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fino al 14.III.2010
Storia memoria identità
Modena, Ex Ospedale di Sant'Agostino
Trinomio spesso abusato, quello composto dai vocaboli ‘storia’, ‘memoria’ e ‘identità’. Ma perfettamente aderente alla mostra emiliana. Uno spaccato della fotografia dei paesi dell’Europa orientale...
pubblicato giovedì 21 gennaio 2010
Ventinove gli artisti provenienti da diciotto paesi, dalla Russia alla Polonia, dalla Repubblica Ceca alla Serbia: la Fondazione Fotografia si arricchisce così di altre 150 foto, film e videoinstallazioni. Storia memoria identità non è infatti solo una ricca esposizione, ma un ulteriore nucleo di una collezione che si amplia, a comprendere le espressioni più rappresentative di artisti nazionali e internazionali, affermati ed emergenti.
Poche sono le occasioni - come questa - che riescono a centrare una riflessione per immagini sulla storia, sui suoi effetti e le sue conseguenze, nonché sulla realtà attuale, spesso cruda e difficile, dove emergono situazioni problematiche che di rado sono percepite dalle società occidentali.
Zone geograficamente vicine, ma che trasudano luoghi e atmosfere lontani, mentre le fotografie e i video si connotano d’una profondità che pare trarre energie dalla solitudine di comunità costrette ad affrontare un passato drammatico. Il tutto con ironia e senso estetico, che talvolta contrastano con i contenuti e rendono grande godimento alla visita.
Il rapporto fra il “nostro” mondo e l’Est Europa si arricchisce anche attraverso il confronto tra le generazioni degli artisti: dal geniale ed esilarante progetto U.F.O. (Universal Futurogical Operations) di Július Koller, che “presta” anche la copertina al catalogo, alle surreali fotografie di un campo di concentramento ricostruito con i Lego da Zbigniew Libera, fino alle rappresentazioni sonore e per immagini del giovanissimo Gintaras Didziapetris.
Zbigniew Libera - LEGO Concentration Camp - 1996 - c-print - courtesy Fondazione Cassa di Risparmio di Modena
Non mancano le letture dei simboli dei poteri succedutisi nei paesi dell’Est nel corso del secolo scorso. E allora ecco i fotomontaggi di Iosif Király, le sequenze “prima-dopo” delle icone di Tito fotografate da Mladen Stilinovic, la ricerca di Swetlana Heger dei resti della statua di Stalin a Berlino, oggi trasformata in innocui animaletti bronzei.
È però nelle videoinstallazioni che emerge con crudezza e realismo una critica sociale che mette in discussione gli effetti della storia e pone all’attenzione il problema dell’identità dei popoli, come nel caso di How do you want to be governed di Maya Bajevic e di Great Expectations di Renata Poljak. Autori “consapevoli fino in fondo del ruolo fondamentale che l’artista oggi ha nel partecipare attraverso il proprio vissuto alla determinazione di una nuova identità nazionale collettiva difficile da scolpire”, scrive Filippo Maggia, “guardando sì al futuro ma senza cancellare il passato”.
Maya Bajević - How do you want to be governed - 2009 - courtesy Fondazione Cassa di Risparmio di Modena
Se in alcuni casi, come nelle indagini sui popoli russi di Anastasia Khoroshilova, è rintracciabile l’ormai classico riferimento a Marina Abramovic, il percorso della mostra disvela linguaggi originali, spesso ricchi di fascino e comunque sempre impregnati di contenuti profondi. Contenuti che gli artisti dell’Occidente europeo sembrano spesso dimenticare.

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dal 12 dicembre 2009 al 14 marzo 2010
Storia Memoria Identità. Fotografia contemporanea dell'Est Europa
a cura di Filippo Maggia
Ex Ospedale di Sant’Agostino
Via Emilia Centro, 228 - 41100 Modena
Orario: da martedì a domenica ore 11-19
Ingresso libero
Catalogo Skira
Info:
info@mostre.fondazione-crmo.it; www.mostre.fondazione-crmo.it

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