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arte contemporanea, collettiva BIBLIOTECA COMUNALE ​ Piazzetta Venosto Lucati 1 Como 22100

Como - dal 5 luglio al 26 agosto 2014

Emilio Alberti - Labirinti. Metafore della conoscenza

Emilio Alberti - Labirinti. Metafore della conoscenza

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La Biblioteca Comunale di Como espone libri d’artista, dipinti, opere su carta dell'artista Emilio Alberti.
Divagazioni e approfondimenti intorno a un tema: il labirinto nelle sue infinite variazioni. Meandri e volute tortuose sulle quali aleggia incombente il tempo, che si sostanzia in forma di pendolo, obelisco o piramide, ombra che si allunga, minacciosa scansione di istanti che si fanno eternità. I labirinti di Emilio Alberti sono raffigurazioni ipnotiche che finiscono per rappresentare la vita e le sue diramazioni. Non ci sono soluzioni né scorciatoie. Vie tortuose e intricate come il pensiero che, aggregatore di connessioni alla ricerca di un senso, si fa specchio della condizione umana. Metafora di un cammino, di un pellegrinare alla ricerca di senso. Un senso sfuggente che l’uomo tenta ogni volta di afferrare, tanto che il vagare solitario nel labirinto diventa una luminosa metafora che simboleggia un più astratto non sapere dove stiamo andando nel mondo
orario: da lunedì a venerdì 9,30 - 19,00, sabato 14,00 - 19,00, domenica chiuso
(possono variare, verificare sempre via telefono)
vernissage: 5 luglio 2014. ore 17,00
curatori: Michele Caldarelli, Chiara Milani
autori: Emilio Alberti
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
La Biblioteca Comunale di Como espone libri d’artista, dipinti, opere su carta dell'artista Emilio Alberti.
Divagazioni e approfondimenti intorno a un tema: il labirinto nelle sue infinite variazioni. Meandri e volute tortuose sulle quali aleggia incombente il tempo, che si sostanzia in forma di pendolo, obelisco o piramide, ombra che si allunga, minacciosa scansione di istanti che si fanno eternità. I labirinti di Emilio Alberti sono raffigurazioni ipnotiche che finiscono per rappresentare la vita e le sue diramazioni. Non ci sono soluzioni né scorciatoie. Vie tortuose e intricate come il pensiero che, aggregatore di connessioni alla ricerca di un senso, si fa specchio della condizione umana. Metafora di un cammino, di un pellegrinare alla ricerca di senso. Un senso sfuggente che l’uomo tenta ogni volta di afferrare, tanto che il vagare solitario nel labirinto diventa una luminosa metafora che simboleggia un più astratto non sapere dove stiamo andando nel mondo.
Pensare, ricordare, vagabondare e mettere tutto in relazione: i segni della realtà esteriore con le storie piccole e grandi del mondo.
Spesso nelle opere di Emilio Alberti aleggia un senso di mistero. E con questo mistero, da cui si è fatto rapire, l’artista prova a rapire lo spettatore.
Siamo mossi dal bisogno di cercare pur sapendo che trovare una risposta definitiva è impossibile e, osserviamo, scaviamo, interpretiamo, sentendoci allo stesso tempo soli e parte di tutto. Perché vagare percorrendo sentieri incogniti risponde in fondo all’utopia di tracciare una mappa dei vasti e invisibili confini dell’uomo.
Il labirinto di Emilio Alberti unisce idealmente la dimensione temporale e quella spaziale, dal momento che è prima di tutto un “luogo”, attraverso cui penetrare attraverso un percorso obbligato. Percorrere uno spazio definito è un’altra forma di misurazione del tempo.

“Argomentando sulle opere di Emilio Alberti, possiamo osservare, e più ampiamente ricordare prendendo in considerazione tutta l'ampiezza della sua ispirazione artistica, come nel suo lavoro riflessi e diffrazioni generati dall'acqua e dall'aria siano gli elementi più osservati ed elaborati. La loro oscillazione, le metamorfosi cromatiche, gli istanti percettivi che nel flusso del divenire ce ne rivelano la natura fisica e ne permeano l'interpretazione simbolica, si ritrovano in ogni sua opera, espressi dai colori, rappresentati da metafore e simboli compositivi: meridiane, pendoli, gnomoni, labirinti, specchi d'acqua, onde e vortici... in un vero viaggio, anch'esso labirintico, fra gli elementi. In più di un'opera viene evidenziata, a corollario, un'impronta digitale (la sua) impressa/ingigantita sulla superficie della tela... fatta di circonvoluzioni, trasformata in immagine enigmatica che nel suo essere “biologica” nella metonimia identità/verità ricorda il groviglio fisico e funzionale della massa cerebrale come pure le sinuosità delle viscere simbolicamente rappresentate dall'antica effigie del volto di Humbaba, celato da sette veli, custode misterioso della foresta degli dei e ucciso da Gilgamesh. L'epopea di questo eroe babilonese che sfida il divino, prefigura l'avventura di Teseo e la foresta/giardino, luogo oscuramente disorientante, prelude alla costruzione di Cnosso, con un comun denominatore espresso dalla decisionalità eroica. Il labirinto si rivela dunque luogo/logos delle verità e delle contraddizioni fra le quali si snoda il percorso, un percorso fatto di scelte che il "filo di Arianna" guida.”
Michele Caldarelli
 
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