What’s queer? 3112 utenti online in questo momento
exibart.com
community
Exibart.segnala
Blog
recensioni
rubriche
         
 

What’s queer?

   
 Il “coraggio” di essere Orlando, per evitare di farsi derubare i sogni. A Bergamo

 francesca ceccherini 
 
What’s queer?
pubblicato

Si è conclusa domenica la quinta edizione del Festival Orlando, rassegna queer che dal 2014 si realizza nella città di Bergamo per riflettere sui temi dell’identità, dei generi e delle relazioni umane. Una settimana densa di proiezioni, workshop e performance - al confine tra teatro, arte e danza - per sollecitare riflessioni ed esperienze sul tema che ha guidato questa edizione: il Coraggio. Un appello ai suoi visitatori ma anche alla collettività tutta, una chiave può aprire porte invalicabili, un invito a guardare oltre le apparenze, il coraggio è un’energia necessaria e linfatica in un’attualità che è ancora intossicata da obsolete convenzioni sociali, spesso incapaci di accettare valori quali la parità di genere, l’egualità di molteplici orientamenti sessuali, spirituali, d’identità. 
Il Festival, un progetto di Laboratorio 80 e Immaginare Orlando, con la direzione artistica di Mauro Danesi, si è realizzato in diversi luoghi della città con un programma che è coinciso anche con la prima Bergamo Pride: un evento che, nella giornata del 19 maggio, ha trasformato la città con i colori dell’arcobaleno a sostegno della libertà di espressione e della lotta contro l’odio.
Tra le proposte audiovisive di Orlando 2018, il film They (Usa/Qatar, 2017) di Anahita Ghazvinizadeh, selezionato al festival di Cannes 2017, che esplora la sensibilità, di sapore modernista, dell’adolescente J alla ricerca della propria identità sessuale; Calamity (Belgio, 2017), cortometraggio di Séverine De Streycker e Maxime Feyers vincitore al Sardinia Queer Short Film Fest, indaga le irriverenti trasformazioni relazionali all’interno di una famiglia che si trova ad accogliere inaspettatamente una fidanzata trans-gender; il film-documentario Queerama (Gran Bretagna, 2017) di Daisy Asquith, che ripercorre, attraverso un found-footage ritmico di filmati d’epoca e un sound coinvolgente firmato John Grant, un secolo di storia del movimento LGBT inglese, per ricordare lotte ed episodi legati al reato di omosessualità, alla sua criminalizzazione e alla faticosa conquista dei matrimoni egualitari. Tra i corti queer - dissacranti, incisivi, profondi - For nonna Anna (Canada, 2017) di Luis De Filippis ritrae in pochi minuti la delicatezza e la femminilità di due donne, un’anziana signora malata e una giovane ragazza trans, sua nipote: un confronto generazionale commovente che si esprime in una nudità di emozioni sottili e contagiose.

null
Silvia Gribaudi, oggi è il mio giorno Festival Orlando 2018

Nelle proposte performative, Slap and Tickle, diretto e interpretato dalla performer inglese Liz Aggiss per portare in scena, con ironia e un’intelligente irriverenza, i sentimenti e le contraddizioni delle donne: un simposio di voci che smascherano le fragilità, per capovolgerle in una forza propria della natura femminile. 
Con un esercizio di intimità e stupore, la performance site specific iD del gruppo romano Dynamis si è svolta per un solo spettatore per volta e con un solo performer: non ci sono costumi, il performer è una persona apparentemente qualsiasi la cui reale esperienza di vita è messa a confronto con la nostra, per 30 minuti in una stanza, mentre una voce fuori campo sollecita interazioni di sguardi, di osservazioni, di confronti. La condizione di timidezza e curiosità, di diffidenza e ascolto, esita in uno scambio quasi confidenziale, e per tutto il tempo insieme è insospettabile ciò che viene rivelato solo alla fine sulla persona che si ha di fronte...Un’azione che interroga il modo in cui percepiamo gli altri o possiamo essere percepiti, che lancia un appello alla diffidenza e che abbatte i confini per ricordarci che gli esseri umani, spogliati di pregiudizio, hanno più aspetti in comune di quanto si pensi e che nella differenza si possono originare significative opportunità.
Chiude il Festival Orlando un’esplosiva Silvia Gribaudi che, con la performance #Oggièilmiogiorno, ha portato in scena il progetto laboratoriale Over 60, nel quale un gruppo di donne ultrasessantenni hanno performato, tra le strade della città antica e in Auditorium, esponendo il proprio corpo e i suoi segni del tempo, danzando, cantando e urlando con la vitalità incontenibile di chi ancora desidera osare. 
Nell’Orlando di Virginia Woolf, personaggio al quale il Festival dedica il suo nome, l’autrice ci ricorda che "La vita è un sogno. (..). E Colui che ci deruba dei nostri sogni ci deruba della nostra vita”. 

Francesca Ceccherini

www.orlandofestival.it, www.lab80.it/orlando, info@orlandofestival.it

 


strumenti
inserisci un commento alla notizia
versione in pdf
versione solo testo
le altre recensioni di francesca ceccherini
registrati ad Exibart
invia la notizia ad un amico
 

Il navigatore dell'arte
trovamostre
@exibart on instagram