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arte contemporanea, collettiva MUSEO ARCHEOLOGICO LA CIVITELLA ​ Via General Salvatore Pianell Chieti 66100

Chieti - dal 19 marzo al 16 aprile 2011

Gabriella Capodiferro - Icona e sua rarefazione

Gabriella Capodiferro - Icona e sua rarefazione

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MUSEO ARCHEOLOGICO LA CIVITELLA
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Via General Salvatore Pianell (66100)
+39 087163137
www.beniarcheologiciabruzzo.it
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Notevoli le sorprese di questa mostra e della monografia che ne documenta mirabilmente il percorso. Si scopre un itinerario pressoché sconosciuto al grosso pubblico e alla critica che ha considerato finora Capodiferro solo come artista impegnata nel’astrattismo. Esiste invece una prima stagione operativa iconica di splendente originalità con opere straordinarie nelle quali si registrano aperture verso ricerche d’oltralpe
orario: ore 9-20, chiuso lunedì
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 19 marzo 2011. ore 17.30
catalogo: editrice Noubs, Chieti in galleria
curatori: Maria Cristina Ricciardi, Chiara Strozzieri, Leo Strozzieri
autori: Gabriella Capodiferro
genere: arte contemporanea, personale
email: malestro@hotmail.it

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comunicato stampa
Gabriella Capodiferro: icona e sua rarefazione.


Sabato 19 marzo 2011 presso il Museo Archeologico di Chieti alle ore 17,30 sarà inaugurata la mosa antologica di Gabriella Capodiferro dal titolo “ Gabrella Capodiferro:icona e sua rarefazion”.
L’esposizione curata dai critici Chiara Strozzieri, Leo Strozzieri e Maria Cristina Ricciardi sarà documentata da un’ampia monografia per le edizioni Noubs di Chieti nella quale verranno esaminate le varie fasi della ricerca pittorica dell’artista, tra le voci più autorevoli della ricerca informale al femminile in Italia. I tre suddetti studiosi si sono interessati rispettivamente a tre periodi operativi, quello iniziale iconico, quello intermedio ove l’artista si è evoluta in chiave segni e quello ancora in atto di indirizzo astatto-informale per il quale è più nota. Nata a Chieti nel 1942, Gabriella Capodiferro ha compiuto gli studi all’Accademia di Venezia sotto la guida di Bruno Saetti e Carmelo Zotti. Docente di disegno e storia dell’arte, ha fondato e diretto un laboratorio di tecniche espressive e linguaggio visivo per adulti presso il proprio studio (M.G.C. Movimento del Guardare Creativo). La prima personale risale al 1962 all’Aquila. Successivamente altre personali saranno da lei tenute a Roma, Pescara, Perugia, Terni, Milano, Treviso, Bologna e all’estero (Neuchatel, in Svizzera). Qualificate le collettive alle quali è stata invitata come i Premi Vasto, Patini, Penne, Sulmona. Nel 2010 presso il Museo Archeologico La Civitella della sua città natale è stata proposta una singolare esposizione di sue opere e di opere dei suoi allievi dal titolo “Orme d’antiche radici sulla porta del futuro”, che fa seguito a quella precedentemente tenuta alla Casa D’Annunzio di Pescara (Gabriella Capodiferro cum discipulis). Ora, come detto, esce finalmente un’ampia monografia su di lei che fa il punto in chiave critica di circa mezzo secolo di attività. Il volume viene presentato alla stampa in occasione della cerimonia inaugurale della mostra antologica allestita fino al 16 aprile 2011. Notevoli le sorprese di questa mostra e della monografia che ne documenta mirabilmente il percorso. Si scopre un itinerario pressoché sconosciuto al grosso pubblico e alla critica che ha considerato finora Capodiferro solo come artista impegnata nel’astrattismo. Esiste invece una prima stagione operativa iconica di splendente originalità con opere straordinarie nelle quali si registrano aperture verso ricerche d’oltralpe. Proprio questa area inesplorata che funge da prefazione all’attuale pittura di Gabriella ha indotto i curatori della mostra a dare questo titolo al volume “Gabriella Capodiferro, icona in rarefazione”, poiché dall’iniziale sentimento lirico del reale si è passati man mano ad una sorta di evanescenza del figurale. Va subito precisato che l’artista possiede una straordinaria cultura visiva e possiamo dire ha saputo leggere con lungimiranza tutta l’arte del ’900 a cominciare dalla gestualità picassiana e dalla grande lezione di Matisse che si articola in quell’atmosfera compatta che funge da raccordo dei vari personaggi soprattutto femminili e nell’apologia del colore che la colloca in sintonia piena con i Fauves. Da ultimo compare talora la connotazione spaziale nonché la rievocazione dei segni arabescati liberty quasi a voler dare una sorta di firma al femminile alle opere di questa prima fase.
A questi riferimenti culturali in seguito se ne aggiungerà un altro fondamentale, quello del suo maestro d’accademia Bruno Saetti dal quale riuscirà ad assorbire la predisposizione ad un luminismo catartico della materia.
Prima di giungere alla fase informale che ovviamente sarà caratterizzata dalla componente materica del colore, Capodiferro attraversa intorno agli anni ’80, dure vicende biografiche registrate in opere di drammatico cromatismo segnico e di esistenziale problematicità. Ne uscirà rafforzata la sua pittura colta e mitteleuropea (si notano richiami a Klimt, Ensor e particolarmente Schiele) per nulla romantica o decorativa, a tal punto che potrà permettersi di tuffarsi nell’orgia informale con la sicurezza di uscirne con relativa serenità, grazie proprio al fattore luce che diventa catartica della materia, dell’opera tout court, dello spettatore e soprattutto del suo io. Materia, segno e luce la triade che tuttora anima la pittura di Gabriella percorsa in continuazione da segni, anarchici per lo più, ma sovente anche formativi di immagini rupestri che hanno il sapore d’un’era remotissima, preistorica, straordinaria e fascinosa.
 
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