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Motus

   
 Negli spazi dell’Angelo Mai di Roma, Motus presenta Antigone-Let The Sunshine in (contest#01). Lontano da video e strumenti tecnologici, il nuovo spettacolo guarda al concetto di rivoluzione e contestazione giovanile... matteo antonaci 
 
pubblicato

È un processo di spoliazione quello messo in atto da Motus attraverso il progetto Syrma Antigònes. Dopo aver vestito il loro teatro di strutture tecnologiche, di complessi dispositivi scenici e aver esplorato le possibilità della relazione tra performance live e video, Enrico Casagrande e Daniela Nicolò scelgono di tornare alle loro origini. E lo fanno con sguardo nostalgico e allo stesso tempo utopico, con quella capacità, tipica dell’artista, di trovare nelle passioni del proprio passato la giusta lente per osservare il futuro.
Se il fulcro della loro nuova ricerca è Antigone, la tragedia diviene qui un pretesto per analizzare il concetto di protesta, tracciando una linea di unione tra i fatidici “anni di piombo” e le urgenze delle nuove generazioni. Motus utilizza un nuovo termine per descrivere il proprio lavoro: non performance, non spettacolo, ma “contest”. Dichiara in tal modo i propri intenti “politici”, pur escludendo la possibilità di indirizzare il proprio teatro verso quest’unica chiave di lettura.
Let the sunshine in (contest#01) è una disputa tra Silvia Calderoni/Antigone (vincitrice del premio Ubu come miglior attrice under 30) e Benno Steinegger/Polinice, permeata di certa estetica rivoluzionaria degli anni ‘70 e da un forte sentimento di indignazione verso la civiltà odierna. Proprio questo sentimento, inserito nel contesto dell’adolescenza, era stato studiato da Motus attraverso il progetto X (ics) racconti crudeli della giovinezza, che aveva portato la compagnia a navigare tra periferie e centri sociali per catturare sentimenti e ideologie delle nuove generazioni.
Motus - Let the sunshine in (antigone) contest #1 - 2010
Let the sunshine in
vuole traslare l’indignazione in azione, in combattimento, in resistenza. C’è sullo sfondo la guerra del Vietnam raccontata dal musical Hair, ma anche il movimento spietato e liberatorio del Living Theatre. C’è l’idea di una comunità che si costruisce su linee orizzontali, escludendo qualsiasi forma di paternalismo, ma sviluppando in maniera pragmatica il concetto di sorellanza. Antigone (come la definisce Motus) è immagine di una sorella che rompe “la rete delle genealogie e delle filiazioni”, scegliendo di non essere madre ma piuttosto confidente, alleata, “amica criticamente fedele”.
Nato per adattarsi agli spazi come un site specific, durante la replica al centro sociale Angelo Mai di Roma Let the sunshine in prende vita in un capannone vuoto, diviso a metà da alcune colonne di ferro. Il pubblico è sistemato al centro dello spazio, in modo tale da disegnare un’area sinistra - in cui se ne sta Steinegger - e un’area destra, nella quale è posizionata Silvia Calderoni. A sua volta, la platea è divisa in due blocchi speculari di sedie: due gruppi differenti di pubblico si guardano e si affrontano proprio come i due attori. Da una funzione prettamente voyeuristica, lo spettatore viene messo al centro della tragedia divenendone protagonista, probabile coro dal quale si sono già separati, con spasmodica rabbia, i due corifei.
Motus - Let the sunshine in (antigone) contest #1 - 2010
Antigone e Polinice respirano affannosamente, quindi danno inizio alla loro lotta. Corrono per lo spazio scenico passando tra il pubblico, lasciando oscillare le loro felpe troppo larghe, le magliette colorate, portando alta una bandiera priva di senso. Ti piace questa bandiera?”, chiede Steinegger a Calderoni, poi le dà fuoco e inizia a correre ancora una volta. Le voci degli attori, amplificate, riempiono lo spazio, si inseguono, si scontrano con il pubblico. È una lotta con spari, fumogeni, grida, pianti e banalità giovanili che si trasforma, per mezzo della tragedia, in riflessione meta-teatrale. Quando un attore crea una figura potente, raddoppiarla è sempre un pericolo”, dice Silvia Calderoni analizzando l’immagine di Antigone e dei suoi interpreti, lasciando che la lotta divenga discussione e scambio di idee.
Si fa riferimento alle riletture della tragedia di Hölderlin e di Brecht, poi gli attori si raccontano, si guardano dentro, trovando il loro modo di essere Antigone o Polinice. Calderoni prende la rincorsa, si avvicina violenta al pubblico e grida con rabbia smisurata: Io sono Antigone e vaffanculo!. La sua voce è talmente stridula e rauca da ricordare quella del giovane cantautore Vasco Brondi (alias Le luci della Centrale Elettrica) che, nel suo disco Canzoni per Spiaggia Deturpata, strillava la morte dei Cccp. Esattamente come in quel disco, in Let the sunshine in ritroviamo le fabbriche, le lotte armate, i bagliori chiari dell’alba resa grigia dall’effetto degli acidi dei rave, dai fumogeni colorati lanciati da un non luogo verso un non luogo.
Motus - Rumore Rosa - 2008
Ma, al contrario di quel disco, i Motus raccontano il sogno utopico di una rivolta tesa a costruire e non a distruggere. I loro quadri di sangue, anche quando retorici - vedi i riferimenti abusati a Carlo Giuliani - sono immagini piene di pathos e speranza. Dopo i caschi, i manganelli, i calci, i pugni, è struggente vedere l’immagine di Antigone piegata a terra a piangere la morte di un fratello del quale non vede ancora il corpo; pronosticarne la morte, disperarsi per la partenza mentre, silenzioso, Polinice/Steinegger lentamente le si avvicina, si siede a terra, si stende sotto le sue lacrime e chiude gli occhi, rendendo materiale la sua morte.
Allora la sepoltura avverrà con i primi oggetti trovati in scena, comprese le sedie degli spettatori improvvisamente costretti ad alzarsi. Polinice uscirà dalla sua tomba pallido e completamente nudo, portando a termine quel processo di spoliazione del quale si parlava in partenza. Da un fuori indefinito, che travalica ogni struttura teatrale o spettacolare, la voce di Silvia Calderoni si diffonde leggera mentre intona le note di Let the sunshine in. Il pubblico la raggiunge immediatamente trovandola in una discarica, dinanzi a un microfono che lentamente prende fuoco, gli occhi lucidi a trasudare sincerità. Mentre una pioggia di coriandoli cade dal cielo, gli spettatori iniziano spontaneamente a cantare, al freddo, alla luce fioca del fuoco, come una nuda comunità riunita attorno a questa nuova Antigone.

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matteo antonaci
spettacolo visto il 5 marzo 2010

la rubrica arteatro è diretta da piersandra di matteo


dal 5 al 6 marzo 2010
Motus - Let the sunshine in (antigone) contest #1
Angelo Mai
Viale delle Terme di Caracalla, 55/a - 00153 Roma
Info: mob. +39 3294481358; info@angelomai.org; www.angelomai.org

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