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arte contemporanea, collettiva FONDAZIONE MAGNANI ROCCA ā€‹ Via Fondazione Magnani Rocca 4 Traversetolo 43029

Traversetolo (PR) - dal 12 settembre all'otto dicembre 2014

MANZÙ / MARINO. Gli ultimi moderni.

MANZÙ / MARINO. Gli ultimi moderni.
FONDAZIONE MAGNANI ROCCA
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Via Fondazione Magnani Rocca 4 (43029)
+39 0521848327 , +39 0521848337 (fax), +39 0521848148
info@magnanirocca.it
www.magnanirocca.it
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Per la prima volta la scultura č protagonista nella Villa dei Capolavori sede della Fondazione Magnani Rocca a Mamiano di Traversetolo, presso Parma. La Fondazione, che gią ospita nella collezione permanente capolavori marmorei dei pił grandi scultori italiani dell’Ottocento, Antonio Canova e Lorenzo Bartolini, presenta ora la grande scultura del Novecento, rappresentata da Giacomo Manzł e Marino Marini che negli anni cinquanta e sessanta, dopo i riconoscimenti nazionali, diventano anche i campioni dell’arte italiana all’estero
orario: Aperto anche tutti i festivi. Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso, aperto lunedì 8 dicembre.
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: € 9,00 valido anche per le raccolte permanenti - € 5,00 per le scuole.
vernissage: 12 settembre 2014. su invito
editore: SILVANA EDITORIALE
ufficio stampa: STUDIO ESSECI
curatori: Laura D'’Angelo, Stefano Roffi
autori: Giacomo Manzù, Marino Marini
genere: arte contemporanea, doppia personale

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comunicato stampa
Per la prima volta la scultura č protagonista nella Villa dei Capolavori sede della Fondazione Magnani Rocca a Mamiano di Traversetolo, presso Parma. La Fondazione, che gią ospita nella collezione permanente capolavori marmorei dei pił grandi scultori italiani dell’Ottocento, Antonio Canova e Lorenzo Bartolini, presenta ora la grande scultura del Novecento, rappresentata da Giacomo Manzł e Marino Marini che negli anni cinquanta e sessanta, dopo i riconoscimenti nazionali, diventano anche i campioni dell’arte italiana all’estero; offrendo un’interpretazione della scultura figurativa classica in una chiave stilistica del tutto personale, dagli esiti affascinanti e sorprendenti, dimostrano come essa fosse ben lontana dall’obsolescenza e dalla chiusura alla storia, bensģ perfettamente in grado di esprimere il dramma e il senso dell’uomo dopo le dissoluzioni del conflitto planetario. Le loro opere entrano cosģ a far parte dei maggiori musei di tutto il mondo e i due artisti conquistano l’attenzione del collezionismo e del pubblico.
A cura di Laura D’Angelo e Stefano Roffi, la mostra, aperta dal 13 settembre all’8 dicembre 2014, intende approfondire questa vicenda, sinora poco indagata dagli studi, proponendosi di individuare gli elementi che favorirono il grande successo di Manzł e di Marino. Un’ampia selezione di sculture, dipinti e lavori grafici realizzati dai due artisti negli anni compresi tra il 1950 e il 1970 documenta la loro fiduciosa apertura verso le molteplici lingue della modernitą e la capacitą dimostrata da entrambi nell’incontrare il gusto di un colto e sofisticato mercato internazionale.

Il percorso espositivo si apre con due opere emblematiche, il Grande ritratto di signora di Manzł e il Cavaliere di Marino - la prima del 1946, la seconda del 1945 - provenienti da prestigiose collezioni private: due sculture in grado di introdurre gli aspetti pił importanti delle ricerche compiute dai due artisti, dal riferimento a Medardo Rosso per Manzł, alla questione della serialitą posta dalle sculture di Marino. Seguono grandi bronzi, rilievi, dipinti e lavori grafici, in una successione che tiene conto dei temi maggiormente praticati da entrambi nei decenni presi in esame. Oltre al tema della danza che accomuna i due artisti, oltre ai celeberrimi Cardinali di Manzł e ai Giocolieri di Marino, una speciale attenzione viene dedicata ai ritratti; non soltanto per sottolineare l’interesse che entrambi nutrirono nei confronti di questo genere artistico, ma anche per fornire una chiave di lettura della loro personalitą attraverso i nomi degli artisti, dei galleristi, dei collezionisti e delle personalitą che ne sostennero e accompagnarono l’attivitą lungo gli anni cinquanta e sessanta, quali papa Giovanni XXIII, Igor Stravinskij, Marc Chagall, Jean Arp, Mies van der Rohe, John Huston, Kokoschka, il cardiochirurgo Barnard, oltre alle mogli, Inge Manzł e Marina Marini.

Marino (Pistoia 1901 – Viareggio 1980) si iscrive nel 1917 all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove frequenta i corsi di pittura e di scultura. Manzł (Bergamo 1908 – Roma 1991), a differenza di Marino, non puņ vantare un’educazione accademica; figlio di un calzolaio, egli si forma all’interno delle botteghe bergamasche specializzate nell’intaglio e nella doratura.
Tra la fine degli anni venti e l’inizio dei trenta Marino e Manzł si trasferiscono a Milano, dove ha inizio una stagione di riflessione e di ricerca che condurrą entrambi, nel giro di pochi anni, a imporsi nel contesto artistico nazionale. Nel 1935 Marino si aggiudica il premio di scultura alla II Quadriennale d’Arte Nazionale di Roma; all’edizione successiva dell’esposizione, nel 1939, il premio di scultura č assegnato a Manzł. La carriera dei due artisti prosegue con intensitą lungo gli anni quaranta e alle mostre si succedono nuovi riconoscimenti. Nel 1948 Manzł allestisce una sala personale alla Biennale di Venezia e si aggiudica il premio per uno scultore italiano assegnato dal Comune di Venezia; nel 1952 il medesimo premio č assegnato a Marino.
Č all’indomani di questi riconoscimenti che per i due scultori si inaugura la fase di maggior impegno sul fronte internazionale: le loro opere figurano nelle pił importanti esposizioni allestite in Gran Bretagna, Francia, Germania e Stati Uniti e, mentre dagli anni cinquanta l’attivitą di Marino si sposta principalmente all’estero, Manzł inizia a lavorare alla realizzazione della Porta della Morte per la Basilica di San Pietro, la cui inaugurazione, nel 1964, segna il punto di massima popolaritą raggiunto dall’artista.
La mostra presso la Fondazione Magnani Rocca riunisce opere altamente significative di Marino e di Manzł e si propone di rileggere l’attivitą di questi due scultori proprio in relazione agli stimoli derivanti dal dibattito critico nazionale, alle novitą avanzate dalle Biennali di Venezia e alla conoscenza dei contesti artistici internazionali.

La collaborazione da parte della Fondazione Marino Marini di Pistoia, del Museo Marino Marini di Firenze, della Fondazione Giacomo Manzł e del Museo Manzł di Ardea, di altri musei e di importanti collezioni private, ha consentito lo spostamento di opere viste raramente al di fuori dei singoli contesti museali o di dimore riservate, permettendo un confronto diretto - visivo e critico - tra Marino e Manzł che rappresenta la decisiva novitą dell’esposizione.

Il ricco catalogo della mostra riunisce contributi di Barbara Cinelli, Marcella Cossu, Laura D’Angelo, Flavio Fergonzi, Giulia Manzł, Teresa Meucci, Stefano Roffi, Maria Teresa Tosi e affronta problemi nuovi secondo nuove prospettive di studio. All’approfondimento su questioni di contesto si aggiungono riflessioni sul genere del ritratto, sul significato della serialitą in scultura, sulle fonti visive della scultura di Marino e di Manzł, sui modi in cui sono state fotografate le loro sculture e sulla ideologia scultorea che ne č sottesa.
 
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