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arte contemporanea, collettiva MUSEO DI SANTA GIULIA ​ Via Dei Musei 81/B Brescia 25121

Brescia - dal 10 febbraio al 12 giugno 2011

Ercole il fondatore. Dall’antichità al Rinascimento

Ercole il fondatore. Dall’antichità al Rinascimento
Antonio del Pollaiolo, Ercole e l'Idra, 1460 ca, Firenze, Galleria degli Uffizi
 [Vedi la foto originale]
MUSEO DI SANTA GIULIA
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Via Dei Musei 81/b (25121)
+39 0302977834
santagiulia@bresciamusei.com
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La mostra presenterà una preziosa selezione di opere archeologiche, medioevali e rinascimentali che rappresentano un’articolata e rara campionatura dei temi legati alla figura di Ercole. Sarà, ad esempio, la fronte del sarcofago conservata a Palazzo Altemps di Roma, tra gli esemplari più belli dell’avanzata età imperiale, a illustrare il mito delle dodici fatiche erculee.
orario: lunedì – giovedì: 9.00 - 20.00; venerdì e sabato: 9.00 - 21.00; domenica: 9.00 - 20.00.
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: Intero € 14,00; ridotto € 11,00 (studenti universitari fino a 26 anni con tessera o libretto, over 60, soci TCI, soci FAI, soci ARCI, altre categorie convenzionate); ridotto speciale € 8,00 (fino a 18 anni non compiuti, titolari Card “Brescia Musei Desiderio”); ingresso gratuito (bambini fino a 5 anni, disabili con accompagnatore, soci ICOM); ridotto gruppi (solo su prenotazione) € 9,00 (da 15 a 25 persone - ingresso omaggio per il capogruppo); ridotto scuole (solo su prenotazione) € 6,00.
vernissage: 10 febbraio 2011.
catalogo: in galleria.
editore: ELECTA
ufficio stampa: CLP, ELECTA
curatori: Marco Bona Castellotti, Antonio Giuliano
patrocini: della Regione Lombardia e del Ministero degli Affari Esteri
telefono evento: +39 800775083
note: prodotta e organizzata da Fondazione Brescia Musei e Artematica
genere: archeologia, arte antica

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comunicato stampa
Ercole torna nella città che la tradizione vuole abbia fondato.
A Brescia, dall’11 febbraio al 12 giugno 2011, al Museo di Santa Giulia si terrà la mostra ERCOLE IL FONDATORE. Dall’antichità al Rinascimento che, per la prima volta ne rileggerà il mito, dalle fatiche agli amori, dall’antichità pagana al XVI secolo.

L’esposizione, curata da Marco Bona Castellotti e Antonio Giuliano, coadiuvati da un comitato scientifico composto da Marco Bona Castellotti, Matilde de Angelis d’Ossat, Lucilla de Lachenal, Vincenzo Farinella, Paola Faroni, Irene Favaretto, Antonio Giuliano, Elena Lucchesi Ragni, Carla Maria Monti, Francesca Morandini, AngeloTartuferi, promossa dal Comune di Brescia, prodotta e organizzata da Fondazione Brescia Musei e Artematica, col patrocinio della Regione Lombardia e del Ministero degli Affari Esteri, presenterà una preziosa selezione di opere archeologiche, medioevali e rinascimentali che rappresentano un’articolata e rara campionatura dei temi legati alla figura di Ercole. Sarà, ad esempio, la fronte del sarcofago conservata a Palazzo Altemps di Roma, tra gli esemplari più belli dell’avanzata età imperiale, a illustrare il mito delle dodici fatiche erculee.
La rappresentazione della leggenda di una tra le più conosciute figure della mitologia greco-romana si trova anche su oggetti d’uso, come la Coppa d’argento del Museo Nazionale di Napoli, mentre il suo ritratto a figura intera appare in uno dei pezzi più preziosi fra quelli conservati in Italia, il bronzo ritrovato nel santuario di Sulmona e oggi nel Museo Nazionale Archeologico di Chieti. Altre opere che testimoniano le fatiche provengono dai Musei Vaticani, come il frammento di lastra in terracotta raffigurante Ercole e l’Idra, conservato al Museo Gregoriano Etrusco.

La mostra di Brescia, nuova nel suo genere e argomento, analizza il passaggio fra il mito pagano di Ercole e il recupero che avvenne in sede cristiana nel Medioevo, e poi nel Rinascimento. Per visualizzare questo capitolo, così complesso e profondo dal punto di vista concettuale, si ricorrerà ad apparati fotografici presenti nel catalogo. Le raffigurazioni di Ercole di età cristiana compaiono, infatti, essenzialmente sulle facciate di alcune cattedrali, come quella di San Marco a Venezia e del Duomo di Fidenza. Si tratta di rilievi duecenteschi, nei quali l’eroe è ritratto come vincitore, capace di superare ogni ostacolo. Tra i rarissimi oggetti nostrani con rappresentazioni erculee, si segnala il prezioso Cofanetto duecentesco con le Storie di Ercole sbalzate su lamina d’argento, concesso in prestito dal Duomo di Anagni.

Una sezione significativa è quella che esamina la persistenza del mito di Ercole nel Rinascimento, specialmente in ambito fiorentino. In questo caso, l’Ercole e l’Idra di Antonio del Pollaiolo degli Uffizi, prestito che va considerato assolutamente eccezionale nel panorama delle mostre internazionali, rappresenta un’opera d’arte tra le più eloquenti di tale ripresa culturale dell’antico. Questo capolavoro verrà messo a confronto con alcune placchette in bronzo di proprietà dei Musei di Brescia. Inoltre, saranno esposti la Stregoneria di Dosso Dossi degli Uffizi, che si rifà a un mito di Ercole, e i due eccezionali tondi di bronzo di Jacopo Alari Bonacolsi detto l’Antico, prestati dal Museo Nazionale del Bargello di Firenze.

È proprio nel Quattrocento che a Brescia si innesta la questione della celebrazione del mito di Ercole, in ossequio a una tradizione che dura almeno dal XIII secolo. Il racconto della fondazione della città verrà rilanciato in epoca più tarda da alcuni eruditi e archeologi che si apprestavano a scrivere le prime storie in latino della città, in relazione con l’area del Foro, dove si trovarono testimonianze archeologiche di epoca romana.
La seconda parte della mostra è dedicata quindi al fondatore di Brescia e mette al centro l’area del Capitolium, entro la quale si scoprirono numerose vestigia erculee.
Anche per quanto riguarda la decorazione pittorica, a partire dal Quattrocento la città di Brescia e alcune zone limitrofe vengono decorate con scene che ritraggono Ercole; risalgono a questo periodo gli eccezionali affreschi della chiesa di Sant’Antonio di Anfo, in val Sabbia, con due scene erculee la cui presenza in una chiesa nei pressi del lago d’Idro è motivata dal fatto che l’eroe, secondo la tradizione, avrebbe sconfitto l’Idra, il mostro a nove teste, proprio in quella zona. Più tarde sono le pitture di Lattanzio Gambara e di Romanino nel palazzo del Capitano in Broletto, oggi parzialmente perdute dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, ma documentate dalle fonti antiche di Brescia.

Catalogo Electa.



Brescia, novembre 2010









 
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