseudo-vedutista.
Il risultato finale, un inventario di irreprensibili quadri-cartolina tra il diafano e il meccanico, Matvey Levenstein - Spanish Church (San Pietro in Montorio, Roma) - 2007 - olio su tela - cm 24,5x21,5 - courtesy Galleria Lorcan O'Neill, Romascaturisce da questa decisione, dal ricorso a una distanza di sicurezza che implica la rinuncia agli ardui ma necessari rigurgiti da fermo immagine. L’esperimento viene portato a termine senza sbavature, ma resta il fatto che i soli momenti avvincenti di una passeggiata per chiese che vorrebbe bastare a sé stessa sono ancora quelli in cui l’appostamento non cede alla solennità del contesto, né di contro l’ambientazione al primissimo piano del bersaglio.
Completano e rafforzano la mostra due pezzi fuori tema. Due autoritratti, uno dei quali di dimensioni ragguardevoli, recentissimo, languido e atmosferico ancorché icastico (l’altro, del 2005, è un piccolo interno con figura), con cui Levenstein presenta il proprio percorso e nel contempo lo dichiara suscettibile di sviluppi, in direzione di un romanticismo meno imballato. Può un artista che sbaglia una mossa dimostrarsi un artista assolutamente da seguire? Certo che sì.

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pericle guaglianone
mostra visitata il 2 ottobre 2007


dal 2 ottobre al 2 novembre 2007
Matvey Levenstein
Galleria Lorcan O’ Neill
Via degli Orti D’Alibert 1e (zona Trastevere) – 00165 Roma
Orario: da lunedì a venerdì ore 12-20; sabato ore 14-20
Ingresso libero
Info: tel. +39 0668892980; fax +39 066838832; mail@lorcanoneill.com; www.lorcanoneill.com


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1 commento trovato 

25/10/2007
aldo, milano
Infatti, può essere un esempio osservare!

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