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arte contemporanea, collettiva MUSEO INTERNAZIONALE DELLA CALZATURA ​ Piazza Ducale Vigevano 27029

Vigevano (PV) - dal 20 maggio al 30 luglio 2006

La donna oggetto
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MUSEO INTERNAZIONALE DELLA CALZATURA
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Miti e metamorfosi al femminile 1900-2005
vernissage: 20 maggio 2006.
catalogo: curato da Luca Beatrice
editore: ALLEMANDI
ufficio stampa: STUDIO PESCI
curatori: Luca Beatrice
autori: Elizabeth Aro, Umberto Boccioni, Giovanni Boldini, Anna Galtarossa, Nan Goldin, Giacomo Grosso, Renato Guttuso, Vanessa Hudgens, Paul Klee, David LaChapelle, Henri Matisse, Francis Picabia, Pablo Ruiz Picasso, Luisa Raffaelli, Man Ray, Alexander Rodchenko, Mimmo Rotella, Mario Sironi, Donatella Spaziani, Alessandra Spranzi, Andy Warhol, Tom Wesselmann
genere: arte contemporanea, collettiva

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comunicato stampa
Il Comune di Vigevano promuove nella prestigiosa sede del Castello Sforzesco la mostra La donna oggetto. Miti e metamorfosi al femminile 1900-2005, curata da Luca Beatrice e in programma dal 20 maggio al 30 luglio 2006.
Il Castello, uno dei complessi fortificati più grandi d'Europa, si può considerare una piccola città nella città. Il primo nucleo risale all'età longobarda (VII-X secolo), mentre la sua trasformazione in residenza signorile è legata alla figura di Luchino Visconti, podestà di Vigevano che, deciso ad ampliare il dominio territoriale della città, nel 1341 fece costruire la rocca vecchia, una fortezza a guardia della strada per Milano, e nel 1345 il castello vero e proprio. Dal 1494 al 1499 è Ludovico il Moro che, con il contributo artistico di Donato Bramante, trasformò il castello in una grandiosa residenza principesca.

La donna oggetto si distingue dai molti eventi dedicati alle “sole donne”, che, negli ultimi tempi, hanno interpretato il genere sessuale come una categoria creativa. La mostra propone una lettura della donna, non come soggetto artistico tout court, ma come oggetto di rappresentazione artistica, rovesciando così, con ironia, l’adagio femminista che ne contestava la percezione tutta maschile.
L’immagine femminile, che emerge in questo viaggio nella storia dell’arte che va dai primi del ‘900 (anzi dalla fine dell’800 con uno spettacolare e scabroso dipinto di Giacomo Grosso gemello di quell’opera che scandalizzò il pubblico alla prima Biennale di Venezia) fino ai giorni nostri, ha un valore rilevante sia come motivo di riflessione estetica, sia come espressione di una società in continua evoluzione che vede la donna capace di cogliere gli aspetti più segreti e reconditi della vita.
E’ la rappresentazione di una donna che in questo secolo ha determinato una crescita culturale anticipando il fenomeno delle conquiste e delle affermazioni, della maturazione di se stessa come “soggetto” protagonista.

La mostra è divisa in quattro sezioni, con oltre 150 artisti e 200 opere e si snoda attraverso i suggestivi spazi del Castello: le prime due nella Cavallerizza del Castello, un edificio con una bellissima struttura a capriate in legno; nella seconda scuderia del Castello è allestita la terza sezione, la quarta è ospitata nel nuovo tratto della Strada sotterranea.

Nella prima sezione, dedicata ai maestri di inzio ‘900, tra cui segnaliamo Giovanni Boldini, Umberto Boccioni, Pablo Picasso, Mario Sironi, Renato Guttuso e una selezione di disegni di Henri Matisse, Paul Klee, Francis Picabia, la donna è vista come oggetto di sottile seduzione dove il sesso è per lo più sublimato, in altri casi è raffigurata nella vita domestica, quotidiana e nel lavoro.
Nella seconda sezione la donna è raccontata attraverso un viaggio nell’arte contemporanea che va dal secondo dopoguerra a oggi. Si parte dalle icone dello star system di, Andy Warhol per arrivare alle giovani donne esangui, nude annoiate e semivestite che popolano le performances di Vanessa Beecroft, nelle quali l’artista riflette sulle nevrosi della nostra società, dando forma alle sue ossessioni carnali, dove il corpo non ha nulla di erotico, ma è un qualcosa di alienante e di asettico; e poi ancora i décollage di Mimmo Rotella che celebra sia la diva per eccellenza, Marylin Monroe, sia la più celebre e più pornostar italiana, Moana Pozzi, un‘opera della serie Great American Nudes di Tom Wesselmann che, all’inizio degli anni ’60 conquistò l’immaginario collettivo con la rappresentazione di nudi femminili realizzati con colori forti e a tinte piatte, di chiara derivazione matissiana, dando vita a immagini al tempo stesso fredde e sensuali, concentrandosi su particolari anatomici ingigantiti. In questa sezione sono presenti anche opere di giovani artisti e uno spaccato su realtà storico culturali extra occidentali, come l’estremo oriente, dove l’immagine della donna assume un valore ulteriormente nuovo.
La terza sezione ci presenta la donna nella fotografia contemporanea. Qui sono esibiti la seduzione e il sesso. Dal genio creativo di Man Ray, nelle cui opere il corpo femminile diventa territorio di scoperta e sperimentazione di tecniche agli scatti di David Lachapelle che sceglie la trasgressione e i toni provocatoriamente grotteschi per criticare la vacuità e l’edonismo propri della società contemporanea; dal dinamismo avanguardista di Alexander Rodchenko all’intenso realismo di Nan Goldin, capofila della fotografia istantanea, che considera l’obiettivo come una parte integrante del proprio corpo, in grado di registrare spaccati di vita quotidiani descritti senza filtri e censure.
Infine nella quarta sezione un omaggio alla giovane creatività italiana al femminile con l’opera di 15 giovani artiste che propongono un’ulteriore riflessione sulla condizione della donna: dal continuo dialogo tra sé stessa e il mondo esterno di Donatella Spaziani alla fotografia intesa come dimensione estetica di Alessandra Spranzi, dall’universo in bilico tra sogno e realtà delle installazioni di Anna Galtarossa alla fuga dalle incombenze domestiche testimoniate da un video di Elizabeth Aro.

Molto ricco si presenta il programma degli eventi collaterali che comprende visite guidate alla mostra, al Castello Femminile di Beatrice d’Este, al Museo Internazionale del Museo della Calzatura e della Tecnica Calzaturiera sito nelle ex scuderie ducali del Castello, prima ed unica istituzione pubblica in Italia dedicata alla storia e all’evoluzione della scarpa come indumento e oggetto di design e moda.

Il catalogo, curato da Luca Beatrice, con contributi critici di Beatrice Buscaroli, Maurizio Sciaccaluga, Laura Carcano, è edito da Umberto Allemandi & C.
 
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