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fino al 21.XI.2009
Ariel Orozco
Roma, Federica Schiavo

   
 Il fascino sottile della dismisura. Slittamenti di significato causati da eccedenza e reiterazione. Una mostra tutta mentale. Ma avere idee chiare non basta a scongiurare il cul de sac dell’esercizio di stile... Pericle Guaglianone 
 
pubblicato
Rielaborare in modo pertinente i paradigmi della storia dell’arte contemporanea è sempre possibile, se non altro perché tra i tanti nipotini di Duchamp, di Warhol e dei situazionisti ci sono artisti bravissimi. Senza contare che anche il postmoderno ha la sua sponda analitica.
Si consideri il cubano attualmente in mostra a Roma, Ariel Orozco (Sancti Spiritus, 1979; vive a Città del Messico), che indaga processi e paradossi della significazione lavorando di fino. Una delle installazioni ambientali che propone è Whip, una frusta così lunga (150 metri stando al comunicato stampa) da risultare sic et simpliciter struttura semanticamente problematica.
Si immagini di dover attraversare qualcosa di formalmente simile all’intervento di Tomas Saraceno nella mostra Fare Mondi di Birnbaum, solo che mentre là ci si muoveva in un pattern installativo in definitiva décor, viceversa qui la questione è davvero tutta mentale.
Desimbolizzato per sproporzione, l’oggetto-frusta resta pienamente discernibile ma va a collocarsi in un ambito di segno opposto, configurando un folto reticolo in uno spazio percorribile. Nel chiuso della sala espositiva ci si sente effettivamente come in un libro di Wittgenstein, laddove la domanda che aleggia è di quelle semplici ma inestricabili: una frusta lunghissima è ancora una frusta?
Ariel Orozco - Loop - 2009 - 3 carriole, mangime per uccelli, canarino - photo Antonio Tirocchi
Personale sagace, che si presta a essere soppesata anche in virtù della sua compattezza concettuale. L’intero corpus di lavori concerne il protrarsi oltre misura di elementi e azioni che assumono connotati destabilizzanti, in conseguenza della loro eccedenza o reiterazione.
C’è la corsa inspiegabilmente costante di una ruota di bicicletta, che vaga ammaccata tra rottami d’auto, come fosse segretamente animata (Turista). C’è un’auto che nel traffico urbano continua a procedere intorno alla rotonda di una grande piazza, finché proprio questo mero circolare non desta il sospetto delle autorità (5 km e 223 metri di tolleranza). C’è, poi, sempre a proposito di dismisura, un canarino giocoforza spesso invisibile in una stanza in cui sono stati sistemati quintali di mangime (Loop). E ci sono, infine, collocate a distanza, due biciclette scassate, identiche, oltre che nel modello, proprio nel danneggiamento, che risulta duplicato alla perfezione (Déjà vu). Tutto ben escogitato. E tuttavia, resta il fatto che chiarezza icastica e urgenza della visione non sempre si giustificano e sorreggono a vicenda.
Ariel Orozco - Whip - 2009 - 150 m, nylon, pelle - photo Antonio Tirocchi
Nel complesso, siamo dalle parti di un neo-concettualismo antiretorico che, appunto, non sfocia nell’accademismo solo quando si raggiungono esiti di assoluta eloquenza. A monte e a valle di ogni svolgimento sta infatti l’idea, e a maggior ragione se la scommessa è eludere tanto il risultato sbottonato, quanto un comodo ripiegamento in zona elucubrazione.
Si aggiunga l’ovvia considerazione che in arte il mestiere conta solo fino a un certo punto, e si giungerà alla conclusione che una sola frustata può valere più di mille esercizi di stile.

pericle guaglianone
mostra visitata il 30 settembre 2009


dal 30 settembre al 21 novembre 2009
Ariel Orozco
Federica Schiavo Gallery
Piazza Montevecchio, 16 (zona Parione) - 00186 Roma
Orario: da martedì a sabato ore 12-19
Ingresso libero
Info: tel. +39 0645432028; fax +39 0645433739; info@federicaschiavo.com; www.federicaschiavo.com


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