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arte contemporanea, collettiva VILLA OLMO ​ Via Simone Cantoni 1 Como 22100

Como - dal 2 aprile al 28 maggio 2015

Eli Riva - Tradizione e Modernità

Eli Riva - Tradizione e Modernità
1965_ Leviathan_taglio diretto_marmo bianco Carrara_50x60x40
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VILLA OLMO
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Via Simone Cantoni 1 (22100)
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L’esposizione del Maestro comasco rappresenta la volontà di porgere un tributo ad un grande artista, un cesellatore della materia e della vita, che ha saputo raccogliere antiche eredità, quali quelle dei Maestri Cumacini e trasferirle, con una visione del tutto originale e personale, nel suo Lavoro inteso come energia incanalata verso un fine determinato
orario: martedi-sabato 10-18, domenica 14-20
(possono variare, verificare sempre via telefono)
vernissage: 2 aprile 2015. ore 18
catalogo: in galleria.
editore: ALLEMANDI
ufficio stampa: UESSEARTE
autori: Eli Riva
genere: arte contemporanea, personale
email: associazione.eli.riva@virgilio.it
web: www.eliriva.it

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comunicato stampa
ELI RIVA - TRADIZIONE E MODERNITA’

L’ultimo dei classici

“Maestro della scultura”, ELI RIVA (Como, 1921-2007) è considerato l’ultimo erede dei “Magistri

Cumacini” per quel suo scalpellare “a taglio diretto” nel marmo come i marmorini antichi, come gli

scalpellini delle valli lombarde, e senza modelli preparatori.

La città di Como per aprire EXPO2015 ha deciso di puntare sulla valorizzazione di questo artista che

costituisce uno dei patrimoni della propria storia culturale. All’intero percorso della ricerca scultorea

di Eli Riva, dalla figurazione all’astrazione, viene dedicata una grande mostra antologica promossa dal

Comune di Como e realizzata, con la collaborazione del critico Luciano Caramel, nella storica cornice

di Villa Olmo.

L’esposizione del Maestro comasco rappresenta la volontà di porgere un tributo ad un grande artista,

un cesellatore della materia e della vita, che ha saputo raccogliere antiche eredità, quali quelle dei

Maestri Cumacini e trasferirle, con una visione del tutto originale e personale, nel suo Lavoro inteso

come energia incanalata verso un fine determinato.

Quel fine che lo ha portato a prendere posizioni decise nel fare arte e coniugare il quotidiano

con l’assoluto e che ha caratterizzato il suo impegno civile sia all’interno della Amministrazione

nei contributi dati nella Commissione Edilizia, sia all’esterno nei principali dibattiti legati alla

riqualificazione del contesto urbano.

La scelta della sede di Villa Olmo non è casuale; fa riflettere ancora una volta sul tema della città,

sviluppato in tutte le sue molteplici declinazioni in questi ultimi tre anni di grandi eventi, inaugurati

con Sant’Elia, ed ampiamente valorizzato dal Maestro Riva.

....“io mi sento comasco”... e Como attraverso questa importante esposizione non lo dimentica.

Poche frasi bastano ad Eli Riva per definirsi: "Quanto al lavoro personale, la cosiddetta "ricerca",

mi pregio di avere portato, in un lungo giro di anni, la scultura all’astrazione, al di là della visione

naturalistica. E di averlo fatto in modo personale, anche se coincidente con la tensione di tutta

l’arte contemporanea europea verso l’interiorizzazione delle motivazioni espressive. Non si diventa

astratti dalla sera alla mattina. Io l’ho fatto gradualmente o per strappi, come nelle ‘Piastre’ del 1956;

l’ho fatto percorrendo tutto l’iter di scoperta e di necessità del fenomeno."

“Avevo fin da giovane dei pensieri fissi: liberare la scultura dal suo limite, dalla monumentalità, dal

gigantismo; defisicizzare la scultura; portare il volume in altezza; liberare la scultura dalla base. Ho

realizzato le ‘Due Teste’ negli anni ’50 a volume pieno, e sono approdato negli ultimi anni al vuoto

con le ‘Case degli Angeli’, aeree e spaziali”.

Quanto ai materiali: “Ci vuole il sentimento della materia. Ho utilizzato di tutto, dal porfido egizio

delle “Due Teste”, ai marmi di varia durezza e colore, sfrontati a taglio diretto, cioè non inviando a

Carrara il modellino come alcuni colleghi artisti usano fare. Poi sono passato al legno; e ora al le cere,

adeguando ai materiali la mia forza fisica nel corso degli anni.”

E, infine, annota: “Io mi sento comasco, irresistibilmente, con le pietre di casa, con il “sasso di

Moltrasio”, scabro e duro. Il carattere comacino è tutto qui, linearità e semplicità, ottenuta vincendo

la durezza, gli ostacoli della materia. Linearità e semplicità vuol dire essere concreti.

Qui le maestranze erano esse stesse architetti. Questi sono i valori semantici della nostra città, le





torri, le porte, le mura in sasso di Moltrasio".

Sul suo valore Luciano Caramel scrive che Eli Riva possiede “la capacità di comporre il rispetto della

qualità dei materiali con le esigenze dell’invenzione, la struttura con l’articolazione libera delle

masse, il vuoto con il pieno, l’intrusione nell’ambiente con la difesa dell’integrità del nucleo plastico

entro la sfida che è della scultura moderna. (...) Ed è in Riva scommessa vincente”. E conclude che

è “Un artista che onora la scultura contemporanea per la serietà dell’impegno e la felicità dei

risultati” .

ELI RIVA – TRADIZIONE E MODERNITA’ sarà inaugurata il 2 aprile 2015 alle ore 18.00 e rimarrà

aperta fino al 28 maggio.

ELI RIVA: TRADIZIONE E MODERNITA’ – L’ULTIMO DEI CLASSICI

COMO, VILLA OLMO 02.04 – 28.05.2015

Inaugurazione 02.04.15 ore 18.00

Presentazione di Luciano Caramel

Orari: martedi-sabato 10-18

domenica 14-20

Per informazioni e documentazione: www.eliriva.it

Enza Coratolo 393 751 33 80 associazione.eli.riva@virgilio.it

www.cultura.comune.como.it

Catalogo Allemandi


NOTA BIOGRAFICA

ELI RIVA, scultore “a taglio diretto”, erede dei Magistri Comacini, nasce a Rovenna di

Cernobbio (Como) nel 1921 e muore nella sua città il 12 febbraio 2007.

Dotato di una manualità eccezionale, valore oggi in disuso, Eli Riva affrontava tutti i materiali

inventandosi anche le tecniche per lavorarli: dal metallo, nello sbalzo e cesello appresi nelle

botteghe artigiane, al marmo (perfino al porfido) quando fu chiara la sua vocazione alla

scultura, al legno nelle grandi “Fionde”, alla cera delle ultime opere (il monumento a Papa

Innocenzo XI e le “Case degli Angeli”). Per cera deve intendersi la “cera persa”, cioè da

perdersi, mandata in fonderia saltando il passaggio del calco in gesso.

Alla manualità aggiungeva la dimensione culturale, una completa consapevolezza del

fenomeno arte e del suo divenire, dalla tradizione alla contemporaneità. Nella sua lunga

carriera portò infatti la scultura, in una maniera paradigmatica e personalissima, dalla

pienezza delle opere del “Novecento storico”, da cui era partito nei primi anni ’50, a forme

piú leggere e spaziali: dalla forma chiusa all’ “opera aperta” (i “Situs”, o “Case degli Angeli”,

degli ultimi anni ’90), e dal “figurativo” all’“astratto”. Diceva: “Non si diventa astratti dalla

sera alla mattina”.

Visse del suo lavoro - cosa non facile per un artista - grazie alle numerose committenze,

per opere pubbliche, interventi condominiali, monumenti cimiteriali, arte sacra e liturgica,

collaborazioni con architetti.

Negli anni ’50 era la promessa della scultura italiana, per i numerosi premi ottenuti: nel

1938 aveva vinto i “Littoriali del Lavoro” a Torino e nel 1939 era stato segnalato ai “Ludi

Juveniles” a Firenze. Seguirono: Primo Premio Y.M.C.A. 1950, presidente della giuria Mario

Radice; Primo Premio ex aequo alla Sindacale Regionale allestita all’Arengario a Milano;

presenza alla Quadriennale romana del 1951; segnalazione in una collettiva per giovani alla

Galleria San Fedele a Milano, presidente della giuria Carlo Carrà; Premio alla Selettiva del

Mobile di Cantù nel 1956; la “personale” alla Galleria Bergamini di via Senato a Milano nel

1953; un Primo Premio a Diano Marina, Imperia.

Così si esprimeva il critico Agnoldomenico Pica nel 1953 recensendo la mostra alla Galleria

Bergamini di Via Senato a Milano: “Eli Riva ama la pietra, ha confidenza con il marmo, non

si spaventa per la durezza del porfido o dei graniti. Sono buone qualità, anzi fondamentali e

oggi rare, per uno scultore. In tempi di amori per eteree figurazioni sospese, di deliquescenze

e premi internazionali per "statue" di fil di ferro e per vanissimi congegni di latta verniciata,

questo giovane scultore conferma, nella mostra della Galleria Bergamini, la sua fede nel

volume, non dubita della vocazione plastica della scultura.

La più palese ambizione di Riva è di attuare una sorta di continuità formale, una sorta di

fluire senza fine dei volumi, in una successione di piani morbidamente raccordati, a tal punto

che possono perfino ricordare, in talune sculture, il colare della cera. Sono ambizioni non

estranee, ad esempio, alla scultura di Calò e di Cappello.

Fra le opere migliori segnaliamo alcune ceramiche smaltate e quelle Due Teste "lunari"





riunite e nettamente scolpite nel porfido.”

In seguito i riconoscimenti spontanei e le gratificazioni iniziali vennero meno per motivi

imprecisati: gelosie locali, disattenzione dei critici, un suo cosiddetto “cattivo carattere” che

era intransigente moralità e non-propensione al compromesso, anche politico.

Eli Riva era vivo solo lavorando, e ... non ebbe tempo di badare al successo e curare la propria

immagine.

Rivendicava la sua filiazione da Medardo Rosso, così come l’eredità dai Maestri Comacini,

per quel suo lavorare “a taglio diretto” con scalpello e mazzuolo, vedendo entro il marmo

senza un modello preparatorio.

Quanto al cesello, è da notare la specificità di Eli Riva: fu il primo a portarlo a grandi

dimensioni, dapprima nella “Via Crucis” per la chiesa di Madrona (Como, 1953), una

lastra di rame di 7 metri quadri; poi nei portali di due Chiese a Diano Marina (Imperia,

1956). In uno di questi Riva, come già nella “Via Crucis” di Madrona aveva eliminato le

tradizionali ‘stazioni’, superò la convenzionale divisione in ‘quadrotti’, realizzando sulla

superficie una stesura unitaria del discorso sacro. Il Portale in bronzo della Chiesa Arcipretale

di Chiasso (Svizzera), del 1967, sintetizza e porta a compimento i frutti di queste scoperte.

Scultore e virtualmente architetto, si occupò di urbanistica (progetti per piazze e aree

dismesse, salvaguardia del territorio); del vivere cittadino, con numerosi interventi e interviste

sui quotidiani locali (fu nella commissione edilizia del Comune di Como negli anni’50).

Collaborò con architetti per soluzioni presbiteriali delle nuove chiese post-conciliari,

provvedendo anche all’arredo sacro ( Sant’Agata in Como, dove realizzò anche le vetrate,

Blevio e Lipomo ).

Realizzò una copiosissima opera grafica, di cui nel gennaio 2009 è stata fatta una prima

mostra postuma, al Salone Civico di Carimate, con relativo catalogo.

Lasciò numerosi scritti e teorie sull’arte che non si è avuto ancora tempo di analizzare. E’ in

corso invece la catalogazione completa della sua opera.

(Enza Coratolo)

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