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arte contemporanea, collettiva MARCOROSSI ARTECONTEMPORANEA ​ Via Vittorio Emanuele 44 Monza 20052

Monza (MI) - dal 10 febbraio al 19 marzo 2011

Giosetta Fioroni - Argenti anni '60

Giosetta Fioroni - Argenti anni '60
Giosetta Fioroni, "La straniera" 1966, tecnica mista su carta, cm 100x70
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MARCOROSSI ARTECONTEMPORANEA
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Via Vittorio Emanuele 44 (20052)
+39 039360055 , +39 0393903104 (fax)
monza@marcorossiartecontemporanea
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Una preziosa raccolta di opere su carta realizzate nel corso degli anni ’60 con la celeberrima vernice industriale argento. La Fioroni concentra lucidamente la sua pittura sull’iconografia femminile per diventare, nel corso di una lunghissima e florida carriera, un’artista eccezionalmente eclettica.
orario: da martedì a sabato ore 11-13 e 15-19
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 10 febbraio 2011. ore 17.30
catalogo: in galleria. a cura di Germano Celant, ed. Skira, pp.454
editore: SKIRA
ufficio stampa: LUCIA CRESPI
autori: Giosetta Fioroni
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
Come suggerisce Germano Celant nella recente monografia edita da Skira dedicata alla Fioroni, l’argento è fluido, acqueo, cangiante: ha il valore simbolico del principio femminile della nascita e dell’emotività.
Compagna del giornalista e scrittore Goffredo Parise dal 1964, e collega di Schifano, Festa e Angeli alla Galleria La Tartaruga di Piazza del Popolo, Giosetta Fioroni concentra lucidamente la sua pittura sull’iconografia femminile, per poi diventare, nel corso di una lunghissima e florida carriera, un’artista eccezionalmente eclettica (si esprimerà anche attraverso installazioni, letteratura, video, scultura, etc.).
Nel 1965 Parise la paragona, in un suo articolo, al grande fotografo americano Richard Avedon (1923-2004) per la capacità di infondere stile e poesia nella rappresentazione della donna. Qualcosa di difficilmente definibile, una bellezza rarefatta, caratterizza la figura sintetizzata nell’argento: pare che l’artista usi pudore e discrezione nel suo modo di avvicinarsi alla realtà che osserva, in modo da restituircela solo “di sfuggita, per accenni, rapidissimi istinti.”
Non sono ritratti di volti famosi, quelli della Fioroni: i profili stratificati sulle carte sono anonimi ed enigmatici, fugaci “ideogrammi” familiari e seducenti rubati al cinema, alla pubblicità, alla cronaca. Per la Fioroni infatti è importante il rapporto con la quotidianità e con la città: la Roma degli anni ’60 è ricca di immagini e di storie, dalle quali nasce con forza la voglia di raccontare concretamente la vita in pittura attraverso una serie di “diapositive sentimentali”, come le definisce Parise.
In questo la versione italiana della pop art della Fioroni - e dei suoi colleghi - si distingue chiaramente da quella americana, celeberrima, e più cinica: “a differenza del pop americano che, riprese le immagini da una rivista o da un giornale, le riporta sulla tela mediante una tecnica impersonale, quella della serigrafia, l’artista italiana esegue i dipinti a mano e rifiuta l’immagine-oggetto, per porre la figura come soggetto dinanzi allo sguardo degli altri” (Germano Celant, 2009).

Nata in una famiglia di artisti, e allieva di Toti Scialoja all’Accademia di Roma, Giosetta Fioroni ha partecipato a oltre 150 mostre collettive in Italia e all’estero, tra cui si ricordano le Biennali di Venezia del 1956, del 1964, del 1972 e del 1993; naturalmente moltissime, negli anni, sono state le mostre personali e antologiche da lei allestite sia in gallerie private che in musei e spazi pubblici. Innumerevoli sono stati i contributi critici, anche di scrittori e poeti, sull’opera di Giosetta Fioroni.
 
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