Birds 3069 utenti online in questo momento
exibart.com
 
community
Express
19/01/2019
L’Urlo di Munch in bianco e nero, arriva a Londra
18/01/2019
Daniel Pennac non è gradito a Empoli: polemica per l'invito dello scrittore francese che difese Cesare Battisti
18/01/2019
Le opere di Christoforos Savva tornano alla Biennale di Venezia, per il Padiglione di Cipro
+ archivio express
Exibart.segnala
Blog
recensioni
rubriche

arte contemporanea, collettiva L'OFFICINA ARTE CONTEMPORANEA ​ Contrà Carpagnon 17 Vicenza 36100

Vicenza - dal 28 aprile al 19 maggio 2018

Birds

Birds
Tolmino Zara - Cardellini - legno colorato
 [Vedi la foto originale]
L'OFFICINA ARTE CONTEMPORANEA
vai alla scheda di questa sede
Exibart.alert - tieni d'occhio questa sede
Contrà Carpagnon 17 (36100)
+39 3388071817
l-officina@libero.it
www.l-officina.it
individua sulla mappa Exisat
individua sullo stradario MapQuest
Stampa questa scheda
Eventi in corso nei dintorni

Affermati pittori del Novecento e artisti di una nuova generazione affiancano le sculture inedite di Tolmino Zara
orario: da lunedì a sabato 17-19,30
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 28 aprile 2018. ore 18,00
catalogo: in galleria. a cura di enrico mitrovich
curatori: Enrico Mitrovich
autori: Lorenza Boisi, Chiara Cappelletti, Giulio Catelli, Filippo De Pisis, Elisa Filomena, Alessandro Finocchiaro, Jane Minter, Cristiano Pari, Ruggero Savinio, Alessio Vaccari, Luciano Vighy, Tolmino zara
patrocini: Galleria Tino Ghelfi
genere: arte moderna e contemporanea, collettiva

segnala l'evento ad un amico

mittente:
e-mail mittente:
e-mail destinatario:
messaggio:

individua sulla mappa

 
comunicato stampa
Affermati maestri del Novecento e artisti di una nuova generazione affiancano, in questa mostra, opere inedite di Tolmino Zara.
Di Tolmino non si hanno notizie biografiche. Si sa solo che è vissuto a Quarto d’Altino, dov’è morto ultranovantenne e dove ha scolpito uccellini e anatre finché ne ha avuto la forza. Come altri artigiani, forse più conosciuti di lui ( Nane Cristo e Lunardon), costruiva gli “stampi” o “sagome” usate come richiami per la caccia. Un’attività di antica tradizione legata prevalentemente alle aree lagunari e definitivamente tramontata con l’arrivo dei materiali plastici.
Gli uccellini di Tolmino assomigliano solo in maniera approssimativa alle specie riprodotte. La loro morfologia e i colori del loro piumaggio non corrispondono alla livrea degli originali, per cui in queste sue opere è venuta meno la funzione di richiami.
Questa mostra collettiva ha preso le mosse dalle testimonianze scultoree di Tolmino ma, nel contempo, è debitrice agli studi di un critico che ha dedicato una lunga attenzione ai prodotti artistici dell’artigianato popolare, Licisco Magagnato. Molti lo ricorderanno come direttore del Museo Civico di Verona, ma una delle sue attività ‘militanti’ fu anche quella di approfondire e diffondere la conoscenza della ceramica popolare dell’Ottocento.
Magagnato si era accorto che alcuni temi iconografici dei piatti popolari veneti erano cari a un gruppo di importanti artisti attivi nell’area lagunare di Venezia, che li rappresentavano con frequenza nei loro dipinti. Scrive infatti Magagnato che è merito loro «se questa fragile produzione si è salvata prima che andasse in cocci; e molta proviene da quell’isola di Burano che, tra il 1910 e il 1930, è stata il centro più attivo della cultura figurativa italiana. Nell’isola dov’erano approdati, Rossi, Moggioli, Semeghini e Garbari scopersero il sapore di queste cose e col loro amore di artisti le inserirono nel circolo culturale del paese».
Ora, in alcune opere dei pittori nominati da Magagnato, oltre alle riproduzioni dei piatti popolari veneti, appaiono anche le “sagome” degli uccelli lagunari, probabilmente con la stessa funzione estetica.
Gli amici che hanno accettato l’invito di partecipare a questa mostra condividono una suggestione comune che Borges in Conversazioni ha espresso con queste parole: «Il mio dovere di scrittore non è di scoprire temi nuovi né di inventare niente; debbo ripetere nel dialetto, diciamo così, del mio paese e della mia epoca certe poesie che si sono sempre venute ripetendo, con lievi variazioni che possono o no essere belle».
 
Il navigatore dell'arte
trovamostre
@exibart on instagram