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arte contemporanea, collettiva CONSERVATORIO DI MUSICA BENEDETTO MARCELLO ​ San Marco 2810 Venezia 30122

Venezia - dal 12 maggio al 26 novembre 2017

Lina Condes - Extraterrestrial Odyssey

Lina Condes - Extraterrestrial Odyssey

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CONSERVATORIO DI MUSICA BENEDETTO MARCELLO
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San Marco 2810 (30122)
Campo Santo Stefano
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Lina Condes è una pioniera nell’utilizzo della tecnologia, dell’architettura e delle biologia applicata alla pratica artistica
orario: 10.00 – 18.00 – Chiuso la domenica
(possono variare, verificare sempre via telefono)
vernissage: 12 maggio 2017. ore 18
curatori: Paolo de Grandis, Magdalena Gabriel, Tamara Li
autori: Lina Condes
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
LINA CONDES

Extraterrestrial Odyssey

Con la partecipazione di Daniel Lismore

Curatori: Paolo De Grandis, Tamara Li, Magdalena Gabriel

Organizzatore: CondesArt in collaborazione con PDG Arte Communications

Commissario: Carlotta Scarpa

Inaugurazione: Venerdì 12 maggio alle ore 18.30

Sede: Palazzo Pisani - Conservatorio Benedetto Marcello, Campo S. Stefano, San Marco 2810

Apertura al pubblico: 13/05 – 26/11/2017 Orario: 10.00 – 18.00 – Chiuso la domenica

COMUNICATO STAMPA

CondesArt in collaborazione con PDG Arte Communications presenta Extraterrestrial Odyssey di Lina

Condes a cura di Paolo De Grandis, Tamara Li, Magdalena Gabriel.

Lina Condes è una pioniera nell’utilizzo della tecnologia, dell’architettura e delle biologia applicata alla

pratica artistica. Ha ideato iSculpture una serie di opere concepite e sviluppate sfruttando i recenti studi

tecnologici e multimediali. Ed è proprio dalla iSculpture che la sua ricerca si è sviluppata di recente per dar

forma a composizioni in cui la tecnologia e l’architettura non sono solo il medium; le installazioni, i

disegni, le immagini animate, le proiezioni interagiscono e si cortocircuitano per creare un processo

espressivo di interazione con il pubblico. Da questa pratica nascono installazioni potenti in grado di

tradurre stati d’animo, sensazioni, emozioni, riflessioni che portano lo spettatore verso l’animo dell’autore.

La tecnologia, il cui etimo porta con sé lo stretto intreccio del rapporto con l’arte, ha influenzato da sempre

la creazione artistica stabilendo le possibilità di espressione degli artisti e determinando anche il passaggio

a funzioni diverse dell’arte cambiandone le modalità di fruizione. Ed è proprio così che nelle opere di Lina

Condes si libera un’immagine, un simbolo, un frame attraverso quella combinazione di tecnologie che

permettono un viaggio verso scoperte importanti. Il messaggio diventa comprensibile attraverso il nuovo

mezzo espressivo che ne indaga il significato e lo riporta su un piano di comprensione “altro” dove

l’architettura entra in gioco proprio per la sua necessaria percorrenza al suo esterno e al suo interno.

Essendo il linguaggio dell’architettura basato sulla forma e sulla composizione, sulla scelta degli elementi e

sull’articolazione degli spazi, tale incursione nell’opera di Lina Condes diviene un ponte tra la creatività e la

ricerca tecnologica.

In occasione di questo nuovo progetto a Venezia, Lina Condes espone “Sphinx”, una iSculpture

emblematica, interattiva, fusione iconografica di un occhio attivato su un corpo stilizzato. Ed è proprio il

simbolo dell’occhio che, riportandoci in quel territorio legato a miti antichi, evoca nella sua accezione

positiva la luce, la conoscenza, l’espressione e la forza spirituale.

L’occhio come interfaccia tra il mondo esterno e quello interno. Qui sensore unico in grado di percepire il

mondo e le sue contraddizioni, elemento disturbante. L’occhio come organismo vivente che in sé riunisce e

palesa, somatizzandole, le contraddizioni dell’esistenza e che si fa veicolo di pulsioni e sentimenti.

Un occhio indagatore, che riesce ad osservare e scrutare oltre i limiti dell’umano; un occhio primordiale,

che ha consapevolezza oltre il tempo. Un occhio che guarda e viene guardato, che racconta allo spettatore e

nel quale lo spettatore si riflette; un occhio che racchiude nel fondo dell’iride i colori e le sfumature

dell’umanità, di oggi e di ieri, e custodisce il futuro nella sua attesa.

La conoscenza dunque è il fulcro di Extraterrestrial Odyssey che dalla ricerca personale di Lina Condes si

tende allo spettatore: qui il fenomeno artistico diventa utile viatico verso la migliore e più esaustiva

conoscenza di sé.

E la conoscenza cos’è se non la meta del viaggio, la tensione continua verso l’ignoto, il non conosciuto o il

non conoscibile? Se dunque da principio la conoscenza è il fine ultimo, ciò che spinge all’azione, poi è nel

compiersi dell’azione che la conoscenza coincide con l’azione stessa; è nel dispiegarsi della ricerca che la

conoscenza trova se stessa. Ogni scenario, luogo, tempo ed essere vivente che ciascun Ulisse incrocia nelle

tappe del suo cammino sono fonte di conoscenza. E così la mostra di Lina Condes arriva a raccontare

l’Odissea di un viaggiatore ignoto, non identificabile se non nell’Ulisse per antonomasia, che cerca una

verità o le verità al di fuori dei limiti del mondo conosciuto, oltre le colonne d’Ercole del nostro pianeta,

nella dimensione di universo onnicomprensivo, extraterrestre, un’Odissea nello spazio. Qui ogni desiderio

umano di apprendere la Verità si concentra simbolicamente nella figura della misteriosa “Sphinx”, il

“monolite” di Lina Condes. A prima vista oggetto estetico, in quanto ci chiederebbe di stravolgere i vincoli

delle nostre categorie di pensiero, “Sphinx” permetterà poi finalmente di ripensare tali categorie di fronte

alla meraviglia dell’inesprimibile, di abbandonarci allo stupore dell’ignoto che attraverso l’opera d’arte si

pone come simbolo di una dimensione divina. Se ammettiamo questo, dobbiamo anche concludere che

l’uomo, finché vivente, difficilmente raggiungerà una sapienza perfetta del mistero che lo circonda. Fu

Heidegger a intravedere nel fenomeno estetico l’abilità dell’Assoluto di celarsi e insieme svelarsi nella

sapienza completa del mistero. Una vera e propria odissea della conoscenza aspetta dunque che l’uomo che

si appresti a ricercare la Verità.

Etica ed estetica dunque anche perché al centro dell’arte di Lina Condes è sempre presente la tensione

verso il mondo naturale, primigenio, che troppo spesso l’uomo si lascia alle spalle, calpesta, vilipende. Ed

allora Lina Condes guarda dentro l’Uomo, la Natura: particelle, atomi, infiniti frammenti della materia

tecnologicamente indagata, che vengono fusi per dar forma alla creazione. Ed è così che tutti gli elementi

nel loro farsi si incontrano, si fondono in un abbraccio cosmico che è rispetto reciproco e anelito verso una

dimensione in cui l’aspetto razionale ed emotivo, spirituale, si possano fondere.

Durante l’inaugurazione sarà presentata un’azione artistica a tutela e salvaguardia dell’ambiente con

la partecipazione di Daniel Lismore.

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Lina Condes è nata a Cherkassy, Ucraina nel 1988. Vive e lavora tra Kiev e Miami. Si è laureata in Design

presso la Design Kyiv National University of Technologies and Design. Ha realizzato progetti artistici e di

design presso l’Ukrainian Art Week (Kiev), MAGMART Film Festival (Napoli), il Berlin Fashion Film

Festival e OPEN, Esposizione Internazionale di Sculture ed Installazioni. Ha tenuto mostre personali

presso M17 Contemporary Art Centre (Kiev), SV Gallery (Beirut), Avant Gallery (Miami) in occasione

dell’edizione del 2016 SCOPE Art Fair.
 
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