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Fino al 21.VI. 2014
Il Giovane Sole Debole
Caterina Tognon, Venezia

   
 Gioventù bruciante. Quattro artisti indagano un paradosso scientifico attraverso l'arte. Con una ricerca diligente e metodica sui materiali e le loro applicazioni tecniche  chiara rivelli 
 
pubblicato
"Il Giovane Sole debole”, titolo scelto per la mostra, rimanda ad un affascinante paradosso scientifico, dal nome estremamente poetico. Dal confronto con altre stelle analoghe al sole, risulta che quest'ultimo ha aumentato l'intensità della sua luce, che continuerà a farlo nei prossimi secoli, portando all’evaporazione gli oceani.
La collettiva ospita i lavori di quattro artisti, di età compresa tra 28 e 25 anni: Giulia Maria Belli, Andrea Grotto, Marco Gobbi e Cristiano Menchini che hanno in comune l'esperienza appena conclusa dell'Accademia di Belle Arti di Venezia. 

Andrea Grotto- Il Giovane sole debole (dietro i monotipi di Giulia Belli)

All'ingresso si viene accolti dalla luce soffusa del lampadario di Andrea Grotto, Il Giovane Sole Debole, realizzato appositamente per l' esibizione con materiali di recupero, carta e legno. Emana una luce particolare, calda, che rappresenta chiave di lettura per l'interpretazione dell'intera esposizione, oggetto funzionale alla percezione e visione delle opere attigue.
Il lampadario discende dal soffitto ramificandosi con i suoi bracci tentacolari per illuminare le pareti costellate dai lavori di Giulia Belli. La serie si compone di oltre 500 monotipi, presentati da Giulia come pagine di un diario; sono pensieri quotidiani, attimi di riflessione su esperienze personali dell'artista, appunti grafici impressi su carta. Giulia annota "in positivo” il segno, con pastello e matita, ponendo il foglio sopra il pezzo di faesite ed ottenendo l'immagine sulla lastra l'incisione che darà vita, in un secondo momento, alla stampa sul verso dello stesso foglio. 
Nella stessa sala attendono silenziosi i "ritratti di mobili” (Portrait Like a forniture by Clément Cadou) di Marco Gobbi: sono ante e testiere, sopra cui l'artista ha inciso la figura di un mobile, sedie, comò, scavata nel legno come un lavoro d'intarsio. Le opere nascono da una riflessione su un racconto di Enrique Villa-Matas in cui il protagonista, Clément Cadou, che desidera ardentemente diventare uno scrittore, vede infrangere il suo sogno durante una cena a casa dei genitori. L’ospite d’onore della serata è lo scrittore polacco Witold Gombrowicz. Il giovane fu colpito nel vedere Gombrowicz all’interno del loro appartamento al punto da non riuscire a proferire parola per tutta la sera, fino a sentirsi – letteralmente - un mobile della stanza. I graffi sul mobile, le raffigurazioni dei complementi d'arredo, diventano un riflesso di loro stessi, una stratificazione di esistenze e di senso tra l'oggetto e la sua rappresentazione.
I disegni di Cristiano Menchini indagano i possibili sviluppi grafici su vecchie carte orografiche di territori italiani: il suo segno a china si intreccia alle simbologie scientifiche, generando una foresta di segni in cui, ad una visione più attenta, sono riconoscibili elementi organici, vegetali, piante e fiori in perfetta simbiosi con l'elemento ed il segno tecnico della mappa. 
Concludono la mostra una grande tela di Menchini e le sculture di carta dipinta ad olio sostenuta da rete di ferro. Nel lavoro di Cristiano Menchini la figura eterea della Cycas Aenigma, una pianta tropicale, emerge grazie al gioco tra la pastosità e compattezza dell'acrilico e l'instabilità liquida dell'acquerello, che scivola sulla tela.
L'opera ribadisce la cifra stilistica dell'intera mostra, fatta di metodo ed intensa applicazione, una riflessione attenta sulla materia e sul valore fisico dell'oggetto artistico, importanti concetti veicolati dall'Accademia di Belle Arti di Venezia ai suoi allievi.

Chiara Rivelli
mostra visitata il 26 aprile

Dal 26 aprile al 21 giugno 2014
Il Giovane Sole Debole
Caterina Tognon 
Campo San Maurizio, San Marco 2746
30124 Venezia
Orari: dal martedì al sabato dalle 10 alle 13 / dalle 15 alle 19 

 


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