LA BIENNALE DI... - PAOLA UGOLINI 3075 utenti online in questo momento
exibart.com
 
community
Express
20/07/2018
Niente riprese dentro il Colosseo per Beyoncé e Jay-Z. Il motivo? Alberto Angela
20/07/2018
Marco Biscione nominato direttore del nuovo Museo M9 di Mestre
20/07/2018
Ritrovate le opere di Rubens e Renoir rubate a Monza lo scorso anno
+ archivio express
Exibart.segnala
Blog
recensioni
rubriche
         
 

LA BIENNALE DI...

PAOLA UGOLINI

   
 “Un certo Rappel a l’ordre, ma con momenti interessanti e alcuni addirittura anche esaltanti”
 Paola Ugolini 
 
LA BIENNALE DI... - - PAOLA UGOLINI
pubblicato

Appena rientrata da Venezia rifletto su tutto quello che ho visto e cerco di trarre delle conclusioni e di rispondere alla domanda di rito che addetti ai lavori e non mi hanno cominciato a fare già da martedì scorso. Allora, com’è questa Biennale? Questa Biennale non è stupefacente come quella di Massimiliano Gioni, che io personalmente considero la migliore Biennale di sempre per la sua unicità e per la scrittura curatoriale perfetta, e neanche politicamente performante come quella decisamente muscolare di Okwui Ewenzor: questa Biennale è, come ha scritto Alessandra Mammì, ordinata, educata ma non per questo da buttare, come ha suggerito qualcuno. 
È vero che l’impressione che si ha entrando sia nel Padiglione Centrale che all’Arsenale sia di un certo Rappel a l’ordre, ma con dei momenti interessanti e alcuni direi anche esaltanti. Christine Macel ha voluto mettere al centro del dibattito l’artista e l’opera ma, nonostante le buone e lodevoli intenzioni, la curatela effettivamente risulta un po debole e a volte slabbrata. Ottimo aver dato spazio ad artisti eccellenti e poco conosciuti (almeno in Italia) come l’inglese John Latham o Hassad Sharif con il suo fantastico Supermaket. Ottimo il padiglione dionisiaco dedicato al corpo femminile e alla sensualità con una fantastica Heidi Bucher e una sorprendende artista femminista libanese: Huguette Caland. Imperdibili Liliana Porter e Alicja Kwade nel padiglione del tempo e dell’infinito. Altri momenti di puro piacere me li hanno regalati Petrit Halilaj con le sue farfalle notturne, Maria Lai, Gabriel Orozco, Ernesto Neto (nonostante gli sciamani parlassero inglese) e quel genio di Kader Attia. Quest’anno poi, dopo ben 10 anni, anche l’Italia ha avuto il suo Padiglione degno di questo nome e che avrebbe meritato una menzione. Comunque i tempi sono bui e gli artisti riflettono il momento creando mondi e storie in cui l’irrazionale e il magico fanno la parte del leone e questo è un dato che deve far riflettere. Meritatissima la vittoria della Germania con una Anne Imhof in stato di grazia per la cruda, fredda e affascinante spettacolarità della sua costruzione scenica disturbante e potente.

Paola Ugolini
 


strumenti
inserisci un commento alla notizia
versione in pdf
versione solo testo
le altre recensioni di Paola Ugolini
registrati ad Exibart
invia la notizia ad un amico
 

Il navigatore dell'arte
trovamostre
@exibart on instagram