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Fino al 18.II.2017
Altro Rinascimento. Il giovane Filippo Lippi e la Madonna di Tarquinia
Giovanni da Rimini. Passato e presente di un’opera.
Gallerie Nazionali di Arte Antica - Palazzo Barberini, Roma

   
  Luca Liberatoscioli 
 
Fino al 18.II.2017 - Altro Rinascimento. Il giovane Filippo Lippi e la Madonna di Tarquinia - Giovanni da Rimini. Passato e presente di un’opera. - Gallerie Nazionali di Arte Antica - Palazzo Barberini, Roma
pubblicato

Continuano i pregevoli progetti espositivi proposti dalle rinnovate Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Roma che, nella sede di Palazzo Barberini, ospiteranno fino al 18 febbraio 2018 la mostra "Altro Rinascimento. Il giovane Filippo Lippi e la Madonna di Tarquinia", curata da Enrico Parlato. Si tratta di un’occasione per approfondire una delle maggiori figure del rinascimento fiorentino, grazie anche a una serie confronti che permettono di arricchire la conoscenza di una fase storico artistica davvero ricca di sfumature. L’idea nasce dalla ricorrenza del centenario del ritrovamento della Madonna di Tarquinia, capolavoro oggi appartenente alle collezioni di Palazzo Barberini, e attorno alla quale è stato ottimamente realizzato questo evento. La storia è in sé piuttosto affascinante ed è documentata all’inizio del percorso espositivo attraverso lettere e fotografie dell’epoca: nell’aprile del 1917 Pietro Toesca, in visita nella cittadina laziale per ammirare il museo etrusco, fu accompagnato a studiare il patrimonio artistico delle chiese circostanti e, in una di queste, Santa Maria di Valverde, notò un vecchio dipinto dove riconobbe la felice mano di Filippo Lippi. L’opera, datata 1437, non è firmata ma l’attribuzione è stata fin da subito accettata all’unanimità dagli studiosi. Sei anni più tardi, nei depositi di Palazzo Vitelleschi, sede del museo etrusco, venne ritrovata anche la cornice originale, goticheggiante, che è possibile oggi ammirare insieme al dipinto.
L’esposizione mette in luce la parabola artistica del pittore, alimentata dai suoi continui spostamenti per l’appartenenza all’Ordine dei Carmelitani: da Firenze si trasferisce a Siena e poi nel nord, a Padova, città molto vivaci da un punto di vista culturale. Scorrendo la sua carriera è possibile notare come, strada facendo, moduli la sua pittura attraverso le varie istanze con cui venne a contatto, aspetto fondamentale per la sua comprensione e puntualmente sottolineato in questa esposizione. 

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Filippo Lippi, Madonna di Tarquinia, 1937, Tavola, cm 151x66, Roma, Gallerie Nazionali di Arte Anticha, Palazzo Barberini

La Madonna di Tarquinia, commissionata da Giovanni Maria Vitelleschi che conobbe l’artista in occasione dell’incarico vescovile a Firenze, è emblematica della costruzione del suo stile: dipinta poco dopo il suo viaggio a Padova, durante il quale probabilmente entrò in contatto con l’arte fiamminga, la tavola rappresenta una scena sacra all’interno di un’ambientazione domestica, puntellata da particolari realistici e avvolta in una luce brillante tipica degli artisti del nord Europa. La figura della Madonna con il Bambino si innesta però su una solida tradizione fiorentina, declinata verso la pittura di Masaccio, che valorizza la concretezza della figura nello spazio. Proprio l’alunnato di Filippo Lippi presso l’autore degli affreschi della Cappella Brancacci è una delle ipotesi sul tavolo della mostra, prudentemente riportata con il punto interrogativo nei pannelli esplicativi proprio perché si basa su evidenti assonanze stilistiche ma non ancora su prove documentali. Al visitatore viene data l’opportunità, rara, considerando lo scarso numero di lavori lasciati, di poter ammirare dal vivo un’opera di Masaccio, il San Paolo del Polittico di Pisa, dove è evidente la sua straordinaria modernità: la figura del principe degli Apostoli, seppure ancora inserita su uno sfondo dorato tipico della pittura gotica, è saldamente all’interno dello spazio, riprendendo un discorso interrotto alla morte di Giotto e anticipando gli sviluppi pittorici degli anni successivi. Intorno la Madonna di Tarquinia si innesta quindi un gioco di confronti e dialoghi tra le opere del frate pittore e quelle dei suoi possibili modelli, funzionali a comprendere lo sviluppo della pittura di Lippi. Altro dialogo rimarchevole è quello con lo Spiritello cereforo di Donatello, riferimento anch’esso di fra Filippo, che è contemporaneo alla tavola di Tarquinia: si desume chiaramente come fosse stato usato da modello per la figura del Bambino. 
L’Annunciazione con donatori, appartenente anch’essa alle collezioni delle Gallerie Nazionali, esplicita quella che è la sua pittura: elegante, sofisticata, realizzata con colori cangianti e sempre estremamente moderna, pronta a cogliere gli elementi più significativi degli ambienti culturali con cui entrò in contatto. Di conseguenza l’esposizione di Palazzo Barberini, grazie anche ai prestiti di opere provenienti da Berlino, Parigi, New York fornisce ulteriori spunti di riflessione su un artista cruciale all’interno rinascimento fiorentino, considerando che presso la sua bottega muoveranno i passi altri grandissimi come Sandro Botticelli e suo figlio Filippino. 
Contemporaneamente alla mostra su Filippo Lippi, il museo propone anche una mini rassegna intitolata Giovanni da Rimini. Passato e presente di un’opera, curata da Alessandro Cosma. Un’opportunità per rivedere insieme due opere che per circa duecento anni, tra il XVII e il XVIII secolo, erano state esposte proprio in questa sede ma che oggi sono separate: le Storie dei Santi fu acquistata all’inizio dell’Ottocento dai duchi di Northumberland e oggi è esposta alla National Gallery di Londra mentre quella di Roma, con le Storie di Cristo, passò prima agli Sciarra e poi fu acquistata dallo Stato Italiano nel 1897, tornando a Palazzo Barberini. 
Le due tavole sono sempre state considerate dalla critica come parti della stessa opera per le diverse assonanze: stilistica, formale, di dimensioni, di impaginazione. Recentemente gli studiosi sono invece più propensi a ritenere che si tratti di due lavori distinti. Rimane comunque la possibilità di ammirare i lavori di un pittore che fu il più recettivo a carpire la nuova maniera giottesca, dopo il soggiorno del maestro a Rimini agli inizi del Trecento. Grazie soprattutto a Giovanni, la rinnovata scuola pittorica della sua città divenne quella dominante nell’area adriatica per i successivi cinquant’anni, fino a quando, nel 1348, la peste non pose fine bruscamente a questa fioritura culturale. 

Luca Liberatoscioli
mostra visitata il 16 novembre 

Dal 17 novembre 2017 al 18 febbraio 2018
Altro Rinascimento. Il giovane Filippo Lippi e la Madonna di Tarquinia
Giovanni da Rimini. Passato e presente di un’opera.
Gallerie Nazionali di Arte Antica - Palazzo Barberini 
Via delle Quattro Fontane, 13
Orari: Martedì/domenica dalle 8.30-19.00 (la biglietteria chiude un’ora prima)
Info: www.barberinicorsini.org, Tel. 064824184

 


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