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arte contemporanea, collettiva FORO ROMANO ​ Via Della Salara Vecchia Roma 00186

Roma - dal 22 maggio al 29 settembre 2013

Post Classici

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FORO ROMANO
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Via Della Salara Vecchia (00186)
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Per la prima volta, l’arte del nostro tempo entra nel Foro romano: diciassette artisti si confrontano con luoghi e monumenti diversi, presentando opere quasi tutte realizzate per questa occasione. Le opere saranno esposte nel Foro romano nel Tempio di Romolo e nel Tempio di Venere e Roma, sul Palatino alla Vigna Barberini e allo Stadio di Domiziano che riapre al pubblico dopo molti anni e in seguito a interventi di restauro, al criptoportico neroniano e al Museo Palatino. Attraverso il percorso espositivo emerge il filo unico che unisce personalità diverse e che suggerisce la presenza di una vera tendenza dell’arte italiana del nostro tempo, implicita e trasversale: la post‐classicità
orario: Lunedì – domenica
Dalle 08.30 a un’ora prima del tramonto. Non si effettua chiusura settimanale. La biglietteria chiude un’ora prima
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: INTERO € 12, RIDOTTO € 7,50. Il biglietto consente l’accesso anche al Colosseo
vernissage: 22 maggio 2013. ore 18
catalogo: in galleria.
editore: ELECTA
curatori: Vincenzo Trione
telefono evento: +39 0639967700
note: Conferenza stampa e visita in anteprima della mostra al Tempio di Romolo alle 11.30, ingresso da VIA DEI FORI IMPERIALI (Largo della Salara Vecchia)
genere: arte contemporanea, collettiva
email: archeoroma.beniculturali.it
web: www.postclassici.it

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comunicato stampa
Il post-classicismo è una tendenza trasversale dell’arte italiana.

La animano alcuni tra i protagonisti dell’Arte Povera e della transavanguardia e solitarie personalità delle ultime generazioni. Sono artisti accomunati da precise intenzioni poetiche: il desiderio di radicare le loro opere in regioni lontane, il bisogno di riaffermare il valore della memoria, la volontà di guardare indietro in modo originale.

Sottraendosi alle mitologie del nuovo, distanti dai citazionismi postmodernisti e da vaghe riproposizioni anacronistiche, i post-classici scelgono di frequentare le stanze della storia dell’arte. Pur con sensibilità differenti, pensano la loro pratica come un gesto fondato non sul creare dal niente, ma sul “ritrovare”. In particolare, tornano ad attraversare i luoghi della classicità, intesa come archivio di icone e di categorie senza tempo: da reinventare, oltre ogni nostalgia.

Non mèta, ma “strumento” per misurarsi con i disorientamenti del presente. Patrimonio da rimodulare con disinvoltura. Spazio che può alimentare ansie e inquietudini. Territorio da sottoporre a infinite e continue riscritture, in un gioco di celebrazioni e di profanazioni.

Costellazione che, per dirla con Italo Calvino, tende a relegare l’attualità al rango di un rumore di fondo di cui non si può fare a meno.



Post Classici

La ripresa dell’antico nell’arte contemporanea italiana
a cura di Vincenzo Trione

Dal 23 maggio al 29 settembre gli spazi monumentali del Foro romano e del Palatino a Roma accolgono la mostra Post‐classici dedicata ai rapporti tra arte contemporanea e antichità: 17 artisti traggono ispirazione dal dialogo con i luoghi della classicità.

Il tema della mostra, curata da Vincenzo Trione e promossa dalla Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma in collaborazione con Electa, è il richiamo all’antico: inteso come fonte di valori “assoluti” ‐ bellezza, armonia, perfezione, misura, sapienza – che vengono reinterpretati in chiave moderna.

Per la prima volta, l’arte del nostro tempo entra nel Foro romano: diciassette artisti si confrontano con luoghi e monumenti diversi, presentando opere quasi tutte realizzate per questa occasione.

La mostra documenta l’attività di artisti italiani impegnati a sottrarsi a ogni internazionalismo stilistico, che avvertono il bisogno di richiamarsi all’identità italiana per riaffermarne con forza lo stile, nel segno di uno stringente e spesso conflittuale rapporto con la memoria, ma anche nell’orizzonte di una nuova riflessione tra contemporaneità e patrimonio storico.

Vincenzo Trione ha invitato a partecipare artisti di diverse generazioni. Dai maestri dell’arte povera – Kounellis, Pistoletto, Paolini ‐ a protagonisti della transavanguardia come Paladino; da figure isolate ‐ Parmiggiani, Longobardi, Albanese, Beecroft ‐ a grandi fotografi come Jodice e Biasiucci; da voci “mistiche” ‐ Botta, Pietrosanti ‐ a personalità lontane da gruppi e da tendenze come Aquilanti; da autori post‐informali come Colin a giovanissimi quali ZimmerFrei, Alis/Filliol e Barocco.

Sono stati quindi scelti artisti che intrattengono con la classicità un dialogo fondato su appropriazioni e reinvenzioni spesso audaci, che tendono ad acquisire figure e motivi dell’immaginario archeologico riscrivendoli e, spesso, evocando l’effetto delle rovine e dei reperti.

Le opere saranno esposte nel Foro romano nel Tempio di Romolo e nel Tempio di Venere e Roma, sul Palatino alla Vigna Barberini e allo Stadio di Domiziano che riapre al pubblico dopo molti anni e in seguito a interventi di restauro, al criptoportico neroniano e al Museo Palatino. Attraverso il percorso espositivo emerge il filo unico che unisce personalità diverse e che suggerisce la presenza di una vera tendenza dell’arte italiana del nostro tempo, implicita e trasversale: la post‐classicità.

Come afferma il curatore, questi artisti “servendosi di media diversi tendono a collocarsi in un territorio poetico comune, fino a dar vita a una sorta di implicito movimento. Ad accomunarli è il bisogno di reinventare temi fondamentali della classicità, fino a renderli irriconoscibili. Procedono tra citazioni e ripescaggi, in bilico tra rispetto e trasgressione, prelevano episodi storico‐artistici, che filtrano attraverso uno stratagemma caro alle avanguardie primonovecentesche: lo straniamento. Non compiono calchi fedeli: non innalzano la cultura del passato sopra un piedistallo irraggiungibile. Prediligono discontinuità, scarti, margini. Riscrivono frammenti dell’antichità: barlumi che fanno appena intuire la totalità. Decontestualizzano e riusano arbitrariamente alcuni elementi di altre epoche, proiettandosi verso esiti allegorici. Classico, per questi artisti, non riguarda solo il passato, ma investe il presente e prefigura gli scenari dell’avvenire. È ciò che tende a relegare l’attualità al rango di un rumore di fondo di cui non si può fare a meno. Un momento estraneo e sempre sorprendente, da investigare nella sua complessità, da riconquistare ogni giorno, per farlo riemergere come relitto, scheggia.”

Accompagna la mostra il volume Post‐classici. La ripresa dell’antico nell’arte contemporanea italiana edito da Electa per la collana Fiori blu. Nel libro, oltre alla documentazione delle opere esposte, è analizzato il rapporto tra classicità e contemporaneo in diversi ambiti: arte (Vincenzo Trione), archeologia (Marcello Barbanera), letteratura (Alessandro Piperno), mitologia (Maurizio Bettini), cinema (Gianni Canova), fino a delineare un viaggio “ideale” tra passato e presente ai Fori e al Palatino (Emanuele Trevi).

La mostra sarà accompagnata da un public program a cura di Doppiozero composto da sei incontri con scrittori e intellettuali.
 
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