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La profanazione della fotografia

   
   
 
La profanazione della fotografia -
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Se la fotografia fosse una religione, la tecnica utilizzata dall’artista Valentina Murabito sarebbe un sacrilegio.  La fotografa entra proprio nell’essenza della fotografia, cioè nello strato fotosensibile e lo trasforma. Le immagini che escono fuori sono centauri, capre con quattro corna o unioni tra una ninfa e un fauno. Per capirlo bisogna vederlo. Dal 9 al 12 marzo verranno esposte le sue opere alla MIA Photo Fair di Milano presso lo spazio della Galleria Magic Beans di Berlino.
L’artista siciliana che ora vive nella capitale tedesca è nota per il suo mettere in discussione il mezzo più usato d’oggigiorno. Lo scatto viene realizzato in analogico per poi essere stravolto e modificato attraverso esperimenti chimici. La sua camera oscura sembra più un laboratorio di una alchimista: oltre a bacinelle, ingranditori e pinze si trovano pezzi di stoffa, maschere protettive, blocchi di cemento, lastre d‘acciaio e grandissimi rulli di carta d’acquarello. Valentina Murabito sviluppa a mano le sue opere fotografiche su ogni superficie che le ispira, anche intere pareti.
Alla MIA Photo Fair verrà presentata anche una delle sue opere più grandi di circa due metri: Ninfa e fauno (2017). È un’interpretazione in chiave contemporanea della mitologia greca, dove normalmente il fauno scaltro con le sue zampe pelose da capra rincorre la ninfa pudica. In quest’opera la ninfa e il fauno si trovano uniti in una figura ibrida tra il femminile e il maschile. Mentre il busto è ancora la ninfa graziosa, la sua parte bassa si storpia in gambe grottesche da fauno. 
La galleria Magic Beans si è stabilita da due anni nella zona chic delle gallerie di Berlino, ha un focus sulla pittura e la fotografia. Con Valentina Murabito ha trovato un’artista le cui opere sono la perfetta unione tra queste due arti: pittura con la luce.  (Suzan Kizilirmak)

 


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