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James Mollison
Roma, Auditorium Parco della Musica

   
 Un divano logoro, un materasso lurido, un pavimento gelato. Quelli narrati da Mollison sono i non luoghi nei quali si consuma l’infanzia di molti. Celata dietro l’indifferenza dei più... alessandro iazeolla 
 
pubblicato
Per contrasto con la miseria e l’indigenza più sconsolata di Prena che vive in Nepal, ecco la prigionia psicologica di Jazzy tra le sbarre dorate a forma di corona, ostaggio di un modello culturale imposto dall’esterno, nel suo ricco Kentucky.
Sono le storie raccontate nel foyer del Parco della Musica da James Mollison (Kenia, 1973; vive a Venezia). I suoi 56 dittici fotografici lasciano attoniti nella loro semplicità espressiva: il ritratto di un bimbo da un lato, il suo rifugio e dormitorio dall’altro. Un progetto in cui non vengono proclamati slogan e che non ammette ipocrisie. Vuol dimostrare solo che la dignità dell’infanzia può essere egualmente violata dalla ricchezza e dalla povertà. La vita dell’artista si snoda proprio lungo il percorso della ricerca e della testimonianza. Collabora con numerose riviste: New York Times Magazine, The Guardian, The Paris Review, The New Yorker, Le Monde e partecipa a Fabrica, il laboratorio creativo di Benetton.
Nella sua esperienza, si misura spesso con l’idea di raccontare per immagini: dalle crude storie di Pablo Escobar alla vita miserabile delle falde di popolazione destinatarie del World Food Program. James Mollison - Jazzy - Kentucky, Stati UnitiMa è con la raccolta Cocoa Pickers (2007) che Mollison maggiormente si riallaccia all’attuale esposizione romana, esplorando le disparità sociali come le facce della stessa moneta. Se in quel caso confronta da un lato lo sfruttamento dei produttori di cioccolato e dall’altro la speculazione sui suoi consumatori, in questo esplora in tutta la sua estensione il valore psicologico che assume nell’infanzia l’appartenenza a un determinato luogo fisico.
Abitare è sentirsi a casa, ospitati in uno spazio che non ci ignora, tra le cose che sono impregnate del nostro vissuto. La negazione di questo diritto comporta la definitiva perdita della propria identità. E ciò vale per la piccola senegalese Syra, a otto anni vittima di un disagio scambiato per un sortilegio maligno, come per il nepalese Ram che a nove anni produce più di mille mattoni al giorno. Per loro la vita scorre via solo nello squallore e nella desolazione di ricoveri fortuiti.
Eppure, per paradosso, quella stessa identità viene negata anche dalla espropriazione delle aspirazioni e dei desideri personali, sostituiti da altri, conculcati dagli adulti di una borghesia malata. James Mollison - Prena - Kathmandu, NepalBasta entrare nella camera dei balocchi di Jaime che vive in un attico di New York o osservare la stanza dove dorme Ryuta, a dieci anni campione di sumo a Tokyo. La quotidianità è l’esemplificazione non delle loro storie, ma di quelle altrui, di quei genitori che li percepiscono come prodotto, emanazione, sogno o incubo della loro generazione.
E dunque il tratto comune di quelle vite diviene, in fondo, la perdita della ingenuità infantile, nel suo più profondo significato di in-genuus, ‘nato libero’. Tutti questi bimbi hanno smarrito la libertà di muoversi come il cuore detta, stretti dentro una vita che li consegna prematuramente al mondo per lasciare che si consumino nelle loro solitudini.
Un isolamento che Mollison narra in modo geniale, ponendo rispettivamente i volti e i luoghi su due piani ideali, senza alcuna apparente relazione, se non la loro stessa vicenda esistenziale.

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dal 3 dicembre 2010 al 9 gennaio 2011
James Mollison - Dove dormono i bambini
Auditorium - Parco della Musica
Viale Pietro De Coubertin, 34 (zona Flaminio) - 00196 Roma
Orario: tutti i giorni ore 11-18
Ingresso libero
Catalogo
Contrasto
Info: tel. +39 0680241436;
info@musicaperroma.it; www.auditorium.com

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