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Il DDL della “Buona Scuola” promette il ritorno della storia dell'arte nelle classi, l'equiparazione dei diplomi di Accademie di Belle Arti e istituti legati ai Beni Culturali alle lauree tradizionali, oltre che l'assunzione di 100mila precari. Che ne pensate?
• Senza un investimento culturale più complessivo possono fare ben poco le ore di storia dell'arte nelle scuole; idem l'occupazione scarsa per chi esce da istituti legati ai Beni Culturali
• Una buona notizia che agirà alla base del futuro dell'arte e della cultura
• Aspettiamo una prossima riforma
• Non cambierà nulla come al solito e per ogni assunto ci sarà un nuovo precario in arrivo
• Le ore di storia dell'arte in alcuni istituti equivalgono alla ricreazione: tanto valeva non reinserirle e far studiare altro
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16 - 23 Settembre 2013
Un’ultima passeggiata tra le stanze della storia, tra poesie e letture sudafricane

   
 “Rise and Fall of the Apartheid” lascia il PAC.
Ecco il pretesto per una riflessione non solo su uno dei periodi più significativi dell’epoca contemporanea, ma anche sul ruolo politico e sociale della fotografia
  
 
pubblicato
Un’ultima passeggiata tra le stanze della storia, tra poesie e letture sudafricaneUn’ultima passeggiata tra le stanze della storia, tra poesie e letture sudafricane
Un’ultima passeggiata tra le stanze della storia, tra poesie e letture sudafricaneUn’ultima passeggiata tra le stanze della storia, tra poesie e letture sudafricane


Se la storia nessuno riesce a fermarla, la fotografia la segue di pari passo. Rise and Fall of the Apartheid risulta essere una delle ricostruzioni più complete ed esaustive della situazione politica sudafricana a partire dagli anni ’50 e testimonianza del ruolo fondamentale che la fotografia ha rivestito durante la lotta alla segregazione razziale. Mezzo utilizzato durante il periodo coloniale pre-apartheid come pratica etnografica e di analisi antropologica per lo studio delle diverse tribù africane (come il progetto "The Bantu Tribes of Southern Africa” di Alfred Duggan-Cronin), congiuntamente all’evolversi della situazione politica sudafricana, la fotografia si è trasformata in uno strumento di lotta sociale e politica, impegnata e attiva, capace di descrivere e rappresentare, nella sua essenza più profonda, un intero paese.
A ogni fase politica seguiva un’evoluzione del documento fotografico: dalle grandi proteste di massa pacifiche immortalate dagli scatti attivisti di Margaret Bourke-White e Leon Levson, a quelle documentaristiche di celebrazione della modernità e della cultura africane per la rivista Drum, a quelle di lotta militante capaci di costruire un’identità collettiva e condivisa di Peter Magubane e Sam Nzima, a quelle ancora vicine alla fotografia d’arte come le serie di Goldblatt e Segkala. Un percorso che esplica il vero valore dell’immagine fotografica quale strumento attivo e potente capace non solo di rappresentare la realtà circostante ma anche in grado di trasformarla.
 
 


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