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fino all'11.VII.2010
Mimmo Jodice
Roma, Palazzo delle Esposizioni

Sperimentazione è sinonimo di emozione. Cinquant’anni di carriera di un fotografo fuori dagli schemi. Una riflessione continua. Che ruota intorno alla città di Napoli...
pubblicato mercoledì 14 aprile 2010

L’amore per la fotografia, per Mimmo Jodice (Napoli, 1934), nasce nei primi anni ’60, con la consapevolezza delle potenzialità del mezzo. Indigesto per lui, che veniva dalla pratica di pittura e scultura - nonché da una certa frequentazione del teatro d’avanguardia - accettarne, in particolare, i pregiudizi. Alla voce ‘fotografia’, nel vocabolario italiano, Jodice aveva letto che era un sistema per rappresentare fedelmente la realtà, ma quest’etichetta gli andava un po’ stretta, così decise di fotografare la mano a grandezza naturale, completando il lavoro scrivendo con l’inchiostro blu “vera fotografia”. Questa è la storia di Fotografia vera (1978), splendido esempio della sua poetica concettuale e sperimentale. Un’opera che, insieme alle immagini strappate e alle sperimentazioni fatte in camera oscura degli anni ‘60, è la tappa iniziale nell’antologica Mimmo Jodice, curata da Ida Giannelli a Palazzo delle Esposizioni.
Un lungo cammino, serio e coerente, che arriva a oggi, attraverso momenti successivi: La stagione sperimentale, Gli anni dell’impegno sociale, Il Mediterraneo e la riflessione sui luoghi, Eden e la riflessione sulle cose. Un omaggio romano al maestro napoletano, che anticipa il tributo parigino con le due personali Mimmo Jodice: Naples Intime, all’Istituto Italiano di Parigi e la retrospettiva Mimmo Jodice. 1960-2010 alla Maison Européenne de la Photographie.
Mimmo Jodice - Vedute di Napoli n. 29. Egiziaca a Pizzofalcone - 1980/2009 - stampa al carbone su carta cotone - courtesy l’artista & Palazzo delle Esposizioni, Roma
Fotografare, per Jodice, è un impegno che nasce sempre dalla riflessione. Nulla è casuale nella sua ricerca. Continua a fotografare in bianco e nero, per dare più margine alla fantasia di appropriarsi del soggetto, di interpretarlo.
Quanto al discorso sul digitale, è esplicito: “Ho 76 anni e per cominciare a lavorare con il digitale, senza stravolgere la mia identità, dovrei impossessarmi di questa tecnica, lavorandoci a lungo, senza allontanarmi dalla mia visione”. Motivo per cui continua a fotografare alla maniera tradizionale, considerando tuttavia il digitale come una conquista dalle notevoli potenzialità, purché i fotografi non perdano di vista il rigore, l’autocritica, la progettualità e, soprattutto, la capacità di sapersi sempre emozionare.
Mimmo Jodice - Stromboli - 1999/2008 - stampa al carbone su carta cotone - courtesy l’artista & Palazzo delle Esposizioni, Roma
Fra i temi più cari esplorati, nel corso degli anni, dall’artista ci sono il mare, il mito, l’antico, ma la fonte d’ispirazione principale è sempre stata la sua città. “Certamente mi sono scansato tutte quelle situazioni deleterie che fanno parte di un certo teatro, di luoghi comuni, di quella dimensione popolare che non mi riguarda. L’ispirazione è stata anche indiretta, come in ‘Eden’ (1995), nata da una mia rilettura della natura morta. A Capodimonte, dove ho lavorato anche per documentare fotograficamente le opere, si stava organizzando una mostra sulla natura morta. Guardando i quadri antichi, mi chiedevo come mai quel genere fosse finito. Certo, quelle rappresentazioni erano molto piacevoli e rassicuranti, belle tele di frutta e fiori con coppe e altri oggetti, da collocare nel salotto o nella sala da pranzo. Decisi, così, di recuperare quel genere, però lo ribaltai facendolo diventare la metafora della violenza, dell’aggressività”.

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dall'otto aprile all'undici luglio 2010
Mimmo Jodice
a cura di Ida Gianelli
Palazzo delle Esposizioni
Via Nazionale, 194 - 00184 Roma
Orario: domenica e da martedì a giovedì ore 10-20; venerdì e sabato ore 10-22.30
Ingresso: intero € 12,50; ridotto € 10
Catalogo 24 Ore Motta Cultura

Info: tel. +39 06489411; fax +39 0668301087; info@palazzoesposizioni.it; www.palazzoesposizioni.it

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