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arte contemporanea, collettiva TERME DI DIOCLEZIANO ​ Viale Enrico De Nicola 79 Roma 00185

Roma - dal 26 marzo al 30 giugno 2013

Paolo Delle Monache / Benoit Felici - Non-finito, Infinito

Paolo Delle Monache / Benoit Felici - Non-finito, Infinito

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TERME DI DIOCLEZIANO
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Viale Enrico De Nicola 79 (00185)
+39 064880530 , +39 064814125 (fax)
www.archeorm.arti.beniculturali.it
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Le monumentali e antiche aule delle Terme di Diocleziano accolgono la mostra di due artisti contemporanei: tema delle opere è il frammento, l'incompiuto e la città
orario: dalle 9.00 alle 19.45, chiuso il lunedì. La biglietteria chiude un'ora prima
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: Intero € 10, ridotto € 6,50, valido 3 giorni per le 4 sedi del Museo Nazionale Romano: Terme di Diocleziano, Palazzo Massimo, Crypta Balbi, Palazzo Altemps
vernissage: 26 marzo 2013. ore 18 su invito
catalogo: in galleria.
editore: ELECTA
ufficio stampa: press.electamusei@mondadori.it
autori: Paolo Delle Monache, Benoit Felici
genere: arte contemporanea, doppia personale
email: info@studiocopernico.com

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comunicato stampa
Le monumentali e antiche aule delle Terme di Diocleziano accolgono la mostra di due artisti
contemporanei: lo scultore Paolo Delle Monache e il regista Benoit Felici. Non-finito, Infinito il
titolo dell'evento, promosso dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma in
collaborazione con Electa e con il sostegno dello Studio Copernico di Milano.

Tema delle opere dei due autori è il frammento, l'incompiuto e la città. Affermano i due autori:

“Le nostre ricerche, autonome, diverse e inconsapevoli l'una dell'altra, si sono incontrate

nel non-finito, infinito. Le abbiamo così immaginate sovrapponibili e complementari, due

facce di una stessa medaglia. Parallele, si sono riconosciute tra loro nella parte mancante

a cui approdano da due percorsi opposti. Ne è scaturito un ibrido che ci ha fatto sentire

come quei restauratori di sculture antiche che trovano due frammenti di una stessa opera,

che combaciano tra loro ricreando un frammento più ampio, ma comunque incompleto.

Un ibrido è del resto anche il suolo italiano, con la sua doppia congerie di non-finiti: dal

sottosuolo affiorano frammenti di antichi reperti e sopra il suolo edifici mai terminati.

Abbiamo cercato di parlare dell'incompiuto nel paesaggio e dell'incompiuto che è dentro

di noi, considerando quello che ci circonda una metafora di quello che siamo, e il nostro

lavoro un mezzo per prenderne atto".

I bronzi di Paolo Delle Monache rappresentano i luoghi del proprio vissuto e del suo

immaginario. Negli ultimi lavori, come Serendipity o Archeologia di un istante, una piccola

figura umana è circondata e inserita all'interno di un paesaggio urbano dalla forma

di colonna o di semisfera. Quelle forme sono una secrezione di ricordi ed evocano

l'habitatspaziotemporale delle conchiglie. Sono l'origine e l'identità che i piccoli ospiti

stratificano intorno a sé trasformandole nella testimonianza del proprio vissuto.

Il film Unfinished Italy di Benoit Felici mostra un paesaggio devastato da architetture
incompiute, da dighe senz’acqua e da rovine nate rovine. La voce narrante del film è
spesso quella di un pastore profetico che evoca sia antiche leggende che il desiderio di
rompere, in un ipotetico domani, l’incantesimo che ha reso i luoghi a lui circostanti immobili

come una statua di sale: senza passato e senza futuro.

Nella mostra cinema e scultura, i mezzi utilizzati dagli autori, si incontrano nel video

L'esperienza del non-finito diventando contenuto e contenitore l'uno dell'altro: frammenti

di Unfinished Italy proiettati sulle sculture creano intorno a loro caleidoscopi di forme.

Lo spazio-tempo filmico si sovrappone a quello delle presenze di bronzo, creando

sconfinamenti di immagini e di ombre, di nuvole che si rincorrono su forme immobili che a

loro volta entrano nel film con la loro ombra.

All'interno del percorso espositivo, il film Unfinished Italy è mostrato nella sua interezza

nell’aula XIbis trasformata in sala cinematografica, mentre nell’aula XI le opere di Delle

Monache sono intervallate dal grande mosaico bianco e nero che raffigura Ercole e

Acheloo, trovato nell’area della Villa di Nerone ad Anzio. Pertanto le grandi aule delle
Terme di Diocleziano, anch’esse rovine ma portatrici di memoria del passato con le loro nude
e imponenti pareti, diventano il luogo ideale per la messa in scena di un incontro artistico che

celebra una nuova riflessione sul futuro. “Osservare i non-finiti architettonici del presente ci

ha fatto intuire l’assenza di futuro. Riflettere sui frammenti di bellezza del passato ci ha

fatto tornare voglia di futuro. Attraverso la forma del frammento abbiamo pensato di poter

nuovamente immaginare il futuro: l’incompiuto come qualcosa di vivente, come lo è il

seme, che è un frammento dell’albero che sarà, un progetto lunghissimo che un giorno (ci

auguriamo) arriverà alla bellezza inseguita”.

Alla mostra si accompagna il volume Electa Non-finito, Infinito che documenta l’incontro

dei due artisti e la specificità della loro opera. All’introduzione di Marc Augé, antropologo

francese che con la sua teoria Rovine e macerie ha ispirato il lavoro di Paolo Delle Monache

e Benoit Felici, segue l’interpretazione critica di Marco Meneguzzo delle opere come

metafora di quello che siamo.

L'allestimento della mostra, curato da Maurizio di Puolo e Anna Ranghi dello Studio Metaimago

di Roma, si snoda nelle grandi aule delle Terme di Diocleziano: la X e la XI. Queste, oltre

ad essere museo di se stesse, conservano reperti di notevole valore storico. In particolare

nell’aula X, sono esposte due tombe a camera ricavate all’interno di un grosso nucleo di

tufo. I due sepolcri facevano parte di una vasta area di necropoli che si sviluppò lungo la

Via Portuense dalla fine del I sec. d.C. fino al III sec. e oltre: rappresentano idealmente

l'inizio e la conclusione della mostra Non-finito, Infinito e di un cerchio di storia che dal

reperto approda all'incompiuto della contemporaneità.

BIOGRAFIE

Paolo Delle Monache è nato a Roma nel 1969, ha studiato scultura all’Accademia di Belle Arti

di Bologna diplomandosi nel 1992. Nel 1993 vince il primo premio di scultura H.C. Andersen

all’Accademia Nazionale di San Luca a Roma. Hanno scritto del suo lavoro Roberto Tassi,

Walter Guadagnini, Marco Vallora, Robert Rosenblum, Marco Meneguzzo. Nel 2008 il Museo

Barracco di Roma ha ospitato una sua personale dal titolo “Ex-volto”; nel 2010 è stato invitato alla

mostra “La scultura italiana del XXI secolo” alla Fondazione Pomodoro di Milano; è del 2011 la

personale “Reperti ultimi” alla Galleria Estense di Modena. Vive a Bologna dove insegna scultura

all’Accademia di Belle Arti.

Benoit Felici è nato in Francia nel 1984. Le sue origini italiane e la passione per il
documentario l’hanno portato alla ZeLIG scuola di documentario di Bolzano, dove
si è diplomato in regia con il film Unfinished Italy, selezionato in vari festival di
cinema (Clermont-Ferrand 2011, Indie-Lisboa 2011) e con cui ha vinto numerosi
premi internazionali tra cui “Documenta Madrid”, Best Short Film; “Riff”, Best Italian 
Documentary Film; “Les Écrans Documentaires”, Students competition, “Adana Golden
Boll Film Festival”, Best Documentary (Mediterranean Short Film Award); “Lago Film
Fest”, Best Italian Documentary Film, “Students Award of Anger”, Premiers Plans 23rd
Edition. Ha inoltre ricevuto la menzione speciale CNC Italia 2011 (Centro Nazionale
del Cortometraggio Italiano). Unfinished Italy nel 2012 è stato invitato alla Biennale di
Architettura di Venezia 2012.

INFORMAZIONI TECNICHE

Titolo

Non-finito, Infinito

Periodo

27 marzo – 30 giugno 2013

Volume

Electa

Sede

Roma, Terme di Diocleziano

Aule X, XI e XI bis

Ingresso viale E. De Nicola 79

http://archeoroma.beniculturali.it/

Orari

dalle 9.00 alle 19.45, chiuso il lunedì

La biglietteria chiude un'ora prima

Ingresso

Intero € 10, ridotto € 6,50, valido 3 giorni per le 4 sedi del Museo

Nazionale Romano: Terme di Diocleziano, Palazzo

Massimo, Crypta Balbi, Palazzo Altemps

Informazioni
e visite guidate

tel. +39.06.39967700
www.coopculture.it

Ufficio stampa

Electa

per la Soprintendenza Speciale
per i Beni Archeologici di Roma
Gabriella Gatto
tel. +39.06.47497462
press.electamusei@mondadori.it

AULE TERME DI DIOCLEZIANO

La mostra è ospitata nelle grandi aule delle Terme di Diocleziano: la X e la XI.
L’aula X era uno degli ingressi al corpo centrale delle terme. Qui è collocata la tomba cosiddetta
dei Platorini, scoperta nel 1880 sulla riva destra del Tevere. Nelle nicchie sono state poste le urne
nella stessa posizione che avevano al momento del ritrovamento. Quasi tutte presentano una ricca
e raffinata decorazione con bucrani, ghirlande e festoni di frutta. Sempre provenienti dal sepolcro
sono la bellissima testa di Minatia Polla, databile in età giulio-claudia, come pure le statue di
Sulpicius Platorinus e di sua figlia Sulpicia Platorina.
Sono inoltre esposte due tombe a camera ricavate all’interno di un grosso nucleo di tufo. Entrambe
vennero alla luce nel 1951, durante lavori in Via Quirino Majorana: una è decorata in stucco bianco
figurato, con nicchie alle pareti e volta a botte; l’altra completamente affrescata, con la copertura
piana crollata nella parte centrale, tre edicole aggettanti sorrette da mensole e sormontate da
timpani, e nicchie su due pareti. I due sepolcri facevano parte di una vasta area di necropoli che si
sviluppò lungo la Via Portuense dalla fine del I sec. d.C. fino al III sec. e oltre.
Il tema funerario dell’aula è rafforzato dalla presenza di tre sarcofagi : il primo strigilato a kline;
il secondo, di altissimo livello qualitativo, con raffigurazione di Dioniso ed Arianna; l’ultimo a
ghirlande con eroti e scene di sacrificio. Si aggiungono quattro rilievi funerari a figure provenienti da
monumenti sepolcrali della via Appia e databili tra l’età di Cesare e Augusto.
Nelle nicchie dell’aula sono collocate statue di uomini togati e di donne panneggiate, di
provenienza ignota, ma da probabili contesti funerari. L’allestimento comprende anche due
preziose vasche: la prima in marmo giallo antico e l’altra in granito poggiata su due trapezofori:
esse quasi certamente facevano parte già in antico della decorazione delle Terme di Diocleziano.
Al centro dell’aula è sistemato il celebre gruppo scultoreo con Marte e Venere del 175 d. C., ritrovato
nel 1918 a Ostia.
L’aula XI, dopo restauri che hanno ridato tutta la monumentalità ad un spazio adibito a conserva
d’acqua del complesso termale, conserva al centro dell’area un grande mosaico bianco e nero che
raffigura Ercole e Acheloo, trovato nell’area della Villa di Nerone ad Anzio e risalente al II secolo
d.C., raffigurante Ercole e Acheloo. Rinvenuto nel 1931 nell’area archeologica della villa neroniana
di Anzio, presso l’Arco Muto, il mosaico è uno più grandi conservati presso la Soprintendenza, con
una superficie di circa 80 mq. Al centro, tra eleganti volute, è rappresentato Ercole mentre stringe
vittorioso il corno appena strappato dal capo sanguinante del dio fluviale Acheloo.
 
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