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arte contemporanea, collettiva PALAZZO REALE ​ Piazza Del Duomo 12 Milano 20122

Milano - dal 9 febbraio al 22 maggio 2011

Arcimboldo
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PALAZZO REALE
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Piazza Del Duomo 12 (20122)
+39 02875672
www.comune.milano.it/palazzoreale/
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La mosta riporta l'attenzione sul contesto culturale in cui si mosse Arcimboldo, il suo apprendistato e le sue prime opere in ambito milanese ricollocando l’artista nel suo contesto d’origine e spiegando le ragioni della sua chiamata alla corte degli Asburgo.
orario: mar, mer,ven,dom 9.30-19.30/ Lunedì 14.30-19.30/Giovedì e Sabato 9.30-22.30.La biglietteria chiude un’ora prima.
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: Intero 9, ridotto 7,50
Ridotto scuole 4,50, Ridotto famiglia 19,50
vernissage: 9 febbraio 2011. ore 18.30
catalogo: in galleria.
editore: SKIRA
ufficio stampa: LUCIA CRESPI, ARTHEMISIA
curatori: Sylvia Ferino
autori: Giuseppe Arcimboldo, Vincenzo Campi, Cesare da Sesto, Giovanni Antonio De Predis, Girolamo Della Porta, Giovanni Ambrogio Figino, Giovanni Paolo Lomazzo, Bernardino Luini, Francesco Melzi, Camillo Procaccini
note: "La mostra, posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, prodotta da Palazzo Reale e Skira editore, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici di Milano, la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale della città di Firenze - Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi e il Kunsthistorisches Museum di Vienna, con il sostegno di Cariparma Crédit Agricole e il supporto media del Corriere della Sera, nasce in stretto collegamento con la National Gallery of Art di Washington, dove è attualmente in corso una mostra che condivide con quella milanese il nucleo fondamentale delle Teste di Arcimboldo".
genere: arte antica, collettiva

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comunicato stampa
La mostra, curata da Sylvia Ferino, Direttrice della Pinacoteca del Kunshistorisches Museum di Vienna – che presta il nucleo più corposo di opere – in collaborazione con un prestigioso Comitato Scientifico formato da Giacomo Berra, Giulio Bora, Chiara Buss, Silvio Leydi, Giuseppe Olmi, Caterina Pirina, Francesco Porzio, Lucia Tomasi Tongiorgi, e divisa in nove sezioni, introduce il visitatore nella Milano cinquecentesca, in un percorso affascinante tra disegni, pittura e preziosi oggetti usciti dalle officine artigianali milanesi, all’epoca rinomatissime per la qualità e l’eccellenza dei propri manufatti artistici.

Le prime due sezioni si dedicano all’analisi dei poli principali attorno ai quali ruota la cultura artistica milanese del Cinquecento: da un lato il genio leonardesco, dall’altro le grandi officine artistiche milanesi. Una scelta di disegni grotteschi di Leonardo provenienti dalla Pinacoteca Ambrosiana, da Venezia e Vienna, accompagnati da disegni e dipinti di seguaci come Girolamo Della Porta, Bernardino Luini, Giovanni Antonio De Predis, Cesare da Sesto, Francesco Melzi, Giovanni Paolo Lomazzo, Giovanni Ambrogio Figino, attestano l’influenza di Leonardo nello studio della fisionomia caricata e della figura, della natura, dell’atmosfera come della flora e fauna. Milano fu senza dubbio, alla metà del Cinquecento, il più importante centro per la produzione di oggetti di lusso realizzati in oro e argento combinati con cristalli di rocca, pietre preziose e pietre dure e perfino conchiglie rare, destinati alle grandi corti europee. Nella seconda sezione, dedicata alle arti suntuarie, l’occhio sarà catturato da stupendi cammei, vasi, scudi, preziose armi e armature, tessuti raffinati, libri, medaglie, sculture, stampe, tutte opere di artisti e artigiani milanesi provenienti principalmente dal Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Ed eccoci entrare nel vivo della mostra con la sezione Arcimboldo a Milano, che presenta le opere giovanili di Arcimboldo e dei suoi maestri: il Ritratto di Biagio Arcimboldo di Bernardino Luini; le vetrate per il Duomo di Milano, realizzate su disegni di Arcimboldo e del padre Biagio; i disegni per il Gonfalone di Sant’Ambrogio attribuiti a Giuseppe Arcimboldo e a Giuseppe Meda, dal Metropolitan Museum di New York e dal Museo Diocesano di Milano; l’arazzo con il Transito della Vergine (1561-1562) di Giovanni Karcher su cartone di Arcimboldo proveniente dal Duomo di Como.

La sezione successiva è dedicata all’illustrazione naturalistica in Italia e in Lombardia. Con la scoperta dell’America, specie rare di animali e vegetali furono importate in Europa e presentate ai principi d’Europa. Di queste straordinarie rarità veniva eseguito subito un “ritratto” dal vivo poi copiato e inviato ad altri regnanti, a scienziati e appassionati collezionisti. Il ruolo di Arcimboldo come illustratore di animali, uccelli e probabilmente anche di piante e fiori viene correttamente collocato nell’ampio contesto delle scienze naturali: molti suoi disegni furono infatti utilizzati per i volumi pubblicati dal bolognese Ulisse Aldrovandi, il più famoso umanista delle scienze naturali.

Si entra a questo punto nel cuore della mostra con le più spettacolari Teste Composte di Arcimboldo (Stagioni ed Elementi), dipinte in più varianti a partire dal 1563, provenienti dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, che custodisce la raccolta qualitativamente più importante di opere di Arcimboldo, e dal Museo del Louvre. Tre Stagioni delle Bayerische Staatgemäldesammlungen di Monaco saranno presentate accanto alle Stagioni di Vienna e di Parigi: il pubblico sarà così coinvolto nel confronto tra le varie fasi dell’invenzione e stimolato a cogliere le differenze tra i dipinti eseguiti quando Arcimboldo operava ancora a Milano e quelli presentati all’Imperatore. Le intricate composizione di fiori, frutti e animali celano un complesso significato allegorico, legato alle vicende e alle aspirazioni universalistiche della dinastia asburgica. Giovanni Battista Fonteo nel suo poema in latino le interpreta come un panegirico del sovrano e ci consegna dettagli preziosi sulla loro presentazione a Massimiliano II nel 1569.

Segue la sezione sulla pittura ridicola, con disegni strepitosi di figure grottesche di Francesco Melzi (copie da Leonardo), Vincenzo Campi, Giovan Paolo Lomazzo, Camillo Procaccini e due dipinti di Arcimboldo provenienti da Stoccolma: Il bibliotecario e Il giurista. Arcimboldo è profondamente innovativo e lancia anche in questo caso un nuovo genere di pittura in consonanza con gli intellettuali dell’Accademia della Val di Blenio.

Arcimboldo svolse inoltre un’intensa attività di inventore, animatore e regista di feste e tornei, contribuendo allo sviluppo della pittura di corte con l’invenzione di prodigiosi attrezzi e strabilianti mascherate. Con questa settima sezione si entra nel mondo sfavillante delle feste di corte con una straordinaria raccolta di ben XX bellissimi disegni di Arcimboldo provenienti dagli Uffizi, uno studio di Giulio Romano dal Louvre, e la cosiddetta “armatura milanese” forgiata dal famosissimo artefice milanese Giovanni Battista Serrabaglio per l’arciduca Ferdinando II.

L’ottava sezione si concentra sul ritorno di Arcimboldo a Milano e si apre con un Autoritratto del maestro del 1587 proveniente da Palazzo Rosso a Genova. In questo disegno Arcimboldo si raffigura come “testa cartacea”, come se si volesse presentare in veste di letterato e poeta. E infatti questa sezione riunisce libricini e raccolte di poesia composti dagli amici poeti e letterati intorno alle pitture inviate a Rodolfo, fra le quali il celeberrimo Vertumno (Ritratto di Rodolfo II) del Castello di Skokloster. Fra questi testi figurano le opere in latino, in volgare e in dialetto di Gherardini, Borgogni e di un poeta che (casualmente?) si firma “G.A. da Milano”.

Chiude la mostra la sezione sulle teste reversibili e la natura morta, con alcuni capolavori assoluti di Arcimboldo come L’ortolano e Testa reversibile con canestra di frutta, da cui Caravaggio avrebbe preso ispirazione per la natura morta più celebre della storia dell’arte: La canestra di frutta della Pinacoteca Ambrosiana. Tra i primi esempi di natura morta sono presentati: il Piatto metallico con pesche e foglie di vite del Figino e la Fruttiera di ceramica con uva, prugne e pere di Fede Galizia.
Il dipinto scoperto durante la preparazione della mostra di Parigi e Vienna (2007-2008) Le quattro stagioni in una testa, e acquistato in occasione della mostra di Washington dalla National Gallery, of Art chiude festosamente la mostra.
 
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