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fino al 18.IV.2010
Charlotte Bonaparte
Roma, Museo Napoleonico

   
 Quando le principesse facevano le principesse. Acrobate, talvolta, in equilibrio sul filo precario della vita. Dipingevano, si dilettavano in conversazioni di pregiato contenuto intellettuale, flirtavano amabilmente, viaggiavano. Un esempio “eccentrico”? Charlotte Bonaparte... manuela de leonardis 
 
pubblicato
Qualcuna di queste principesse certamente usciva dal recinto degli stereotipi: è il caso della nobildonna in questione. Charlotte Bonaparte (1802-1839) portò faticosamente il fardello di un cognome alquanto impegnativo. Era figlia di Joseph, fratello maggiore di Napoleone e di Julie Clary, sorella di Desirée, regina di Svezia e Norvegia. Una “petite histoire” - come la definisce Giulia Gorgone, responsabile del coordinamento del Museo Napoleonico di Roma e curatrice, con Maria Elisa Tittoni, della mostra dedicata a lei - che fa da corollario a una storia ben più grande, quella dell’epopea napoleonica.
Il volto di Charlotte è presente in più di un ritratto, a partire dal dipinto di Jacques-Louis David (datato 1821) in cui, bambina, è raffigurata accanto alla sorella Zenaide, che legge la lettera inviata dal padre dall’esilio americano. La tela fa parte delle collezioni del museo, come pure dodici dei quindici album presentati in occasione della mostra Charlotte Bonaparte dama di molto spirito. La romantica vita di una principessa artista.
Preziosi carnet fitti di disegni, acquarelli, miniature e litografie, non solo dell’autrice ma di altri artisti con cui fu in contatto: Jesi, Keisermann, Boguet, Robert, Stapleaux, van den Abeele, Granet, Pinelli, Doussault...
Jodocus van den Abeele - Il salotto di Villa Paolina a Roma - acquerello - Museo Napoleonico, Roma
Una vita inquieta, la sua, segnata dal dolore per la perdita del giovane marito, il cugino Napoleone Luigi, e più tardi avvolta nel mistero della morte improvvisa - all’età di 37 anni - avvenuta poco dopo aver dato alla luce un feto morto, frutto di un amore nascosto.
A Charlotte e Zenaide Bonaparte è dedicata anche una sala del Museo Napoleonico, quella con l’affresco neogotico, stile particolarmente apprezzato dall’artista. Benché smantellata in occasione della mostra - prima tappa di un percorso che proseguirà nelle Residenze Napoleoniche all’Elba e al Musée National du Château de Malmaison - l’ambiente è avvolto da un’atmosfera d’intimità: il cuscino con l’aquila ricamata, una pianta della città di Firenze realizzata da Charlotte, un paio di pantofole...
Nelle cinque sezioni della mostra sono tratteggiati i momenti salienti di questa “personalità complessa, travagliata, fragile, sempre in fuga”, dall’infanzia nella tenuta di Mortefontaine (vicino a Parigi), lontano dai fasti dell’impero, all’esilio: prima a Francoforte, poi a Bruxelles e da lì in Italia - soprattutto a Firenze e Roma - dopo il soggiorno americano.
I primi schizzi appartengono al soggiorno tedesco, quando la nobildonna girovagava nei dintorni della città con il suo carnet, su cui tratteggiava paesaggi naturalistici. A Bruxelles, invece, risale l’apprendimento nell’atelier di David, interrotto nel 1821, quando si recò a Philadelphia per seguire il volere del padre. Scelta di cui si pentirà - come testimoniano le lettere - consapevole del fatto che, se fosse rimasta più tempo con il maestro, sarebbe diventata una vera artista.
Charlotte Bonaparte - La casetta dei colori - acquerello su carta - Museo Napoleonico, Roma
Gli album con i disegni sono il fil rouge della mostra, concepita per presentare al pubblico la figura di Charlotte Bonaparte in quanto femme artiste. Il dialogo è, quindi, tra i fogli con i disegni, esposti all’interno di una sorta di leggio continuo e gli altri oggetti: quadri, la table ronde, il nécessaire da acquarellista. In vetrina anche alcuni indumenti, tra cui i due preziosi abiti indossati dalla madre: quello bianco, in occasione della cerimonia d’incoronazione di Napoleone; l’altro, di velluto con strascico, è lo stesso con cui è ritratta con le figlie, nel suo status di Regina di Napoli da Jean Baptiste Wicar (il quadro è un prestito del Palazzo Reale di Caserta).
Di Charlotte non si era mai ricostruito il profilo biografico, tranne un breve saggio scritto da Diego Angeli in I Bonaparte a Roma, pubblicato nel 1938. Sessant’anni dopo è stata proprio Giulia Gorgone, lavorando al carteggio di Giacomo Leopardi, a imbattersi in un intenso scambio epistolare tra il poeta e la nobildonna. In una lettera in francese del 2 luglio 1831, indirizzata alla sorella, Leopardi la descriveva così: “Charlotte Bonaparte è una persona affascinante; non bella, ma dotata di molto spirito e di gusto, e molto colta. Disegna bene e ha dei begli occhi”.
Charlotte Bonaparte - Veduta di Pratolino - acquerello - Museo Napoleonico, Roma
A parte un diario che risale agli anni americani (1822-24), il ritrovamento delle lettere è stata una fonte fondamentale per ripercorrere la sua vita: la Fondazione Primoli ne conserva circa mille, in parte inedite, inviate dall’artista alla madre, alla sorella e alla cugina Juliette. “Credo che la parte più emozionante del lavoro sia stato trovare la ‘liaison’ tra queste lettere e le opere”, spiega la studiosa. Lettere in cui, più volte, emerge il ruolo terapeutico dell’arte, unico riparo dalle inquietudini esistenziali.

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manuela de leonardis
mostra visitata il 3 febbraio 2010


dal 4 febbraio al 18 aprile 2010
Charlotte Bonaparte - Dama di molto spirito
a cura di Giulia Gorgone e Maria Elisa Tittoni
Museo Napoleonico
Piazza di Ponte Umberto I, 1 - 00186 Roma
Orario: da martedì a domenica ore 9-19
Ingresso: intero € 5,50; ridotto € 4
Catalogo Sillabe
Info: tel. +39 0668806286; fax +39 0668809114; napoleonico@comune.roma.it; www.museonapoleonico.it

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indice dei nomi: Bartolomeo Pinelli, Charles Doussault, Charlotte Bonaparte, Diego Angeli, François Granet, francois keisermann, Giacomo Leopardi, Giulia Gorgone, Jacques-Louis David, Jean Baptiste Wicar, Josse Sébastien van den Abeele, Julie Clary, Leopold Robert, manuela de leonardis, Maria Elisa Tittoni, Michel Ghislain Stapleaux, Nicolas Didier Boguet, Samuele Jesi, Zenaide Bonaparte
 

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