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arte contemporanea, collettiva PALAZZO FRUSCIONE ​ Vicolo Adelberga 19 Salerno 84121

Salerno - dal 6 al 28 ottobre 2017

Marco Gallotta - Hybrid Theory

Marco Gallotta - Hybrid Theory

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PALAZZO FRUSCIONE
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Vicolo Adelberga 19 (84121)
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Dopo aver messo la sua arte al servizio d’importanti brand come Vogue, Apple, Chanel e Nike Gallotta torna in città per esporre le opere che stanno segnando la sua carriera
biglietti: free admittance
vernissage: 6 ottobre 2017.
curatori: Gianpaolo Cacciottolo
autori: Marco Gallotta
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
Classe ‘73, Marco Gallotta è l’artista salernitano che dal 1990 vive a New York per il quale
Tempi Moderni ha voluto organizzare la sua prima personale a Salerno, “Hybrid Theory”. Dopo
aver messo la sua arte al servizio d’importanti brand come Vogue, Apple, Chanel e Nike Gallotta torna
in città per esporre le opere che stanno segnando la sua carriera. Gallotta è l’artista italiano che ha
realizzato anche il ritratto di Will Smith. La location scelta per questo che si preannuncia come l’evento
dedicato alle “sovrapposizioni e stratificazioni di linguaggi e segni” – come scritto da Gianpaolo
Cacciottolo, curatore della mostra – è il normanno Palazzo Fruscione, vicino all’antica via dei Canali
della Salerno romana. Un ulteriore riferimento metaforico a quel gioco d’intrecci che dal 6 ottobre si
susseguiranno fino al 28 ottobre 2017. La mostra, in gran parte dei giorni, diventerà l’ideale
contenitore artistico per la presentazione di libri, talk sul rapporto tra economia ed arte, lezioni
universitarie a porte aperte, cinema d’essai e concerti. Il filo rosso tematico, scelto dal direttore
scientifico di Tempi Moderni Alfonso Amendola, sarà sempre quello dell’”ibridazione”.
Circa 60 sono le opere che costituiscono il percorso espositivo organizzato secondo ben precisi micro
nuclei tematici. Ai primi lavori di Marco Gallotta si affiancheranno le ultime produzioni, molte delle
quali inedite ed appositamente concepite per “Hybrid Theory”. Sulle pareti di Palazzo Fruscione si
potranno ammirare i ritratti di personaggi famosi (Barack Obama, David Bowie, Freddie Mercury,
Leonardo Di Caprio, Frida Kahlo e altri, insieme alla nuovissima serie disegnata per Chanel già famosa
in tutto il mondo), la serie dedicata al tema della bellezza e i “paper-cut on photograph”. La sezione
riservata ai nuovi lavori di Gallotta, invece, è tutta incentrata sulla sua ricerca sull’ibridazione,
“allineandosi allo spirito del tempo attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie disegnative che
contribuiscono a definire una nuova dimensione estetica e dilatano ancor di più il carattere esplorativo
dell’indagine sull’immagine portata avanti negli anni dall’artista”, come rimarcato nel concept della
mostra stessa.
“Fruizione piena dell’opera in quanto tale” è il punto da cui si è partiti nel definire anche le linee guida
del percorso da proporre. Ad accogliere i visitatori ci sarà un ingresso ridisegnato in funzione della
mostra con tanto d’interazione visiva tra lo spettatore, l’opera e l’artista. E così Tempi Moderni ha
affidato all’architetto designer salernitano, Fabrizio Demma per Bevilacqua Interni, l’ideazione e la
realizzazione dell’allestimento di Palazzo Fruscione. L’esposizione si dispiega su due piani del palazzo,
il secondo e il terzo, e propone una teoria per immagini sull’ibridazione di linguaggi (intaglio, disegno,
pittura, fotografia, collage) provando a collegarsi al discorso contemporaneo sulle contaminazioni
culturali.
L’evento è organizzato dall’Associazione Culturale Tempi Moderni, presieduta da Marco Russo, con il
sostegno del Comune di Salerno, della Camera di Commercio di Salerno, ed il patrocinio dell’Università
degli Studi di Salerno e della Fondazione Alario per Elea – Velia Onlus.

BIOGRAFIA ARTISTA
Marco Gallotta nasce a Battipaglia nel 1973. Si trasferisce prima in Trentino, poi a Londra, e dopo varie
tappe europee, nell’estate del 1998, approda a New York. Qui rafforza la sua idea di arte, soprattutto
nel dialogo continuo e creativo con i tanti movimenti della cultura newyorkese. Frequenta il Fashion
Institute of Technology (FIT) dove si laurea in “General Illustration” e successivamente si specializza in
“Fashion Illustration”. Il suo percorso artistico si muove tra l’attività di pittore e d’illustratore. Oltre a
varie esposizioni delle sue opere in Italia e negli Stati Uniti, come quelle nella galleria One Art Space di
New York, Snap Orlando e Yeelen Gallery di Miami, ha avuto collaborazioni importanti con la Nike, Le
Nazioni Unite, “Radio City Music Hall”, il “New York Stock Exchange”, il compositore italiano Ennio
Morricone, la rivista “Vogue”, l’attore Will Smith e la celebre casa di moda Chanel.

BIOGRAFIA CURATORE
Gianpaolo Cacciottolo (Salerno, 1987) è critico d’arte e curatore indipendente. Si è laureato in Scienze
dei Beni Culturali e in Storia e Critica d’Arte (con una tesi dedicata alla figura di Harald Szeemann)
all’Università degli Studi di Salerno. Collabora con riviste di arte contemporanea italiane e
internazionali, sia per le edizioni online che per quelle cartacee. È tra i dieci selezionati dalla
Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino per Campo – Corso per curatori 2015/2016. Ha
curato tra il 2013 e il 2014 una serie di collettive di giovani artisti salernitani. Ha curato insieme ad
altri “PIIGS. An Alternative Geography of Curating” presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di
Torino (4-6 novembre 2016), un progetto sulle manifestazioni artistiche e curatoriali di Portogallo,
Irlanda, Italia, Grecia e Spagna. È stato ideatore e relatore dell’incontro col regista Giovanni Troilo,
“Uno Sguardo al Cuore dell’Europa. Il caso di Charleroi tra storia, attualità e sperimentazione artistica”,
presso l’Università degli Studi di Salerno (15 dicembre 2016). Ha curato la sezione “Young Talents”
dell’edizione 2017 di AFFORDABLE ART FAIR MILANO (9-12 febbraio 2017). Ha lavorato come intern
nel Dipartimento curatoriale del Museo Madre di Napoli. Vive e lavora tra Salerno e Napoli.
CONCEPT
Hybrid Theory è la prima mostra personale salernitana di Marco Gallotta (Battipaglia, 1973), artista
campano che vive e lavora a New York da circa vent’anni. Dopo varie peregrinazioni giovanili tra il
Nord Italia e il Nord Europa in cui ha assorbito influenze e combinato esperienze, all’inizio degli anni
Duemila Gallotta si stabilisce negli Stati Uniti, prima a Boston e poi definitivamente a New York, dove
approfondisce e consolida i suoi studi artistici al Fashion Institute of Technology, aprendosi in
particolare al mondo della moda e della pubblicità. Gli strumenti che predilige sono quelli propri del
disegno e della pittura, ma è col paper-cutting che Marco Gallotta imprime alla sua cifra stilistica un
sigillo, un marchio di fabbrica distintivo, riconoscibile, che si evolve e si arricchisce nel tempo. Il taglio
di Gallotta, rigorosamente con bisturi, si trasforma in una azione di ricerca di strati di soggetto che
procede per sottrazioni. Il concetto di ibridazione, di derivazione scientifica, è qui traslato in termini
artistici mediante sovrapposizioni e stratificazioni di linguaggi, segni e materia, un processo che rivela
l’incontro e la coesistenza di attitudini e suggestioni: la figura umana, trattata secondo i dettami estesi
del ritratto, accoglie geometrie mutuate direttamente dalla natura, con elementi di pura astrazione che
si innestano su figure ed immagini, mentre una matrice concettuale convive con una dimensione
estetica fortemente legata a un’abilità tecnica, all’incrocio tra arte e artigianato. Hybrid Theory è una
mostra antologica che riunisce più di cinquanta opere, le esperienze più significative del percorso
artistico di Marco Gallotta, dai primi esperimenti con linoleum (linocuts, 2008) ai “paper cuts on

photograph”, passando per la serie dei ritratti di personaggi famosi (David Bowie, 2015; Lady Gaga,
2016; Leo, 2016; Mercury, 2016; Obama, 2016; Spike Lee, 2016; Frida, 2017), i “Fashion Ink” usati da
Vogue come arredo di un importante photoshoot del 2016 e la ormai celebre serie di bottiglie
realizzata per Chanel. Le caratteristiche formali del lavoro di Gallotta, coniugate sempre con una
volontà di approfondimento tecnico e verifica del campo visivo, appaiono predominanti, ma alcune
delle opere esposte mostrano anche dei legami forti con temi ed esperienze sociali di forte impatto: ad
esempio il dittico sciolto dedicato alla coppia gay Craig e David (Craig, 2016; David, 2017), i colori, le
parole e le forme ibride di So hard to say I love you del 2013 e la serie Balance (2014) si rivolgono con
delicatezza al tema della “genders equality”, mentre Voices in the silence (2013) è un paper-cut con
inchiostri e cera che affronta la triste vicenda del mercato della prostituzione delle bambine asiatiche,
avendo come riferimento reale l’attività di Somaly Mam e della sua fondazione statunitense.
L’esposizione si dispiega su due piani di Palazzo Fruscione, il secondo e il terzo, e propone una teoria
per immagini sull’ibridazione di linguaggi (intaglio, disegno, pittura, fotografia, collage) provando a
collegarsi al discorso contemporaneo sulle contaminazioni culturali. Hybrid Theory si inserisce come
tassello ultimo in un mosaico internazionalmente riconosciuto, composto da un artista che, di ritorno
da importanti esperienze lavorative con Vogue, Apple, Chanel, Nike e altri grandi brand, sceglie la città
di Salerno per esporre i risultati del suo lavoro nel momento centrale della sua carriera. (Gianpaolo
Cacciottolo)
 
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