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arte contemporanea, collettiva PALAZZO DEI DIAMANTI ​ Corso Ercole I D'este 21 Ferrara 44100

Ferrara - dal 9 marzo al 9 giugno 2013

Lo sguardo di MICHELANGELO. ANTONIONI e le arti

Lo sguardo di MICHELANGELO. ANTONIONI e le arti
PALAZZO DEI DIAMANTI
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Corso Ercole I D'Este 21 (44100)
+39 0532244949 , +39 0532203064 (fax)
diamanti@comune.fe.it
www.palazzodiamanti.it
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A celebrare il maestro ferrarese è una grande mostra, a cura di Dominique Païni - già direttore della Cinémathèque Française -, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara-Museo Michelangelo Antonioni, in collaborazione con la Cineteca di Bologna. La rassegna ripercorre la parabola creativa di Antonioni accostando i suoi lavori a opere di grandi artisti, come De Chirico, Morandi, Rothko, Pollock, Burri e Vedova, e offrendo un inedito e suggestivo dialogo tra film e pittura, letteratura e fotografia.
orario: lunedì 14.00-19.00, da martedì a domenica 10.00-19.00
Aperto anche Pasqua, Lunedì dell'Angelo, 25 aprile, 1 maggio e 2 giugno
(possono variare, verificare sempre via telefono)
vernissage: 9 marzo 2013. dalle ore 11 alle 14
Vernice per la stampa
ufficio stampa: STUDIO ESSECI
curatori: Dominique Païni
autori: Michelangelo Antonioni
genere: arte contemporanea

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comunicato stampa

Definito da Martin Scorsese «uno dei più grandi artisti del XX secolo, un poeta del nostro mondo che cambia», Michelangelo Antonioni (1912-2007) è uno dei padri della modernità cinematografica. La sua opera, che ha oltrepassato i confini della settima arte, è stata profondamente ispirata dalle arti figurative e ha esercitato a sua volta su di esse un notevole ascendente, come sul cinema di ieri e di oggi.

A celebrare il maestro ferrarese è una grande mostra, a cura di Dominique Païni - già direttore della Cinémathèque Française -, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalle Gallerie d'Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara-Museo Michelangelo Antonioni, in collaborazione con la Cineteca di Bologna. La rassegna ripercorre la parabola creativa di Antonioni accostando i suoi lavori a opere di grandi artisti, come De Chirico, Morandi, Rothko, Pollock, Burri e Vedova, e offrendo un inedito e suggestivo dialogo tra film e pittura, letteratura e fotografia.

Al pari di Roberto Rossellini, Michelangelo Antonioni ha contribuito al passaggio dalla vocazione realista del cinema italiano alla sua ambizione di farsi pensiero, come testimoniano Cronaca di un amore, La signora senza camelie e Il grido, contraddistinti da una scrittura cinematografica fatta di rotture, di misteri e di disgregazione. La celebre trilogia in bianco e nero, costituita da L'avventura, La notte e L'eclisse, la sperimentazione cromatico-narrativa de Il deserto rosso e i capolavori della maturità quali Blow-Up, Zabriskie Point, Professione: reporter, attestano come il regista italiano abbia saputo sondare l'animo umano con sguardo innovatore, radiografando le inquietudini del mondo contemporaneo senza mai abbandonare eleganza e seduzione.

Questa straordinaria carriera sarà raccontata a partire dal prezioso patrimonio di opere, oggetti e documenti relativi alla vita e al lavoro del regista di proprietà del Comune di Ferrara: i suoi film e documentari; le sceneggiature originali e le fotografie di scena, tra le quali spiccano quelle di Sergio Strizzi e Bruce Davidson; la biblioteca, la discoteca, gli oggetti personali e professionali che parlano delle passioni di Antonioni; l'epistolario, infine, intrattenuto con i maggiori protagonisti della vita culturale del secolo scorso, da Roland Barthes a Federico Fellini, da Andrei Tarkovsky a Giorgio Morandi. Queste testimonianze, appartenenti al fondo del Museo Antonioni, saranno accostate alle opere d'arte di grandi maestri del Novecento in un allestimento di grande fascino che metterà in scena un racconto per immagini, suoni e parole attorno ai temi e alle polarità che hanno segnato la poetica di Antonioni.

Il percorso espositivo, articolato in nove sezioni, vede avvicendarsi un racconto cronologico e approfondimenti tematici su alcuni motivi chiave del lavoro del regista: le leggendarie nebbie della pianura padana, che ammantano gli anni della giovinezza di Antonioni e ritornano in molti dei suoi film, sono contrapposte alla luce abbagliante dei deserti aridi e polverosi delle pellicole della maturità; a loro volta, le visioni della metropoli moderna, spesso ispirate alle atmosfere sospese della pittura metafisica, si alternano alle lucide premonizioni del disastro ecologico e della crisi finanziaria, sociale e ideologica che incombe sulla società dei consumi. Nel contempo, la bellezza "notturna" della Bosè - celebrata da una videoinstallazione realizzata appositamente per la mostra dall'artista, fotografo e regista francese Alain Fleischer - e la solarità della Vitti delineano i due poli dell'immaginario femminile di Antonioni, mentre l'indolenza dei personaggi maschili dei primi capolavori italiani è opposta alla rappresentazione della vitalità ribelle delle giovani generazioni della Swinging London o dell'America degli anni Settanta. Ad arricchire infine l'allestimento è un'installazione, collocata nel giardino interno di Palazzo dei Diamanti, ispirata ad una delle più celebri scene di Blow Up, quella della partita di tennis.

Sullo sfondo, come un autentico filo rosso lungo tutto il percorso espositivo, risalterà la costante attenzione del regista per il valore estetico e formale dell'immagine, sia essa un dettaglio catturato dalla realtà - dal documentario all'ingrandimento fotografico - o una reinvenzione fantastica, come negli acquerelli delle Montagne incantate. Ne emerge un ritratto artistico a tuttotondo che permette di documentare, la vita di uno dei più grandi cineasti del Novecento, gettando uno sguardo nuovo sul suo lavoro e offrendo una testimonianza viva della sua forza creativa e dell'intramontabile attualità della sua poetica e della sua opera.
 
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