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L’utopia realizzabile di un collezionista

   
 A Palermo Palazzo Butera non è solo una sede di Manifesta, ma un luogo che avrà un futuro. Grazie alla tenacia di Massimo Valsecchi, che ci ha aperto le porte in esclusiva ludovico pratesi 
 
L’utopia realizzabile di un collezionista
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Chi è Massimo Valsecchi, il collezionista che ha voltato le spalle al Mudec di Milano per il Palazzo Butera, immenso edificio settecentesco nel cuore antico di Palermo? Quale visione lo ha spinto a puntare sull’antica residenza dei principi Lanza di Branciforte, una delle più potenti famiglie dell’aristocrazia siciliana, che ha ospitato nei suoi saloni en enfilade personaggi come Goethe e Guglielmo II di Germania? 
Valsecchi è un uomo alto, elegante e riservato, che sembra uscito da un altro secolo, diventato proprietario di uno dei palazzi più grandi d’Italia per farlo tornare ai fasti culturali di un tempo, dopo anni di incuria e di abbandono. Artigiani, restauratori, architetti lavorano per recuperare i colori originali dei lambris, i toni ambrati delle diverse tipologie di radica delle boiseries, gli infissi delle 118 finestre, la trama dei marmi policromi per dare vita a quella che Valsecchi definisce non un museo ma  «Una macchina flessibile, un centro culturale aperto alla città».
Una sfida che è diventata un’avventura, la creazione di un mondo di eccellenza e qualità, all’insegna dell’appassionata attenzione che caratterizza la visione di quest’uomo, che non possiede indirizzi mail né telefonini, ma vive tutti i giorni il cantiere di un luogo straordinario che sembrava essere stato punito dalla storia e che ora potrà risorgere.

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Palazzo Butera, Copyright Manifesta, Photo by CAVE Studio

«Al posto di questi ambienti c’erano dei bagni di servizio, queste boiserie erano completamente scure: grazie ad alcuni documenti che abbiamo ritrovato casualmente – spiega Valsecchi - siamo in grado di ricostruire la vita del palazzo nel Settecento, quando don Ercole Michele Branciforte e Gravina lo trasforma in una dimora d’eccezione». Nel pavimento di uno degli ambienti al pianterreno, che tra un anno cominceranno ad ospitare mostre temporanee di artisti internazionali, alcune lastre trasparenti mostrano il percorso di una radice della pianta centenaria di Jacaranda che troneggia nel cortile. «Le piante sono programmate per cercare l’acqua, e questa radice arriva fino alla cisterna che riforniva d’acqua il palazzo aggiunge. 
Se il secondo piano ospita una delle sedi di Manifesta 12, il piano nobile è l’appartamento privato del collezionista, con saloni dalle volte affrescate dai pittori Gaspare Fumagalli e Gaspare Cavarretta, insieme a Gioacchino Martorana, con temi mitologici ed esoterici, arredati con pochi e rari mobili, ognuno con una storia importante. Il primo intervento di arte contemporanea è nella Sala Gotica, dove Anne & Patrick Poirier hanno inserito una serie di elementi di carattere alchemico nella decorazione originale con grande discrezione, nel totale rispetto del genius loci del palazzo. 

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Palazzo Butera, lavori in corso

La collezione di Massimo e Francesca Valsecchi, composta da opere di artisti internazionali come Gilbert& George e Gerhard Richter, verrà allestita al secondo piano, all’interno di un progetto che vede coinvolti l’Ashmolean Museum di Oxford e il Fitzwilliam Museum di Cambridge, in una grande opera di riqualificazione urbana che prevede di ripristinare l’asse che collegava Palazzo Butera con Palazzo Steri e Palazzo Abatellis. 
«Dopo decenni di oblio vogliamo riportare a Palermo l’internazionalità che questa città aveva all’inizio del Novecento». Un’impresa titanica che ricorda la fondazione di Sabbioneta da parte di Vespasiano Gonzaga nella pianura intorno a Mantova, dove il duca fece sorgere un’intera città dal nulla. Forse l’attenzione e la passione che muovono i Valsecchi potranno far risorgere Palermo, che nei giorni dell’apertura di Manifesta sembrava aver ritrovato lo splendore culturale di cent’anni fa. 

Ludovico Pratesi 

 


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