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arte contemporanea, collettiva MAN - MUSEO D'ARTE DELLA PROVINCIA DI NUORO ​ Via Sebastiano Satta 15 Nuoro 08100

Nuoro - dal 14 dicembre 2012 al 24 febbraio 2013

Cavalli e cavalieri: Post-Scriptum

Cavalli e cavalieri: Post-Scriptum
Tania Bruguera, Tatlin Whispers #5
 [Vedi la foto originale]
MAN - MUSEO D'ARTE DELLA PROVINCIA DI NUORO
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Via Sebastiano Satta 15 (08100)
+39 0784252110 , +39 0784252110 (fax)
info@museoman.it
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Il tema "Cavalli e cavalieri" sarà oggetto di due mostre parallele, dal 15 dicembre al 24 febbraio prossimi al MAN di Nuoro
orario: 10:00 - 13:00 15:00 - 19:00 (Lunedì chiuso)
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: Intero 3,00 euro
Ridotto 2,00 euro (dai 18 ai 25 anni)
Gratuito under 18 e over 60
Gratuito ultime domeniche del mese
vernissage: 14 dicembre 2012. h 19
ufficio stampa: STUDIO ESSECI
curatori: Lorenzo Giusti, Alberto Salvadori
autori: Tania Bruguera, Alberto De Michele, Pietro Mele, Anri Sala, Carolina Saquel, Nedko Solakov, Salla Tykkä
genere: arte contemporanea, collettiva

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comunicato stampa
Concepita come un progetto parallelo alla mostra di Marino Marini e allo stesso tempo indipendente, la rassegna “Post
scriptum” presenta lavori in video realizzati negli ulti- mi dieci anni da artisti italiani ed internazionali: Tania Bruguera
(Cuba, 1968), Alberto De Michele (Italia, 1980), Pietro Mele (Italia,1976), Anri Sala (Albania,1974), Carolina Saquel (Cile,
1970), Nedko Solakov (Bulgaria, 1957), Salla Tykkä (Finlandia,1973).I lavori selezionati,per quanto diversi gli uni dagli
altri per linguaggio, sensibilità e finalità, con- dividono il riferimento alle figure del cavallo e del cavaliere, soggetti ancora
capaci di evocare precise suggestioni e di far- si interpreti privilegiati della realtà presente.

Lo slideshow di Tania Bruguera è una semplice documentazione della performance realizzata nel 2008 nel- la Turbine Hall
della Tate Modern di Londra e replicata a Lubiana e Cardiff. Quinta parte del progetto Tatlin’s Whisper, il lavoro consiste
nell’applicazione di alcune tecniche di controllo delle masse da parte di forze dell’ordine a cavallo. L’immagine tradizionale
del cavaliere - e ciò che a questa immagine è solitamente associato in termini di magnificenza e valore - è qui decostruita
attraverso un processo di decontestualizzazione. L’esperienza induce lo spettatore a riflettere sui limiti dell’autorità e del
potere nella società civile.

Il lavoro di Alberto De Michele, Indomita Jet vs Dardo Coca (2010), illustra il fenomeno delle corse ippiche illegali nel Sud
dell’Italia. Usando i suoi familiari come attori, De Michele organizza una gara nel luogo di nascita del padre (Catania) e fil-
ma l’azione servendosi di più telecamere. La corsa di cavalli è mostrata da diverse inquadrature per simulare la modalità di
trasmissione fatta negli schermi delle sale da gioco, frequentate da scommettitori abituali.

In Ottana (2008) di Pietro Mele, la camera inquadra uno scorcio di campagna inizialmente irriconoscibile. Dopo qual-
che minuto una figura a cavallo irrompe sulla scena procedendo lentamente in avanti. A questa ne seguono altre, che
accompagnano il lento movimento verticale della camera, arrivando a svelare progressivamente l’identità del luogo in
cui la scena si svolge. Si tratta del polo petrolchimico di Ottana, in Sardegna, i cui fumi e il cui aspetto contrasta- no con
l’immagine arcaica dell’uomo a cavallo e con il conte- sto naturale in cui il sito si inserisce. Una riflessione sul complesso

Nel video di Anri Sala, Time after time (2003), un caval- lo è intrappolato sul ciglio della strada di una grande città. La
lentezza dei movimenti e la magrezza del cavallo contra- stano con la velocità delle luci delle auto e dei camion, che
sfrecciano incuranti dell’animale. Un’immagine inquietante e commovente, la cui forza è amplificata dalla fissità del-
la videocamera, che riflette sul rapporto conflittuale tra na- tura e progresso e sul senso di straniamento nella società
contemporanea.

Il video di Carolina Saquel, Pentimenti (2004), presenta una scenografia fuori dal tempo. Su uno sfondo indistinguibile, in
mezzo a una distesa di sabbia, un cavallo esegue dei movimenti su ordine del cavaliere, si sposta da destra verso sinistra e
viceversa, passa davanti alla camera e si ferma per eseguire gli esercizi. Gli ordini non vengono pronunciati di- rettamente
dal fantino, ma da una voce fuori campo che de- scrive lo svilupparsi dell’azione, come fosse una sintesi del “dialogo” tra i
due protagonisti.

In Knights (And Other Dreams) Nedko Solakov dà sfogo alla sua ossessione per la narrazione, i meccanismi delle fiabe
e lo sviluppo delle fantasie infantili e adolescenziali. Realizzato tra il 2010 e il 2012, il lavoro è stato presentato come
installazione multimediale all’ultima edizione di Documenta. In una serie di lavori in video e in altre opere Solakov
ripercorre il mito del cavaliere medievale, radicato nella memoria collettiva, facendolo dialogare con la modernità,
inserendolo in contesti in cui evidente è il senso della fiction. Nell’episodio n.8, The Three Drummers and the Knight,
l’artista realizza due dei suoi più grandi sogni di ragazzo: essere un cavaliere e suonare la batteria in una rock band.

Il video di Salla Tykkä, Airs Above the Ground (2011), racconta il destino dei cavalli lipizzani. Unici nel loro genere, questi
cavalli nascono grigi per diventare bianchi da adulti e sono sottoposti a durissimi allenamenti che li costringono a una
danza di movimenti innaturali, chiamata “dressage”. Il senso di questo lavoro è tutto nella visione di una presunta bellezza
che stride con l’affanno e il respiro del cavallo sotto sforzo. Libertà, bellezza e perfezione sono soltanto degli “a priori”,
abusati e svuotati di un reale significato.
 
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