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Bizzarro Bizzarri
al Palazzo Ducale?

   
 Continua ad arroventare il web la nomina del popolare comico alla presidenza della Fondazione Palazzo Ducale di Genova  
 
Bizzarro Bizzarri - al Palazzo Ducale?
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Non c’è che dire. Questa è l’estate del "caso Genova”. Dal clamoroso risultato alle ultime elezioni amministrative, con la svolta epocale a centrodestra della città rossa per antonomasia, quella del PCI, del porto e dei camalli. Passando per il sequestro dei presunti falsi alla mostra su Modigliani a Palazzo Ducale. Fino alla recentissima nomina di Luca Bizzarri, attore e presentatore tv (in coppia fissa con Paolo Kessisoglu), alla presidenza della Fondazione Palazzo Ducale, il principale centro di produzione culturale di Genova. Ed ecco così che il capoluogo ligure, candidato sul crinale dello scorso giugno a "laboratorio politico” nazionale in vista dei prossimi appuntamenti elettorali, è assurto invece a palcoscenico dell’ennesimo teatrino della politica nostrana e non solo. Questa volta ci si è messa di mezzo, infatti, anche una buona parte del mondo della cultura e del sistema dell’arte. Quelli che, subito dopo comprensibili reazioni di stupore e legittime perplessità, hanno sbrigativamente bollato la nomina di Bizzarri come una scelta "da red carpet”. Stigmatizzandone il profilo troppo televisivo rispetto agli autorevoli predecessori, la chiara incompetenza in materia d’arte, la scarsa conoscenza di settore, l’assenza di una formazione storico-artistica. Ma forse la materia del contendere cesserebbe, o perderebbe sensibilmente d’interesse, riflettendo su quello che possiamo immaginare sia il mandato affidato al neopresidente dai mandanti politici della sua nomina, vale a dire il Comune di Genova e la Regione Liguria. Nomina che, occorre premettere, è anche accompagnata dal plauso dell’opposizione PD, l’unico motivo di accordo col centrodestra da oltre due anni a questa parte in città. E scusate se è poco nel Bel Paese delle eterne e pregiudiziali contrapposizioni "ideologiche”, sempre, dovunque, a ogni costo.
Chiariamo subito cosa Bizzarri sicuramente non farà. Non si occuperà dell’attività scientifica. Perché, statuto alla mano, non spetta al presidente, ma a un direttore che, sempre da statuto, "deve essere dotato di specifica e comprovata esperienza nella gestione in ambito culturale”, e a un comitato scientifico composto da "membri scelti e nominati (…) tra personalità particolarmente qualificate e di riconosciuto prestigio in ambito culturale”.
Bizzarri, invece, si occuperà a titolo gratuito (il suo incarico a oggi non prevede compensi) probabilmente di comunicazione e marketing. Con una formazione all’attivo di tipo teatrale, ma anche televisiva e giornalistica, legata a network nazionali e caratterizzata da modernità e innovazione. Che potrà certamente contribuire ad attirare un nuovo pubblico nelle solenni sale di Palazzo Ducale. A partire dai più giovani, dall’inafferrabile generazione dei Millennials. E, perché no, a portare a casa qualche sponsorizzazione in più. D’altronde questo stesso mandato attende, il prossimo 1° gennaio 2018, pure Carlo Antonelli, neocuratore del Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce di Genova. Anche qui, ancora una volta, la scelta è caduta su un outsider. In questo caso un giornalista ed ex direttore di riviste come Rolling Stone, Wired e GQ. E anche qui, ancora una volta, sono seguite le immancabili polemiche.
Eppure sono pochi, a memoria personale, coloro che negli anni trascorsi hanno puntato il dito contro presidenti e curatori, rigorosamente storici dell’arte, casomai con tanto di toga accademica, che hanno avvallato per esempio le "mostre botteghino”, con il solo scopo di fare cassetta, in barba molto spesso non solo al rigore scientifico, ma anche alla dignità stessa degli artisti esposti e al rispetto dovuto al pubblico pagante. A cominciare da alcuni mostrifici dedicati agli impressionisti. Che qualcuno si è limitato a liquidare con la boutade "il sonno della ragione produce mostre”.
Forse gli outsider sono contestati per questo, perché più indipendenti dalle solite e collaudate consorterie, dai partiti politici. Perché imprevedibili, spesso con poca puzza sotto il naso. Con tanta voglia di fare. Pertanto scomodi, addirittura pericolosi per alcuni. E proprio per questo motivo, a quanto pare, sempre più necessari. (CBS)

 


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