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arte contemporanea, collettiva PALAZZO LEONE DA PEREGO ​ Via Monsignor Eugenio Gilardelli 10 Legnano 20025

Legnano (MI) - dal 19 novembre 2011 al 19 febbraio 2012

Daniele Galliano

Daniele Galliano
Daniele Galliano, Working for you, 2005, olio e tempera vinilica su tela, cm 75x145
 [Vedi la foto originale]
PALAZZO LEONE DA PEREGO
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Via Monsignor Eugenio Gilardelli 10 (20025)
+39 0331471335
comunicazioni@legnano.org
www.legnano.org
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mostra personale
orario: Da martedì a venerdì dalle 14,00 alle 19, Sabato e festivi dalle 10,00 alle 19 (compreso lunedì 26 dicembre 2011) La biglietteria chiude mezz'ora prima.
Chiusura: Natale e Capodanno
(possono variare, verificare sempre via telefono)
vernissage: 19 novembre 2011. ore 11
editore: ALLEMANDI
ufficio stampa: CLP
curatori: Luca Beatrice
autori: Daniele Galliano
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa

La mostra presenta 15 lavori recenti di uno dei protagonisti della pittura figurativa italiana.

In contemporanea, le sale del palazzo legnanese accolgono la mostra di Zoran Music. Se questo è un uomo che, attraverso novanta opere ripercorre la carriera di uno dei maestri del Novecento.




Dal 19 novembre 2011 al 19 febbraio 2012, Palazzo Leone da Perego di Legnano ospita Urbi et Orbi, la personale di Daniele Galliano, uno dei principali protagonisti della pittura figurativa del nostro paese a partire dagli anni Novanta, che ha iniziato portando all’estremo l’idea di corpo per poi indagare il paesaggio e gli spazi aperti con una ricerca tutta interna al linguaggio della pittura, ben aldilà dell’immagine stessa.

La mostra, curata da Luca Beatrice, presenta un corpus di quindici dipinti recenti dell’artista torinese (Pinerolo, 1961). La sua pittura implica un tempo che si concentra sulla dimensione del momento attuale, privo di passato e di futuro. I suoi quadri più attuali hanno inquadrature non frontali, spesso pochi colori e propongono una prospettiva priva di profondità per marcare la loro dimensione assoluta in un presente in continuo movimento. Il linguaggio espressivo dell’artista, fin dagli esordi, si caratterizza per quel lasciare in voluta evidenza il fatto che ogni dipinto è tratto da una foto, oppure nasce da un’immagine vista, catturata e rielaborata attraverso una forte componente emotiva.

Come scrive Flavio Arensi, direttore artistico di SALe - Spazi Arte Legnano, “Galliano allontana l'obiettivo della sua macchina da presa pittorica e ritrae le masse (persone o animali conta meno) che si districano in un linguaggio informale, dove la figura rarefà e il particolare perde vigore nei confronti del contesto ampliato. La pittura in questo caso sceglie di espandersi e distendersi, le macchie che da lontano paiono casuali, se non una geometria affastellata, sono in verità piccoli fenomeni concatenati, scene di popolo che si intersecano, corpi che si fondono, scene di sesso ripetute in giaculatorie. Quello che ne deriva è un ricettario sociologico, scevro da qualsiasi pregiudizio morale, piuttosto una istantanea di ciò che siamo: un grande teatro al quale sono tutti chiamati a rappresentarsi in un modo o nell'altro, e dove molti recitano il dramma buffo della loro storia”.
Accompagna l’iniziativa un catalogo Umberto Allemandi & C. con testi di Luca Beatrice, Sivlia Bottani, Flavio Arensi.

In contemporanea, dal 19 novembre 2011 al 19 febbraio 2012, nelle sale di Palazzo Leone da Perego di Legnano si tiene un’esposizione di rilievo storico e critico, dedicata a Zoran Music (Gorizia, 1909 – Venezia, 2005), una delle personalità più riconosciute dell’arte italiana del Novecento.
Curata da Flavio Arensi, direttore artistico di SALe – Spazi Arte Legnano, l’iniziativa, dal titolo Se questo è un uomo, presenta novanta opere – più di 50 dipinti, oltre a disegni, acquerelli, tecniche miste e incisioni – in grado di ripercorrere, attraverso i suoi cicli più importanti, la carriera dell’artista che meglio ha saputo unire tematiche e visioni dei grandi maestri europei che hanno indagato l'umanità.
La mostra legnanese ruota attorno al fulcro costituito dal ciclo Noi non siamo gli ultimi, iniziato negli anni Settanta, dedicato al dramma della deportazione e dell'internamento nel campo di Dachau della Germania nazista, unanimemente considerato dalla critica internazionale il più interessante e intenso nucleo pittorico del maestro. Sono esposti anche alcuni disegni del 1945 realizzati proprio a Dachau. Questi disegni e molti dei dipinti del ciclo sono totalmente inediti per l'Italia, essendo stati per lungo tempo in collezioni private americane e da poco rientrati in Europa.
Catalogo Umberto Allemandi & C con testi di Flavio Arensi, Gojko Zupan, Lorenzo Respi, Davide W. Pairone, e una testimonianza su Music del grande scrittore italo-sloveno Boris Pahor.


Daniele Galliano. Note biografiche
Daniele Galliano nasce a Pinerolo (To) nel 1961. Completamente autodidatta, da ragazzo dipinge ritratti di turisti in Liguria e studia i grandi maestri e la storia della pittura. Incoraggiato da alcuni suoi giovani colleghi, presenta i suoi lavori all’Unione Culturale di Torino nel 1991, ottenendo immediato successo e iniziando a collaborare con alcune prestigiose gallerie italiane, tra cui In Arco, Torino, Studio Cannaviello, Milano, Studio Raffaelli, Trento, Marco Noire, Torino. Nel 1996 tiene la sua prima personale da Annina Nosei a New York, esponendo diverse volte all’estero – Galerie Voss, Düsseldorf, Galeria Districto Cu4tro, Madrid, Livingstone Gallery, De Haag, Esso Gallery, New York, Södertälje konsthall, Svezia. Nel 2009 ha rappresentato l'Italia alla Biennale di Venezia. Vive e lavora a Torino.


Anton Zoran Music. Note biografiche
Anton Zoran Music nasce nel 1909 il 12 febbraio 1909 nel villaggio di Bukovica presso Gorizia, all’epoca città sotto il dominio austro-ungarico, oggi Slovenia.
Nel 1922 segue la famiglia in Austria, dove realizza i primi disegni. Tra il 1930 e il 1935 frequenta l’Accademia di Belle Arti a Zagabria, allievo del pittore croato Babic, formatosi presso Von Stuck a Monaco. Sempre nel 1935, conclusi gli studi, soggiorna a Madrid e a Toledo. L’anno seguente risiede in Dalmazia. Partecipa a due mostre collettive a Zagabria e Lubiana (1941-1942). In seguito all’occupazione italiana di territori dalmati e sloveni, rientra a Gorizia. Nel 1943 espone a Trieste (Galleria De Crescenzo) e alla Piccola Galleria di Venezia. Nel 1944 le SS lo deportano a Dachau, dove disegna in una febbrile e segreta attività le vittime dell’Olocausto. Dall’aprile del 1945 è libero. Torna a Venezia, dove dipinge i primi Cavallini, che diverrano un soggetto tipico, assieme alle serie delle Zattere e di San Marco. Nel 1948 espone a Venezia (Biennale) e a Roma (Galleria l’Obelisco). Kokoschka visita più volte il suo studio, molto frequentato anche da Campigli. Vende diversi dipinti alla contessa Pecci-Blunt e alla principessa Caetani (sue collezioniste). Soggiorna spesso in Svizzera, specie a Zurigo e vi esegue le prime litografie (1948), incide per la prima volta a puntasecca nel 1949 a Venezia (le più antiche acqueforti risalgono invece al 1955). Vince, assieme a Corpora, il Premio Parigi per la pittura (1951), esponendo quindi alla Galérie de France a Parigi (1952), con la quale stipula un contratto che gli consente di stabilirsi nella città francese (1953). In questo periodo si afferma professionalmente. Ha uno studio a Montparnasse, un altro presso l’Accademia di Venezia; si fa conoscere a New York (1953-1954), Londra e partecipa alla Quadriennale romana con una sala personale (1955). Ottiene il Premio della Grafica alla Biennale Internazionale di Venezia (1956), alla Biennale di Lubiana (1957) e il Premio UNESCO alla Biennale veneziana (1960). Nel frattempo incrementa l’attività d’incisore e, più tardi, di litografo. Nel 1962 viene pubblicato il catalogo completo dei suoi disegni dal 1947 al 1961, anno peraltro cui risale l’avvio di una produttiva collaborazione con il gallerista Ugo Meneghini. Vanno citate le ampie retrospettive svoltesi a Parigi (1972), Darmstadt (1977), Venezia (1980), e l’antologica del Grand Palais di Parigi (1995) e le mostre “Music opere” 1946-1985, Venezia, Ala Napoleonica e Museo Correr (1985) e “Zoran Music” all’Accademia di Francia in Roma (1992). Muore nel 2005 a Venezia.
 
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