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Le leggende napoletane vestono solo Dolce & Gabbana

   
  mario francesco simeone 
 
Le leggende napoletane vestono solo Dolce & Gabbana
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L’unico percorso possibile, prima delle 19, va da una fontana all’altra. L’estate a Napoli è iniziata senza pietà, le radiazioni solari inondano le strade e giocano spudoratamente sull’epidermide lasciata scoperta dai tessuti o dalle creme protettive. Ma i turisti non ci fanno caso, camminano sorridenti, incuranti delle temperature proibitive, vorticando a 360° il busto e gli occhi nascosti dalle macchine fotografiche. Sono solo un po’ preoccupati dal sibilare dei motorini sfreccianti a pochi centimetri delle loro borse e dall’enorme quantità di cose diverse da vedere e da interpretare, tutte sovrascritte in pochi metri quadrati.

Un nutrito gruppo di turisti dai tratti asiatici è immobile, magliette bianche, pantaloncini corti e cappellini di tela, gli sguardi assorti da uno spettacolo per loro imprevisto. Un uomo e una donna non più giovanissimi stanno mimando "Felicità”, seguendo con fervore la voce di Al Bano e Romina che si diffonde potente e gracchiante da una cassa acustica fissata su un carrellino, le note ribattono sulle facciate dei palazzi che chiudono lo stretto vicolo da Port’Alba a piazza Miraglia. Siamo di fronte al Conservatorio di San Pietro a Majella e alcuni studenti, prima di entrare nell’ex Convento dei Celestini, sede dell’Istituto superiore di studi musicali fondato nel 1808, annotano mentalmente questi spunti acustico-rumoristici. La signora con l’altoparlante è una delle numerose figure del centro storico napoletano e il signore che l’accompagna non è da meno. Oltre a fare la controparte maschile nei pezzi a due, è solito volare da un locale all’altro, armato di scopa e paletta, per pulire gli usci. Ma la sua peculiarità non è nemmeno questa. È ricordato, infatti, per il dono dell’ubiquità o quasi, visto che riesce a materializzarsi improvvisamente davanti a bar anche molto distanti tra loro. E per correttezza storiografica si deve aggiungere che in zona ci sono anche altri mistici. Tra tutti, una signora anziana di solito seduta su qualche scalinata di via Toledo o su una panchina di piazza Carità. Parla a bassa voce e, agitando una bottiglia riempita con alcune pietre, intona un mantra ipnotico. Poi si ferma e annota velocemente segni incomprensibili su un foglio di carta, solo per strapparlo in mille pezzi.

Backstage della campagna fotografica di Dolce & Gabbana

Proprio in questi giorni, la cantante on the road ha avuto il suo istante di gloria, entrando nella campagna fotografica di Franco Pagetti per la nuova collezione autunno-inverno di Dolce & Gabbana. Nelle fotografie si vede la donna sfilare al fianco dei modelli e le immagini del backstage in cui Domenico Dolce agghinda la donna risultano esilaranti o imbarazzanti, a seconda del punto di vista e dell’idea di chi guarda. Dopo lo shooting, si terranno anche quattro giorni di festa no-stop, per celebrare degnamente i trent’anni di attività della maison che ha ottenuto un fatturato di 1,030 miliardi di euro nell’esercizio conclusosi il 31 marzo 2015. Il 7 luglio sarà organizzata una blindata sfilata di moda a Villa Pignatelli, tra la frescura del giardino e i fastosi ambienti della dimora storica che rientra nel Polo Museale della Campania. L’8 luglio, in pieno centro storico, sarà montato un palco per 500 sceltissimi ospiti. In serata, poi, tutti e 500 andranno a Borgo Marinari per un evento speciale e ancora non meglio precisato, forse un concerto. Rigoroso il dress code, fonti affidabili parlano di "Mambo Italiano”, che ben si intona con l’atmosfera da città della villeggiatura, con la quale molto spesso Napoli – e un po’ tutta la Penisola – ama farsi descrivere. Non è previsto attimo di tregua, visto che il giorno dopo ci sarà una cena di gala con sfilata, a Castel dell’Ovo. Chiusura il 10 luglio, con un’altra cena, sempre selezionatissima ma questa volta a Posillipo, a Palazzo Donn’Anna e sulla baia contigua, chiusa al pubblico per l’occasione ma sicuramente agghindata a dovere. Intanto, sui social network, sta divampando una guerra senza esclusione di tastiere, ci si lamenta dell’uso spregiudicato del bene pubblico e collettivo, si parla della ritrita rappresentazione folcloristica della città ma c’è anche chi esalta la presenza dei due stilisti, chiamando in causa il ritorno di immagine e l’indotto economico, questi due famosi. A non beneficiarne sarà sicuramente il Comune di Napoli, che pare abbia concesso alla FeelRouge Worldwide Shows – agenzia con sede a Milano, che «crea eventi che trasmettono emozioni» per UnipolSai, Volkswagen e Vodafone – di occupare il suolo a titolo gratuito, per tutti i giorni della kermesse. Imponenti anche le misure per la regolamentazione del transito veicolare, tutta la zona del centro, da piazza Miraglia a via Duomo, sarà chiusa al traffico, più o meno come sempre, visto che la "ZTL Centro Antico” è attiva da qualche anno e con ottimi risultati di vivibilità. Un po’ surreale, invece, il divieto di transito pedonale, sempre nella stessa area, previsto per l’8 luglio. Dispiace per i selezionatissimi 500, che potranno godere di una suggestione innegabile ma immobile, trovandosi a percorrere via dei Tribunali e piazzetta Nilo svuotate di quel caos strutturale così difficile da raccontare, senza cadere nella tradizione, pur nobile, della commedia dell’arte. D’altra parte, D&G la sanno lunga in fatto di fascino e fascinazione e probabilmente hanno scelto Napoli proprio in quanto location in grado di comunicare tutto e subito, senza particolari contorsioni linguistiche o sforzi di immaginazione.

O'barone

Parlando di moda e di memorabilia partenopei, non si può non ricordare uno tra i più conosciuti personaggi del centro storico, che ho ritrovato tra le opere in esposizione per la retrospettiva che il MADRE ha recentemente dedicato a Mimmo Iodice. In una delle fotografie della serie "Transiti”, i volti disegnati da Jusepe De Ribera, conservati al museo di Capodimonte, sono messi in relazione diretta con le rughe espressive di un clochard, una geometria fatta di ombre di città impresse sulla pelle. Riconosco subito le fattezze dell’uomo, si tratta di O’ barone, una vera leggenda napoletana, conosciuto in tutti i quartieri e amico degli studenti universitari. Quando O’ barone scomparve, la notte del 4 marzo 2014, a diffondere la notizia, prima delle edizioni locali dei quotidiani e dei siti di informazione, furono i suoi numerosissimi fan sulle pagine social a lui dedicate. Antonio Varvella, questo il suo vero nome, parlava con una voce sottile e cadenzata dall’alcool, sfilava per i vicoli con l’atteggiamento trasognato da un qualche tipo di profonda sensibilità, gli occhi azzurri e liquidi, i vestiti assemblati dal caso e dalla Caritas. L’insieme del corpo e dell’atteggiamento era sgraziato e fotogenico, estetico a suo modo, narrativo. Spesso si stendeva sulle scalinate della chiesa del Gesù Nuovo, perfettamente integrato nel paesaggio che gli scorreva intorno, a suo agio sia sul marmo che sul selciato. 



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