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arte contemporanea, collettiva MADRE - MUSEO D'ARTE DONNA REGINA ​ Via Luigi Settembrini 79 Napoli 80139

Napoli - dal 20 dicembre 2013 al 24 marzo 2014

Vettor Pisani - EROICA / ANTIEROICA: una retrospettiva

Vettor Pisani - EROICA / ANTIEROICA: una retrospettiva
MADRE - MUSEO D'ARTE DONNA REGINA
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Via Luigi Settembrini 79 (80139)
+39 08119313016
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la prima e la più completa
retrospettiva, per ampiezza e completezza delle opere, mai dedicata a uno
dei più importanti artisti italiani contemporanei, Vettor Pisani (Bari, 1934-
Roma, 2011).
vernissage: 20 dicembre 2013.
editore: ELECTA
curatori: Andrea Viliani, Eugenio Viola
autori: Vettor Pisani
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
ll MADRE - Museo d’Arte Contemporanea DonnaREgina di Napoli
ospiterà dal 20 dicembre 2013 al 24 marzo 2014 la prima e la più completa
retrospettiva, per ampiezza e completezza delle opere, mai dedicata a uno
dei più importanti artisti italiani contemporanei, Vettor Pisani (Bari, 1934-
Roma, 2011).
Omonimo di un condottiero veneto del Trecento, Vettor Pisani, la cui
famiglia paterna era originaria di Ischia, amava raccontare di essere
figlio di un ufficiale della Marina e di una ballerina di strip-tease: fin da
questa sua biografia in parte reale in parte fittizia, riscritta “ad arte”,
Vettor Pisani si presenta come una figura assolutamente unica. A partire
dalla sua prima mostra, nel 1970, alla Galleria La Salita di Roma (Maschile,
Femminile e Androgino - Incesto e Cannibalismo in Marcel Duchamp), e poi
con la partecipazione ad alcune fra le più importanti mostre degli anni
’70, fra cui Vitalità del negativo nell’arte italiana 1960-70 (1970), Documenta
V (1972), Contemporanea (1973-1974), la Settimana internazionale della
performance alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna (1977) e le otto
partecipazioni alla Biennale di Venezia a partire dal 1972, Vettor Pisani si
è progressivamente rivelato come uno dei testimoni e dei più importanti
esponenti della ricerca artistica in Italia a partire dagli anni ’70, nonché
un autore fra i più personali e visionari nel panorama artistico della sua
generazione. Nella formulazione di provocazioni linguistiche ed estetiche
e nell’esplorazione di modalità espressive rivelatesi dense di significato
per le generazioni successive, la sua figura ci appare, oggi, radicalmente
contemporanea, quella di un vero e proprio precursore che ha saputo unire
l’investigazione concettuale all’ironia, il gioco linguistico a quello di ruolo,
il mascheramento alla ricerca della verità, la grande Storia alla cronaca più
triviale, il sacro al profano, l’arte del passato alle provocazioni del presente.
Tutte le opere di Vettor Pisani si situano sistematicamente non solo oltre
i confini che dividono fra loro discipline quali arte, letteratura, teatro,
musica, architettura, filosofia, poesia, scienza (comprese le scienze occulte),
ma anche al di là dell’idea stessa dell’artista come figura singolare e unitaria,
come esemplarmente dimostrato dal riferimento, costitutivo della poetica
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per le arti contemporanee
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contemporanea
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Vettor Pisani
dell’artista, a figure-simbolo come quelle di Marcel Duchamp, Yves Klein,
Joseph Beuys o dalla estesa collaborazione-identificazione fra l’artista e
Michelangelo Pistoletto in occasione del progetto Plagio (avviato da Pisani,
dopo la partecipazione nel 1970, su invito di Pistoletto, alla mostra curata
da Achille Bonito Oliva Amore mio); o, ancora, dalla sua relazione con artisti
quali, fra gli altri, Alighiero Boetti e Gino De Dominicis.
Disseminate di triangoli, cerchi e semi-croci, specchi e tavoli, labirinti e
piramidi, padiglioni e modellini architettonici, alambicchi e clessidre,
pianoforti e violini accostati a busti, manichini, calchi, fusioni di figure
religiose come Cristo, la Madonna, gli angeli, o immagini di Edipo e
della Sfinge o dell’isola dei morti di Arnold Böcklin, e popolate da un
vero e proprio bestiario personale (tartarughe, conigli, galline, scimmie,
pesci rossi, lumache, cavie, gatti, pavoni, aquile e piccioni), le opere di
Vettor Pisani sono teatri immaginari della memoria e della conoscenza,
rappresentazioni filosofiche e conoscitive “della storia moderna
dell’Europa” e delle sue contraddizioni, effimere scenografie di questioni
morali e quesiti intellettuali imprescindibili quanto insolubili, forme
di introduzione alla complessità della speculazione espressa attraverso
l’ordinarietà del quotidiano, soglie spazio-temporali fra epoche differenti,
codici di comunicazione fra stati o entità opposte (eroe e antieroe; umano e
divino; umano e animale; uomo e donna; vita e morte) e, infine, provvisori
musei dell’inevitabile distruzione e costante ricostruzione dell’arte, in cui,
nella caleidoscopica molteplicità degli artefatti e dei riferimenti dell’artista,
le dimensioni della storia e del mito, i generi sessuali, le differenti tradizioni
culturali e l’identità stessa dell’artista si fondono in un unicum indefinibile,
per statuto critico e consistenza estetica.
Impegnato nell’individuazione e perlustrazione di un’ideale coesione fra
pensiero, azione e opera attraverso la costante e multiforme adozione di
dispositivi di messa in scena performativi e narrativi, Vettor Pisani sviluppa
la sua ricerca senza soluzione di continuità fra le diverse opere, fino quasi
a configurare la sua intera produzione (in cui spesso opere precedenti
sono riutilizzate per creare nuove opere) come un’unica opera d’arte
totale in costante metamorfosi, una poderosa messa in scena spettacolare,
un’enciclopedica teoria/pratica del pensare/fare arte tanto difficile da
definire in modo lineare, quanto entusiasmante da ripercorrere nel suo
labirintico ritorno ai suoi nuclei ispiratori. Una produzione, quella di Pisani,
che trova alcune delle più consistenti realizzazioni nelle tante versioni di
RC Theatrum (vero e proprio teatro rosacrociano presentato per la prima
volta alla Biennale di Venezia del 1976 e poi ripresentato e approfondito
negli anni in diverse versioni, fra cui Il Teatro di Edipo, Il Teatro della Vergine,
L’Isola Azzurra, Il Teatro della Sfinge, Il Teatro di Artisti e Animali, Il Teatro di
Cristallo, Virginia con i pesci rossi), nei cicli dedicati alle isole di Capri e Ischia
e a “Napoli Borderline”, nelle opere politiche che hanno come fulcro i temi
dell’ebraismo, del nazismo, della compromessa identità europea (fino a
occuparsi del tema dei migranti), e nel progetto del Virginia Art Theatrum/
Museo della Catastrofe, opera realizzata dal 1995 al 2006 in una cava di
travertino dismessa presso Serre di Rapolano, Siena, che si configura
come il culmine di tutta la sua ricerca: dimora, pietra filosofale, opus in cui
si condensa la sua stessa idea di arte. Progetti e opere che, tutti, saranno
ricostruiti, riallestiti e documentati in mostra.
In tutte queste opere e progetti, storia dell’arte, politica, psicoanalisi, cultura
popolare, cronaca quotidiana, filosofie ermetiche, simboli massonici, riti
alchemici e dottrina rosacrociana si sovrappongono inestricabilmente fra
loro, spesso in modi bizzarramente dissonanti, quando non ironici e spesso
autoironici, eppure sempre paradossalmente coerenti nel creare un senso e
un mondo propri: quel tertium che è l’opera d’arte per Vettor Pisani, l’unico
spazio-tempo, sinestetico e autoriflessivo, in cui l’arte può essere concepita
al contempo come atto critico e impulso visionario, dando vita da un lato
a un’ “arte-critica”, che si nutre, cita, commenta, riflette e “colpisce l’arte,
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Vettor Pisani
servendosi dell’arte” (M. Calvesi), e dall’altro a un’ “arte che ci fa vedere
l’indicibile”, come scriveva l’artista stesso, ovvero che svela il rimosso della
psiche e della storia, sonda le profondità del senso delle cose e rende visibile
l’invisibile (le idee dei filosofi, le visioni dei mistici, le illusioni del teatro, le
finzioni della scrittura, i sogni, come gli incubi, del nostro cervello). Questo
statuto critico-visionario si è definito negli anni nella stretta collaborazione
fra l’artista e la moglie Mimma Pisani, partecipe esegeta, configurandosi
come la comune sceneggiatura di una performance teatrale in più puntate,
come una continua e congiunta dichiarazione di poetica e fabulazione
e, infine, come percorso di vita. Nella totalizzante, ma spesso divertita,
esplorazione sul “senso segreto (nascosto) della realtà, dell’arte e della
cultura” si coniuga in Vettor Pisani il richiamo alla figura semantica e al
destino sia dell’eroe che dell’antieroe (termini ricorrenti nei titoli delle sue
opere e scritti, come nella letteratura critica a lui dedicata), configurando
l’artista quindi come interprete, volutamente tragicomico, dell’Io quale
soggetto storico occidentale alla deriva la cui identità frammentaria diviene
metafora di una modernità pervertita nella post-modernità e nella cacofonia
contemporanea che, se ha smarrito la centralità dell’essere, l’essenza della
conoscenza e l’impronta stessa dell’umano (per non parlare dell’assurdità
dell’arte e del suo sistema, a cui Pisani si è senza dubbio progressivamente
sottratto), rimane pervaso da un anelito rigeneratore e da un’insopprimibile
ansia di significato, di unità, di assoluto, di un ritorno all’immaginario
come unica fonte possibile di reazione e ispirazione.
Offrendo una visione approfondita dei principali aspetti di questa ricerca,
al contempo estremamente vasta e profondamente complessa, stratificata
nel tempo e articolata nei mezzi espressivi, la mostra – a cura di Andrea
Viliani ed Eugenio Viola e con la supervisione scientifica di Laura
Cherubini – è la più completa ad oggi dedicata all’artista e raccoglie il più
consistente gruppo di opere, sia storiche che recenti, mai riunito in una sua
mostra, permettendo di ripercorrere l’intera produzione dell’artista, dalle
installazioni site-specific ai disegni e ai collage, dai dipinti su tela e su pvc
alle azioni performative, dalle immagini fotografiche e filmiche ai lavori a
tecnica mista, con un essenziale corredo di materiali di documentazione.
A conclusione della mostra, nel 2014, il Madre produrrà un’importante
pubblicazione monografica bilingue (italiano / inglese), edita da Electa,
che includerà, tra l’altro, un esteso apparato critico, bio-bibliografico e
iconografico comprendente immagini a colori e schede di approfondimento
su tutti i nuclei di opere presentate, una serie di saggi inediti, un’estesa
antologia di testi storici e dizionari-lemmari critici.
Ripercorrendo la biografia dell’artista – le cui origini e formazione baresi
vengono indagate a fondo – una seconda mostra sarà presentata, nei
primi mesi del 2014, al Teatro Margherita di Bari (città natale dell’artista).
Concepita appositamente per gli spazi del Teatro Margherita e organizzata
in collaborazione fra Fondazione Donnaregina, Napoli, e Comune di
Bari, la mostra riunirà opere e documentazioni dagli anni ’70 (fra cui
documentazione della mostra personale dell’artista al Castello Svevo di Bari
nel 1970, quale vincitore del Premio Nazionale Pino Pascali, attribuito dalla
Galleria nazionale d’arte moderna di Roma) alla produzione più recente, in
cui l’elemento della messa in scena sarà il filo conduttore di un allestimento
che, ripercorrendo i principali snodi della ricerca di Vettor Pisani, evocherà
al contempo la natura e la vocazione originaria degli spazi espositivi del
Teatro Margherita.
Vettor Pisani nasce a Bari nel 1934 (anche se l’artista, ricordando le origini
della sua famiglia, dichiarava in alcune occasioni di essere nato a Ischia o a
Napoli), e muore a Roma nel 2011.
Mostre personali gli sono state dedicate da istituzioni quali la Galleria
nazionale d’arte moderna, Roma (mostra al Castello Svevo, Bari, in qualità
di artista vincitore del Premio Nazionale Pino Pascali) nel 1970, il Museum
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Folkwang di Essen nel 1982, la Diputació de Valencia nel 1990, nel 1992 dalla
Galleria Civica d’Arte Contemporanea di Trento, nel 2011 dalla Fondazione
Morra-Palazzo Ruffo di Bagnara, Napoli, e nel 2012, a pochi mesi dalla
scomparsa dell’artista, dal MACRO di Roma. Pisani ha partecipato a
numerose mostre periodiche e biennali fra cui, oltre a Documenta V, Kassel,
nel 1972, alla Biennale di Venezia (1972, 1976, 1978, 1984, 1986, 1990, 1993,
1995) e alla Quadriennale di Roma (1973, 1986, 1992), ricordiamo la XV
Biennale, San Paolo del Brasile (1979) e la Nouvelle Biennale de Paris, Parigi
(1973, 1985). Tra le mostre collettive a cui ha partecipato ricordiamo: Amore
mio, Palazzo Ricci, Montepulciano (1970); Vitalità del negativo nell’arte italiana
1960-70, Palazzo delle Esposizioni, Roma (1970); Contemporanea, Parcheggio
di Villa Borghese, Roma (1973-1974); Italy Two. Art Around ’70, Museum of
Civic Center, Philadelphia (1973); Rencontre internationale ouverte de vidéo,
Espace Pierre Cardin, Parigi (1975); Arte e critica 1980, Galleria nazionale d’arte
moderna, Roma (1980); Through the Looking Glass, Palazzo delle Esposizioni,
Roma, (1980); Linee della ricerca artistica in Italia 1960- 1980, Palazzo delle
Esposizioni, Roma (1981); Avanguardia/Transavanguardia 68-77, Roma (1982);
Italian Art Now: an American Perspective, Solomon R. Guggenheim Museum,
New York (1982); Arte Italiana 1960-1982, Hayward Gallery, Londra (1982);
Nell’Arte. Artisti italiani e francesi a Villa Medici, Accademia di Francia, Roma
(1983); Der Traum des Orpheus: Mythologie in der italienischen Gegenwartskunst,
1967-1984, Städtische Galerie im Lenbachhaus, Monaco (1984); L’Italie
aujourd’hui: Regards sur la peinture italienne de 1970 à 1985, Centre national d’Art
contemporaine-Villa Arson, Nizza (1985); Terrae Motus e Terrae Motus 2 a Villa
Campolieto, Ercolano, nel 1986, e al Grand Palais, Parigi, nel 1987; Beuys zu
Ehren, Städtische Galerie im Lenbachhaus, Monaco (1986); Emerging Artists
1978-1986: Selections from the Exxon Series, Solomon R. Guggenheim Museum,
New York (1987); Mythos Italien, Bayerische Staatsgemaeldesammlungen,
Monaco (1988); Open Mind (Gesloten Circuits), Museum van Hedendaagse
Kunst, Gent (1989); Orientamenti dell’arte italiana: Roma 1947-1989, Casa
Centrale degli Artisti, Mosca; Sala Centrale delle Esposizioni, Leningrado
(1989); Pittura italiana da Collezioni Italiane, Castello di Rivoli Museo d’Arte
Contemporanea, Rivoli-Torino (1997); Minimalia. Da Giacomo Balla a … /
Minimalia. An Italian Vision in 20th Century Art, Palazzo Querini Dubois,
Venezia-Palazzo delle Esposizioni, Roma-P.S.1, New York (1997-2000); Il Bello
e le bestie -Metamorfosi, artifici e ibridi dal mito all’immaginario scientifico, MARTMuseo
d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto (2005);
Celebration / Institution / Critique, Fondazione Galleria Civica-Centro di Ricerca
sulla Contemporaneità, Trento (2009); Inganni ad arte. Meraviglie del trompe l’oeil
dall’antichità al contemporaneo, Palazzo Strozzi, Firenze (2009).
 
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