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Un artista cherokee, un re francese e la polvere, nell’ex Lanificio Militare

   
  mario francesco simeone 
 
Un artista cherokee, un re francese e la polvere, nell’ex Lanificio Militare
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Parcheggio l’auto nell’ampio cortile dell’Ex Lanificio Militare, nelle immediate vicinanze di Porta Capuana. Avrei potuto sfidare la sorte e trovare un posto più vicino ma so che il percorso che porta al Centro Direzionale, poco meno di due chilometri attraversando piazza Garibaldi, apre sempre a nuove esperienze visive, per lo più incredibili.

Il cortile è un lungo rettangolo delimitato, lungo tutto il perimetro, da pesanti fabbricati squadrati tipici dell’architettura industriale di fine Ottocento. Nelle arcate riempite, lunghe file di finestre strette e alte sono chiuse da infissi di legno scheggiato e cardini arrugginiti. Nonostante gli importanti interventi di ristrutturazione degli ultimi anni, di cui rimangono le impalcature della messa in sicurezza, le facciate hanno perso intere sezioni di intonaco e sono percorse da profonde irregolarità.

Ex Lanificio Militare, il cortile o Chiostro Grande

Questo enorme complesso è chiamato Chiostro Grande perché faceva parte di un monastero domenicano, collegato alla prospiciente chiesa di Santa Caterina a Formiello, costruita nel Cinquecento e ricca di apparati decorativi barocchi e tardobarocchi, dagli affreschi di Luigi Garzi alle tele di Giacomo del Po. Dopo la reggenza di Gioacchino Murat, gli spazi del monastero furono requisiti e adibiti a lanificio militare. Quando il lanificio cessò l’attività, vi si instaurarono altre industrie, dal saponificio al calzaturificio, diversificando la produzione e incidendo spazi per aprirne nuovi, sovrapponendo elementi. L’ultima fabbrica chiuse solo pochi di anni fa, mentre la struttura veniva progressivamente parcellizzata nella vendita a privati e nell’affidamento a enti pubblici. Di quelle pratiche rimangono tracce da seguire, muri e scale sono incisi dall’usura dei lavori pesanti, la polvere si deposita negli incavi nervosi, rendendo il deterioramento cronologicamente indefinibile. Dall’anta rotta di una finestra si vede uno spazio angusto, totalmente occupato da centinaia di forme di scarpe accatastate che innalzano beffarde colline ortopediche. Le alte fornaci di mattoni rossi svettano verso il cielo come un ponte silenzioso. In qualche tempo passato avrebbero emesso enormi masse gassose e di calore. Ai balconi sono appesi vestiti e piante curatissime, entrambi segnano i cambi di stagione. Nel passaggio da complesso religioso a sede industriale fino a nucleo abitativo, l’aspetto degli edifici sembra aver instaurato una particolare sincronia con le funzioni. È un conglomerato di spazi che si estroflettono, di architetture che sconfinano in altre architetture. Ci sono corridoi identificati da lettere e scanditi da file di porte di ferro chiuse da chissà quanti anni e palloni sgonfi abbandonati negli angoli, spezie cucinate e sentore di abbandono si uniscono in un’approssimazione di eternità. C’è un equilibrio stabile che, nella sua storia di contorsioni e suddivisioni, si è assestato un attimo prima di crollare.

Ex Lanificio Militare, Corridoio B

Da qualche anno, alcune associazioni culturali, come LAN-Laboratorio Architettura Nomade e Made in Cloister, hanno scelto come sede questo labirinto di superfetazioni, che affascina anche il mondo dell’arte contemporanea per la sua persistente, testarda, narratività. Un gruppo di operai sta accatastando decine di rotoloni di tessuti di vario colore e consistenza davanti alla bianca casa-studio su più livelli di Jimmie Durham. Chiedo a cosa servano e mi rispondono in un italiano imperfetto che non lo sanno. Dalla porta a vetri della sua galleria, vedo Dino Morra impegnato ad allestire la prossima mostra, una collettiva con Bobby Dowler, Girolamo Marri e Antonello Scotti. I ragazzi del laboratorio di ricerca artistica Giusto il tempo di un tè, stanno portando sacconi zeppi di gommapiuma all’ultimo piano della Scala A. Nei locali del Lanificio25 un gruppo di musica indie sta facendo il soundcheck per la serata, le note acquistano una distorsione sinistra inerpicandosi tra pietre e rampe di scale. 

Ex Lanificio Militare, Scala A

Supero il portale che collega il Lanificio alla città, il tempo riprende il suo flusso impalpabile.  Gruppi di ragazzi parlano fittamente tra loro, gesticolano, si guardano intorno ed esplodono in risate, il Napoli gioca bene e diverte. È una giornata particolarmente ventosa, dopo settimane di emergenza smog l’aria sembra farsi più leggera. Tra le strade sibilano raffiche trasparenti, si innalzano vortici di residui, olii delle pagine scure dei giornali e degli involti di street food.

A presto per la prossima tappa, da via Poerio a piazza Garibaldi, alle spalle della Duchesca. 



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