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arte contemporanea, collettiva CENTRO INTERNAZIONALE DI FOTOGRAFIA SCAVI SCALIGERI ​ Piazza Francesco Viviani Verona 37121

Verona - dal 28 novembre 2014 all'otto marzo 2015

Tina Modotti - Retrospettiva

Tina Modotti - Retrospettiva
Anonimo, Tina Modotti a San Francisco, 1920 ca - Archivio Fotografico Cinemazero Images, Fondo Tina Modotti
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CENTRO INTERNAZIONALE DI FOTOGRAFIA SCAVI SCALIGERI
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Piazza Francesco Viviani (37121)
+39 0458077532 , +39 0458007490
www.comune.verona.it/scaviscaligeri
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L'esposizione, realizzata dall’associazione culturale Cinemazero in collaborazione con il Comune di Verona – Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri e Silvana Editoriale, ripercorre l'intera vita di Tina, come fotografa, musa e attivista
orario: da martedì a domenica dalle 10 alle 19 (chiusura biglietteria 18.30). Lunedì chiuso.
Aperta il 26 dicembre 2014, 1 gennaio (dalle 14.30) e 6 gennaio 2015
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: intero 7,00 euro (con audio guida) ridotto 5,00 euro (con audio guida) ridotto scuole e ragazzi 1,00 euro
vernissage: 28 novembre 2014. h 18
catalogo: in galleria.
editore: SILVANA EDITORIALE
autori: Tina Modotti
genere: documentaria, fotografia, personale

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comunicato stampa
A 90 anni dalla sua prima mostra, il Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri di

Verona rende omaggio a Tina Modotti (1896-1942), la cui eccezionale vicenda umana

artistica e politica l’ha resa una delle fotografe più celebri al mondo e una delle

personalità più eclettiche del secolo scorso.

L'esposizione è realizzata dall’associazione culturale Cinemazero in collaborazione con il

Comune di Verona – Scavi Scaligeri - e Silvana Editoriale.

“Sempre, quando le parole "arte" e "artistico" vengono applicate al mio lavoro fotografico,

io mi sento in disaccordo... Mi considero una fotografa, niente di più. Se le mie foto si

differenziano da ciò che viene fatto di solito in questo campo, è precisamente perché io

cerco di produrre non arte, ma oneste fotografie, senza distorsioni o manipolazioni.” (Tina

Modotti, Sulla fotografia).

La mostra ripercorre l'intera vita di Tina, come fotografa, musa e attivista. Ne ricostruisce

sia la sua straordinaria esperienza artistica – che la vide prima attrice di teatro e di

cinema in California e poi fotografa nel Messico post-rivoluzionario degli anni venti – sia

la sua non comune vicenda umana.

Un percorso teso a mappare l’evoluzione della sua vicenda, dagli affetti famigliari ai suoi

amori; dai primi scatti - influenzati dal compagno Edward Weston - alle ultime rare e poco

conosciute foto scattate a Berlino, quando ormai la fotografa ammetteva l’impossibilità di

continuare la sua carriera con strumenti tecnici troppo moderni, che non consentivano il

suo particolare approccio metodico e posato. Un percorso di ricerca estetica e formale,

che guida lo spettatore nelle evoluzioni degli stili e delle tecniche della Modotti, passando

dagli still life e dagli scatti figli dell’Estridentismo del primo periodo, per arrivare – senza

strappi ma progressivamente – ai ritratti delle donne di Tehuantepec, passando

attraverso le immagini più politiche e “rivoluzionarie”.

Una fotografia sempre calibrata e meditata, con bianchi e neri pastosi ma estremamente

vari nelle tonalità, frutto di lunghe riflessioni ed esperimenti. Nuclei definiti e coerenti che

tracciano la linea di ricerca della fotografa, declinata in fasi e temi diversi: Stadio

(Messico, 1925) e Serbatoio n. 1 (Messico, 1926) testimoniano l’attento lavoro per

catturare i volumi, enfatizzati da tagli prospettici rigorosamente geometrici, a cui fa da

contraltare l’ammorbidirsi delle linee delle nature morte come El Manito (Messico, 1924)

o la celeberrima Calle (Messico, 1924 ca.), dove il contrasto tra luce e ombra dona una

concretezza quasi carnale agli still life. Nei ritratti della stagione messicana l’immagine si

concentra sul soggetto umano, con tagli inusuali volti a marcare la dimensione emotiva,

parallela al suo impegno politico, umano e sociale a fianco dei protagonisti, ben

rappresentato da fotografie come Julio Antonio Mella sul letto di morte (Messico, 1929) e

Bambina che prende il latte (Messico, 1926) o dal famoso scatto della Marcia di

campesinos (Messico, 1928).

Fondamentale, per completare la panoramica su questa figura, è la serie di suoi ritratti

fatti dal compagno Edward Weston, dove la forza dirompente della presenza fisica della

Modotti ne dichiara anche la consapevolezza e l’aderenza totale a una precisa idea del

“fare fotografia”, come testimoniano Tina che recita (Messico, 1924) e The white iris

(1921), portando a una rara disinvoltura da una parte e dall’altra dell’obiettivo.

Un cammino che educa l’occhio dello spettatore contemporaneo, riportandolo alla misura

calibrata e meditata che caratterizza tutta l’opera della Modotti, cogliendo la forza

caratteristica della fotografia: il suo non voler essere a tutti i costi “arte”, ma il suo dover

essere qualitativamente valida per raccontare al mondo gli infiniti aspetti della vita.

Aperta al pubblico dal 29 novembre 2014 all'8 marzo 2015

da martedì a domenica dalle 10 alle 19 (chiusura biglietteria 18.30). Lunedì chiuso.

Aperta il 26 dicembre 2014, 1 gennaio (dalle 14.30) e 6 gennaio 2015.

Inaugurazione: 28 novembre ore 18.00

Biglietti:

intero 7,00 euro (con audio guida)

ridotto 5,00 euro (con audio guida)

ridotto scuole e ragazzi 1,00 euro

Catalogo: Silvana Editoriale
 
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