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arte contemporanea, collettiva GALLERIA ENRICO ASTUNI ​ Via Jacopo Barozzi Vignola 3 Bologna 40126

Bologna - dal 25 maggio al 28 settembre 2019

Christian Jankowski - Where do we go from here?

Christian Jankowski - Where do we go from here?

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GALLERIA ENRICO ASTUNI
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Via Jacopo Barozzi Vignola 3 (40126)
+39 0514211132 , +39 0514211242 (fax)
info@galleriaastuni.net
www.galleriaastuni.net
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Con la mostra Where do we go from here? Jankowski risponde alle pressioni dell’era dell’informazione, dove il tempo e l’attenzione costituiscono un autentico lusso e i confini tra il privato ed il pubblico divengono sempre più sfumati.
orario: Da lunedì a venerdì ore 10-13 e 15-19
Sabato su appuntamento
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 25 maggio 2019. ore 19
catalogo: in galleria.
curatori: Lorenzo Bruni
autori: Christian Jankowski
note: L'inaugurazione sarà anticipata dalla conferenza con l’Artista Sabato 25 maggio 2019, h. 17.00
Relatori:
Christian Jankowski (Artist)
Lorenzo Bruni (Curator)
Introduce Lorenzo Balbi (Artistic Director MAMbo)
presso MAMbo - Museo d'Arte Moderna di Bologna, Via Don Minzoni 14 | I - 40121 Bologna
L'incontro è ospitato sul palco del Cavaticcio Festival a cura di Ex Forno MAMbo.
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
La Galleria Enrico Astuni è lieta di presentare Where do we go from here? [E adesso dove andiamo?], una mostra personale di Christian Jankowski, a cura di Lorenzo Bruni.

Accanto alle opere realizzate con i mezzi più diversi – tra cui la pittura, la fotografia, i film e le installazioni – un nuovo lavoro, concepito appositamente per questa mostra, prende vita grazie all’attivazione da parte dei visitatori. Con la mostra Where do we go from here?, Jankowski risponde alle pressioni dell’era dell’informazione, dove il tempo e l’attenzione costituiscono un autentico lusso. Con la diffusione dei mass media e dei social network, dove chiunque può essere il protagonista della propria storia – oppure sciorinare i propri panni sporchi in pubblico – i confini tra il privato ed il pubblico divengono sempre più sfumati. Jankowski fa leva su un interesse di lunga data nei confronti del patto tra l’attore e lo spettatore, tra chi compie la performance e chi la guarda, per proporre un nuovo punto di vista sull’arte pubblica, con ripercussioni sul concetto di comunità e sul ruolo delle istituzioni.

Everyday Tasks – Sphere of the Gods (2019) [Compiti Quotidiani – La Sfera degli Dèi] invita i visitatori a servirsi di una lavatrice installata nella galleria, accompagnata da una riproduzione a grandezza naturale del corpo dell’artista, che funge da stendibiancheria. Il lavaggio, che è tanto un fatto di routine quanto un rituale, è uno strumento di meditazione usato e abusato, ed i visitatori vengono invitati a rilassarsi nello spazio espositivo per tutta la durata del loro bucato, con la scultura arieggiata in posizione centrale. Satura del ronzio della centrifuga e del profumo del detersivo, la galleria viene rigenerata come forum per esprimere opinioni sullo scopo dell’arte. Ciò che ha dato impulso a quest’opera è stata una fotografia scattata da Jankowski in Cina a Dafen, il villaggio degli artisti noto per le riproduzioni dei quadri degli antichi maestri. Nel quartiere degli studi e delle botteghe artistiche, si possono vedere due sculture drappeggiate con lenzuola appena lavate, appese ad asciugare alle loro braccia protese. Questa copertura temporanea conferisce ai bronzi convenzionali un’aria di mistero, come se fossero sculture nuove in attesa di essere svelate. Come atto di appropriazione, questo gesto evoca i movimenti artistici del 20° secolo, con i monumenti decostruiti intesi come simboli del potere autoritario, tuttavia non trae origine dall’irriverenza nei confronti dell’arte, e nemmeno dalla provocazione politica, ma dalla necessità. Esso dimostra un’integrazione fluida dell’arte nella vita di tutti i giorni. Analogo ed opposto alle sculture di Dafen, che sono trasformate in strumenti, lo stendibiancheria di Jankowski viene attivato come opera d’arte quando i visitatori lo utilizzano. L’accumulo di tessuti bagnati richiede al pubblico un ulteriore sforzo: quello di immaginare cosa c’è al di sotto.

Everyday Tasks – Sphere of the Gods convoglia diversi argomenti chiave provenienti da opere precedenti e riuniti in questa mostra. In Visitors (2010–19) [Visitatori], i commenti espressi nei libri dei visitatori dei musei e delle gallerie vengono trasformati in insegne al neon montate sulle pareti. La serie è iniziata con i commenti presi dal libro dei visitatori della Galleria Enrico Astuni ed è proseguita incorporando commenti di musei e di gallerie di tutto il mondo, molti dei quali vengono qui riuniti per la prima volta. In questo modo, Jankowski
mette in evidenza il ruolo svolto dal pubblico come co-creatore, quando guarda le opere d’arte esposte in una mostra. E ancora, spostando l’obiettivo, la serie in corso d’opera My Audience (2003–19) [Il Mio Pubblico] consiste in diverse fotografie di persone presenti a conferenze o a tavole rotonde a cui l’artista è stato invitato come oratore. Trasformando i suoi spettatori in oggetti da esaminare, l’artista sovverte le norme inespresse dell’etichetta sociale che permette al pubblico di studiare l’oratore, ma non necessariamente il contrario.
Mentre Everyday Tasks – Sphere of the Gods incoraggia il pubblico a portare i propri panni sporchi alla galleria d’arte, il primissimo lavoro incluso in questa mostra incentiva una trasgressione al di fuori dello spazio della galleria. In Public Bath (1992) [Bagno Pubblico], Jankowski invitava i passanti a fare un bagno all’interno della vetrina di un negozio; in altre parole, a svolgere in pubblico un’attività privata. Due telecamere registravano i bagnanti e gli spettatori che si trovavano casualmente a guardare. In seguito, Jankowski invitava i bagnanti a presentare il video al pubblico presente alla mostra, confermando così il loro coinvolgimento. La serie recente di fotografie, We are innocent when we sleep (2018–19) [Siamo Innocenti Quando Dormiamo], immortala i membri della troupe dell’iconico teatro berlinese Schaubühne, mentre dormono o sembrano dormire. Come accade con lo stendibiancheria modellato sul corpo dell’artista e coperto di panni bagnati, gli attori vengono truccati e rivestiti dai loro colleghi. Questo atto di sottomissione permette agli attori, così abituati al trucco ed ai costumi professionali, di essere visti sotto una nuova luce: essi restano fermi e non fanno nulla, cosicché vengono trattati come tele da dipingere. In Neue Malerei (2017) [Nuova Pittura], Jankowski espande la vita di un’immagine fotografica attraverso un processo di collaborazione a più strati. Effettuando una ricerca online, ha raccolto dei tableaux vivants con le persone ritratte nelle pose di quadri famosi, ed ha fatto dipingere ad olio su tela queste fotografie, restituendo così il soggetto al suo medium originale. Questo progetto ha portato Jankowski a Dafen, dove si è imbattuto nelle due sculture pubbliche velate, iniziando così una nuova serie di opere in vista di questa mostra.
 
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