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arte contemporanea, collettiva GALLERIA FONTE D'ABISSO ​ Via Del Carmine 7 Milano 20121

Milano - dal 21 ottobre al 18 dicembre 2004

Consagra. Colloquio con la vita

Consagra. Colloquio con la vita
GALLERIA FONTE D'ABISSO
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Via Del Carmine 7 (20121)
+39 0286464407 , +39 02860313 (fax)
info@fdabisso.com
www.fdabisso.com
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L’esposizione che la Galleria Fonte d’Abisso inaugura il 21 ottobre prossimo vuole rendere omaggio a questo Maestro attraverso una mostra di carattere storico in cui trentatré selezionate opere, di cui la maggior parte focalizzata sugli anni Cinquanta e Sessanta
orario: 10.30 – 13.00 / 15.30 – 19.00
Chiusura lunedì e festivi
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 21 ottobre 2004. ore 18.30
catalogo: con testo critico di Manuela Kahn - Rossi
editore: MAZZOTTA
autori: Pietro Consagra
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
Pietro Consagra è fra gli artisti che hanno contribuito in modo determinante al rinnovamento della scultura del dopoguerra. Nato nel 1920 e testimoniando inizialmente del clima d’inquietudine caratteristico del quarto decennio del secolo, egli ha saputo sintonizzarsi immediatamente sui canali di ricerca più avanzati ed estesi a livello europeo, fornendo un apporto originale, a volte polemico nei suoi risvolti, acuto e mai scontato, al dibattito sulla scultura della seconda metà del XX secolo.
Fondando la propria progettazione artistica su un indispensabile rapporto tra disegno e scultura, e sviluppando problematiche fondamentali legate ad un nuovo senso dell’opera sollevate dalle avanguardie storiche e sviluppate nelle ricerche scultoree degli anni Venti e Trenta, egli perviene a enucleare il tema cardinale della frontalità nella scultura, da cui trarrà sostanza, coerenza ideologica, forma, stile, ubicazioni, e inarrestabile stimolo creativo durante tutta la sua lunga e proficua attività.
E’ indubbio che Consagra, in particolar modo negli anni Cinquanta e Sessanta, rappresenti una delle punte avanzate della ricerca scultorea. La sua indagine indirizzata ad una riduzione bidimensionale della scultura e alla successiva bifrontalità della stessa, emerge inizialmente da una lettura sapiente non solo dei risultati, bensì dei principi creativi di artisti delle avanguardie quali ad esempio Picasso, Klee, Gonzalez, i Futuristi o i Costruttivisti. Egli raccoglie tali eredità spingendo ben oltre la riflessione.
Proprio tramite l’inappellabilità della frontalità – soluzione tanto radicale quanto vivace e raffinata – fornisce la risposta al processo lungo e complesso di scardinamento, iniziato sul finire del XIX secolo, della scultura intesa nei suoi parametri classici, e apre a nuovi fronti permeabili a preoccupazioni contemporanee quali ad esempio quella dell’opera in situ.

L’esposizione che la Galleria Fonte d’Abisso inaugura il 21 ottobre prossimo vuole rendere omaggio a questo Maestro attraverso una mostra di carattere storico in cui trentatré selezionate opere, di cui la maggior parte focalizzata sugli anni Cinquanta e Sessanta, coprono un ampio periodo di attività. Accanto a capolavori quali Incontro incantato o Coro impetuoso eseguiti alla fine degli anni Cinquanta, sono presenti vari Ferri dipinti tra cui il celebre Giardino nero del 1966 realizzato per contrasto ad un raro Giardino bianco. Materiali diversi, bronzo, ferro, marmo ed altre pietre o metallo, sanciscono in opere quali Pietra di Versilia Giallo Siena del 1981 o Sibillina n. 1 del 1985 – 1990 il percorso dello scultore Consagra, incomprensibile senza l’incursione nell’architettura qui anticipata da Solida n. 3 del ’66 ed eclatante nel Tris trasparente di due anni successivo. Ulteriore punto forte della mostra è costituito da dieci dipinti inediti realizzati nel 1965 grazie ai quali apparirà nella sua evidenza l’apporto imprescindibile del colore all’ambito della sua scultura.
La mostra ideata da Danna Battaglia Olgiati e da lei curata con Manuela Kahn - Rossi è corredata da un ampio catalogo edito da Mazzotta comprendente un saggio di Manuela Kahn - Rossi, una testimonianza dell’architetto ticinese Mario Botta, e la riproduzione di tutte le opere esposte completata dagli apparati.

 
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