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arte contemporanea, collettiva PALAZZO VENEZIA ​ Via Del Plebiscito 118 Roma 00186

Roma - dal 5 al 14 ottobre 2012

LA DONNESCA MANO. Donne artiste tra il XVI e il XVIII secolo: Sofonisba Anguissola, Fede Galizia, Artemisia Gentileschi, Maria Luigia Raggi e Virginia da Vezzo

LA DONNESCA MANO. Donne artiste tra il XVI e il XVIII secolo: Sofonisba Anguissola, Fede Galizia, Artemisia Gentileschi, Maria Luigia Raggi e Virginia da Vezzo

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PALAZZO VENEZIA
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L'organizzazione, all'interno della Biennale Internazionale di Antiquariato di Roma, di una mostra dedicata ad alcune delle donne artiste italiane più significative dell'età moderna rappresenta un primo importante segnale di attenzione da parte del mercato nei confronti di una pittura di genere, tenuta ingiustamente in scarsa considerazione per decenni. La "mostra dossier", curata da Consuelo Lollobrigida è dunque un omaggio al genio femminile, illustrato attraverso un percorso di una quindicina di opere allestite in una sala del primo piano di Palazzo Venezia.
orario: tutti i giorni dalle ore 11.00 alle ore 20.00 giovedì dalle ore 11.00 alle ore 23.00
(possono variare, verificare sempre via telefono)
vernissage: 5 ottobre 2012.
ufficio stampa: STUDIO ESSECI
autori: Sofonisba Anguissola, Virginia da Vezzo, Fede Galizia, Artemisia Gentileschi, Maria Luigia Raggi
genere: arte antica, collettiva
web: www.biennale-antiquariato.roma.it

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comunicato stampa

L'organizzazione, all'interno della Biennale Internazionale di Antiquariato di Roma, di una mostra dedicata ad alcune delle donne artiste italiane più significative dell'età moderna rappresenta un primo importante segnale di attenzione da parte del mercato nei confronti di una pittura di genere, tenuta ingiustamente in scarsa considerazione per decenni. La "mostra dossier", curata da Consuelo Lollobrigida è dunque un omaggio al genio femminile, illustrato attraverso un percorso di una quindicina di opere allestite in una sala del primo piano di Palazzo Venezia.

Con l'eccezione di alcune figure "classiche", come Artemisia Gentileschi, Lavinia Fontana o Giovanna Garzoni, lo sguardo dell'antiquario e dello studioso non si è mai spinto oltre. In realtà, la presenza delle donne nella pittura, nella scultura e nell'architettura nel XVI, XVII e XVIII secolo era un fenomeno più frequente di quanto si pensi.
A Roma una pratica artistica al femminile si ufficializza molto presto, nel 1608, quando l'Accademia di San Luca ammette alla frequenza dei corsi anche le donne, consentendo loro un percorso educativo simile ai colleghi uomini.
In breve tempo, anche le altre accademie d'Italia e d'Europa - la Clementina a Bologna e quella di Francia - si allineano a quella romana e la pratica artistica femminile diventa, non più sporadica o occasionale, ma sempre più connotata da una decisa impronta professionale.
In questa mostra si raccolgono alcune testimonianze figurative di Sofonisba Anguissola, Fede Galizia, Artemisia Gentileschi, Maria Luigia Raggi e Virginia da Vezzo, ponendo all'attenzione del pubblico importanti lavori di donnesca mano, così come sarebbero stati definiti da Giorgio Vasari, che a una scultrice, Properzia de' Rossi, dedica una delle Vite del suo lavoro di critico.

Contraddistinte dalla critica otto-novecentesca con il facile, e a volte denigratorio, attributo di "naturamortiste", le artiste dell'età moderna si sono misurate e confrontate con la pittura di storia, di paesaggio e di ritratto, dimostrando una precisa personalità pittorica e ed estetica molto spesso di alto livello qualitativo.
In questa esposizione ne sono esempio le opere dell'Anguissola, della Sirani e di Virginia da Vezzo, quest'ultima moglie e stimata collega di Simon Vouet.
Il breve racconto che viene svelato a Palazzo Venezia non ha la pretesa di essere, per ovvie ragioni, esaustivo. Si prefigge però l'obiettivo di partecipare alla revisione storiografica di una parte della storia dell'arte italiana ed europea, ancora in gran parte da analizzare e studiare. La presenza della donnesca mano, in una tra le più prestigiose esposizioni d'antiquariato del mondo, è una chiara indicazione di un nuovo interesse tra studiosi e collezionisti. Possiamo immaginare che questo sia il primo passo verso un'esposizione di maggiore respiro che Roma vorrà dedicare alle artiste dell'età moderna.
 
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