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arte contemporanea, collettiva SENZABAGNO ​ Via Silvio Spaventa 26 Pescara

Pescara - dal 24 al 26 maggio 2019

Sergio Sarra - Open Work, a focus on painting

Sergio Sarra - Open Work, a focus on painting

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SENZABAGNO
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Via Silvio Spaventa 26
+39 389-5968138
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5° appuntamento di "OPEN WORK, a focus on painting"
24 Maggio: L'artista sarà in studio per la realizzazione di un lavoro, lo spazio è aperto al pubblico negli orari indicati.
25 Maggio: Lo spazio è aperto al pubblico negli orari indicati,
alle ore 18.30 si svolgerà il TALK tra artista e curatore.
orario: 10-13 e 15-19
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 24 maggio 2019. ore 16
curatori: Giuliana Benassi
autori: Sergio Sarra
genere: arte contemporanea, incontro - conferenza, personale

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comunicato stampa
SERGIO SARRA

Lo studio arte-vita

Un tè a Roma in un bar di Piazza del Popolo, una corrispondenza telefonica e uno scambio di pensieri sul ciglio della porta in un palazzo romano anni 60', dopo questi appuntamenti mi riserbo la libertà di scrivere un testo da lontano, lasciando fluire sul foglio le suggestioni e la fantasia.
Immagino Sergio Sarra nel suo studio in Abruzzo. E' seduto al tavolino, ogni tanto si alza in piedi e si dirige verso la stufa. E' intento a far scivolare un disegno sulla tavola lignea e nelle pause cerca un po' di calore.
Il suo studio è stato pensato e disegnato per far coincidere vita e lavoro, cioè vita e arte. Perché, attenzione, queste due cose non sono affatto separate, anzi bisognerebbe trovare un termine unico capace di esprimerle entrambe e nel medesimo istante.
Lo studio è un luogo confortevole, immerso nella natura, nei pressi della Maiella. Da lì Sergio vede il monte Camicia, soggetto che spesso fa capolino nei suoi dipinti, sempre ritratto in maniera diversa, eppure riconoscibile.
Mentre è in studio osserva attraverso le vetrate il mondo circostante, augurandosi segretamente di ricevere, di tanto in tanto, un cenno di disturbo. Al primo piano, proprio sopra il suo spazio, c'è la casa con le camere da letto e le altre stanze. Con la speranza di sentire scricchiolare il soffitto dai passi del figlio Gerolamo e della moglie Elisabetta, disegna e a volte ricopre una parte di un dipinto accantonato giorni o mesi prima.
Ogni piccola distrazione, ogni rumore, fruscio, richiamo sul quale Sergio inciampa è parte integrante del processo dell'opera. Tutto contribuisce a trovare il disegno, ad arrivare al dipinto.
Cammina un po', questa volta per raggiungere un'opera lasciata da parte da qualche tempo. Nel frattempo prende una pausa.
Nessun tipo di ansia, solo lo scorrere naturale della vita. Per questo svegliarsi la mattina, lavorare in studio o fare il caffè sono gesti che coincidono.
Lo studio-casa è un tempio che permette questo rituale, la cui sacralità non ha altre regole se non quelle del giorno e della notte, dei movimenti del sole che dona diverse luminosità, delle visite, dei passi familiari, delle voci dei cari, dei pasti.
Nel ritmo quotidiano le interruzioni sono preziose, sono parte del gioco, così Sergio dopo una distrazione torna a guardare più volte il dipinto sul quale stava lavorando. E non è mai lo stesso. Quella breve pausa ha consentito il giusto distacco dall'immersione miope in cui prima i suoi occhi si erano persi.
Nel frattempo la luce cambia. In alcuni momenti del giorno può arrivare anche quella luce che permette di non vedere i colori. Un privilegio raro che gli consente di iniziare ad elaborare un giudizio embrionale rispetto all'opera.
Ricapitolando la genesi del lavoro: Sergio parte da un disegno, una linea condotta quasi in automatico, senza un'intenzione precisa. Come se fosse un'esperienza, scopre e riconosce il disegno nel momento stesso in cui lo svolge.
Così, lo sviluppo dell'opera non ha un'andatura lineare e compositiva. L'immagine è soggetta ad estreme stilizzazioni e semplificazioni. L'opera si risolve in se stessa e come per uno scultore che tira la forma, i tratti pittorici subiscono evoluzioni, ma anche involuzioni.
Con il pennello a volte toglie, altre volte aggiunge.
Il traguardo non è certo, il successo dell'opera men che meno e non sembra che l'esito gli interessi. Tutta la dedizione è rivolta al dispiegarsi della forma sulla superficie.
Ora è incantato da una sorta di “automatismo pittorico” in cui il processo si sviluppa con un tipo di concentrazione fuori dalla coscienza, come quando si guida perfettamente l'auto, ma senza pensarci troppo. Così Sergio in una situazione apparentemente deconcentrata lascia andare in automatico la pittura, lascia entrare la memoria. E chissà? Forse includendo dei segni che vengono dall'infanzia.
Il tempo è indifferente e si insinua nei dipinti attraverso le stratificazioni segniche e di superficie che caratterizzano gran parte dei lavori. La percezione dello spazio pittorico è molto simile alla dinamica del respiro dove ci sono dei ritmi, a volte ravvicinati e incalzanti, a volte più distesi e profondi, altre volte ancora più densi o diafani. Non sappiamo quanto sia esteso il “respiro” tra i segni sovrapposti l'uno sull'altro sulla tavola, ma ne possiamo percepire la vitalità.
Ci sono sovrapposizioni che ci permettono di vedere due segni contemporaneamente, due tempi nello stesso istante percettivo. Anche il colore è complice del tempo, perché svela sulla tavola i diversi momenti. C'è profondità in senso temporale prima, spaziale poi.
Vediamo in quello che resta dei segni precedenti - a volte parzialmente coperti, altre volte affioranti da uno strato di copertura - non tanto un movimento, quanto il tempo e le sue trasformazioni. Ogni opera è un dipinto sinottico.
Alcune ossessioni ricorrono, immagini che hanno preso forma con una certa serialità: iceberg, volti femminili, paesaggi, il monte Camicia, architetture. Queste si stagliano sulle tavole come facce diverse, ma di uno stesso solido prismatico.
I vari motivi prendono forma indistintamente dal lungo processo di passaggio del tempo, ogni giorno, ogni mattino restituiscono una traccia mutevole del tentativo di trovare la forma.
Così Sergio è in studio, dipinge da diverse ore, ma sa che è in compagnia, sa che tra un po' la cena lo disturberà quel tanto per poter poi tornare sull'opera ed osservarla in maniera diversa, con un'altra luce, in un tempo diverso.
Per rimetterci mano o per sospendere il giudizio.


Giuliana Benassi

 
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