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fino al 13.II.2011
Bik Van der Pol
Roma, Macro

   
 Battesimo con farfalle per la Sala Enel del rinnovato Macro. Sotto i riflettori l’opera vincitrice dell’Enel Contemporanea Award. Presentata durante l’ouverture della nuova ala a firma Odile Decq... Pericle Guaglianone 
 
pubblicato
Non sta in piedi il paragone che è stato avanzato in occasione della sua recente inaugurazione, tra la Sala Enel del museo romano Macro e la Turbine Hall della londinese Tate Modern. Questo perché in aggiunta alle dimensioni ragguardevoli, a ben guardare il neonato spazio firmato Odile Decq può vantare due ulteriori, importanti prerogative: le vaste pareti bianche di cui dispone e la conformazione a ‘L’ della sua planimetria.
Un surplus di attributi che consente di poter contare su un numero potenzialmente infinito di variabili allestitive, contrariamente a quanto avviene con la pur immensa sala ubicata in riva al Tamigi. Il che va salutato con favore, visto che per il resto l’intervento dell’archistar francese consiste sostanzialmente nella realizzazione di un’importante hall d’ingresso en noir, percorribile anche per vie verticali ma utilizzabile come spazio espositivo solo molto parzialmente, e nell’inserimento di uno straordinario auditorium nel mezzo di detta area introduttiva.
Piatto forte dell’attesa ouverture romana è dunque l’opera vincitrice del concorso internazionale Enel Contemporanea Award 2010, ideata dal duo olandese Bik Van der Pol (Lisbeth Bik, Haarlem, 1959; Jos Van der Pol, Arnhem, 1961; vivono a Rotterdam), cui la Sala Enel è stata riservata per intero. Si tratta di una riproduzione architettonica in scala 75/100 della Farnsworth House (la cosiddetta "casa di vetro” edificata nel verde in Illinois), capolavoro minimal-modernista datato 1951 del grande architetto e designer Mies van der Rohe, nei cui interni - totalmente visibili dall’esterno - sono state introdotte centinaia di esemplari di farfalle, libere di dimorare nel loro ideale habitat naturale ricreato artificialmente.
Bik Van der Pol - Are you really sure that a floor can't also be a ceiling? - veduta dell’installazione presso la Sala Enel del Macro, Roma 2010 - courtesy Enel Contemporanea
Benché il nome Bik Van der Pol vada associato a progetti di impronta neo-situazionista mirati alla trasformazione di spazi pubblici, poco compatibili con collocazioni espositive canoniche, l’opera di cui trattasi è invece valorizzata al massimo, proprio mediante la sua sistemazione entro un contenitore vasto ma chiuso e asettico. In questo modo viene assicurata piena leggibilità al dispositivo concettuale inscenato, che consiste nella sovrapposizione ambientale di due radicalità di matrice opposta: una struttura architettonico-abitativa stilisticamente "pura”, e uno spaccato di mondo naturale anch’esso incontaminato.
Trattandosi quasi di un happening, il ribaltamento evocato nel titolo ispirato a Escher (Are you really sure that a floor can’t also be a ceiling?), continua con lo shock offerto al pubblico allorché questo, all’interno di una costruzione connotata culturalmente come "fredda”, chiamato a introdursi nello spazio assegnato ai lepidotteri, si ritrova sbalzato in una dimensione edenica, ribollente di continue metamorfosi, eppure a sua volta primaria.
Bik Van der Pol - Are you really sure that a floor can't also be a ceiling? - veduta dell’installazione presso la Sala Enel del Macro, Roma 2010 - courtesy Enel Contemporanea
Nonostante il formato magniloquente, l’intervento firmato Bik Van der Pol costituisce un gesto artistico non retorico, ma che nel suo tendere concettualmente al vertiginoso risulta in definitiva inesploso perché ancorato ai suoi soli presupposti intellettualistici.

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dal 3 dicembre 2010 al 13 febbraio 2011
Bik Van der Pol - Are you really sure that a floor can’t also be a ceiling?
a cura di Francesco Bonami
MACRO - Museo d’Arte Contemporanea di Roma
Via Nizza angolo via Cagliari (zona Nomentana-Porta Pia) - 00198 Roma
Orario: da martedì a domenica ore 10-19
Ingresso: intero € 4,50; ridotto € 3,50
Info: tel. +39 06671070400; fax +39 068554090; macro@comune.roma.it; www.macro.roma.museum

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2 commenti trovati  

17/12/2010
SAVINO MARSEGLIA, curatore indipendente
Mi dispiace tanto delle farfalle, costrette a vivere in un habitat stretto ed artificiale. Non c'è nulla da dire cara Daniela. Si tratta, semplicemente di "arte addomesticata" - legata all'entropia inquinante di un'artista carceriere. Mi domando: ma, L'ENEL non dovrebbe difendere gli ecosistemi naturali e il diritto delle farfalle a vivere liberamente nel loro ambiente naturale? Forse... è soltanto per la debolezza del nostro cervello che non ci accorgiamo di vivere già in un ambiente artificiale. Tra qualche giorno è Natale. Facciamo un gesto di amore: liberiamo questi variopinti petali di farfalle.

16/12/2010
daniela, roma
un'opera di cui si poteva continuare a farne a meno, per l'assoluta mancanza di "valore artistico" nel senso più ampio. voler dare valenza poetica alla completa e totale finzione è una forzatura (aggiungerei anche "commerciale"). inoltre, l'utilizzo di farfalle è sempre molto ruffiano, perchè è sicura la loro presa evocativa. voler conferire forzatamente bellezza, leggerezza e vita a qualcosa di finto e costruito, è un bel giochino: il pubblico si diverte a vedere le farfalle (che tra l'altro può trovare in qualsiasi villa romana, se solo decidesse di farsi una passeggiata primaverile), ma non è niente di originale e non pone alcun interrogativo nè offre spunti di riflessione.

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