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arte contemporanea, collettiva PALAZZO CRISPI ​ Via Francesco Crispi 122 Napoli 80122

Napoli - dal 12 giugno al 4 agosto 2006

Michele Zuccaro

Michele Zuccaro

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PALAZZO CRISPI
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Via Francesco Crispi 122 (80122)
+39 08119565948
palazzocrispi@gmail.com
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personale del pittore lucano
biglietti: free admittance
vernissage: 12 giugno 2006. ore 18
autori: Michele Zuccaro
patrocini: Fondazione Banco di Napoli
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
Palazzo Crispi ospiterà dal 12 giugno al 4 agosto nei suoi splendidi saloni recentemente ristrutturati al piano terra di via Crispi 122 Napoli una personale del pittore lucano Michele Zuccaro. La mostra sarà abbinata all’esposizione di preziose sete d’arredamento prodotte dalle storiche fabbriche di San Leucio e curata dalla Sezione Tessili dell’Unione degli industriali della Provincia di Caserta. La mostra ha ricevuto il patrocinio della Fondazione Banco di Napoli.

Vernissage lunedì 12 giugno alle ore 18 con la presentazione curata dal Prof. Giuseppe Antonello Leone.

Michele Zuccaro è nato a Pomarico, terra mitica a pochi chilometri da Matera, la cui storia millenaria, ha richiamato sociologi, artisti, uomini legati all’incanto delle Murge, luogo che è rimasto vitale, anche nei momenti di forte isolamento.

Stupisce come l’uomo, abbia trovato, in queste pietre, un forte senso di poetica armonia e sicurezza, quasi che la complicità scenica garantisse serenità.

I processi formativi di Michele Zuccaro ebbero presto valore letterario quando nel 1961, a tredici anni, conosce Pier Paolo Pasolini e lavora sul set del film “Il Vangelo secondo Matteo”.

Le Murge di Matera, le località collinari, come quella di Timmari, metafisicamente s’incalzano, per l’artista, a segmenti significanti nel narrato mistico del suo cammino, anche per quella affinità esistenziale della giornata del mondo contadino.

Zuccaro, intriso dell’austerità lucana, raccoglie detti valori per esprimere un narrato limpido, al limite della riservatezza.

Michele Zuccaro memorizza i suoi passi negli spazi lievitati con il “Vangelo secondo Matteo” ed anche con l’incontro con il poeta Alfonso Gatto, personaggio liberamente trasparente, persino nell’inquieto disordine di un suo quotidiano, per la trasgressione sentita come stazione per la leggerezza dell’anima.

Michele sceglie nel 1965 di frequentare l’Istituto Statale d’Arte di Salerno, sezione “Arte della ceramica”, dove l’immaginario del passato si riflette epicamente nel divenire, da Max Melamerson, Riccardo Dolker, Irene Kovaliska, Salvatore Procida e con la “Faenzerella” di Andrea D’Arienzo frequentata anche da Guido Gambone, Enrico Tot, Guido Infante e tanti altri.

Le esperienze delle avanguardie trasudate da filtri diversi, fanno di Vietri sul Mare e di Salerno centri di attrazione sperimentale, anche con la scuola di Renato Rossi (amico di Picasso) e in maniera meglio visibile, con la struttura archittettonica di Paolo Soleri, per la fabbrica della ceramica di Solimene.

A Salerno, Zuccaro consolida rapporti culturali con il conterraneo Rocco Molinari, scultore.

Nel 1969, allievo dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, amplifica, con i professori Catelli e Castelli, un processo mentale di fiducia nelle “tecniche umane”: si tratta di riflessioni sul potenziamento delle doti mnemoniche nel seguire un gesto che, tradotto in segni, trasmette messaggi.

La curiosità spinge l’artista verso i centri più attivi del nord, del centro e del sud: ma, sempre più desideroso di cognizioni, frequenta, con “avventure diversificate”, città estere come Amiens, Amsterdam, Arnheem (Olanda), Berlino, Ichikawa, Chiba (Giappone), Losanna, Knokke (Belgio), Londra, Nizza, Parigi, San Diego.

Ora vive a Matera.

Una strana ironia, velata dal pudore lucano, ha radici anche nel rapporto avuto con Cesare Zavattini nel 1977 a Tiene, nel corso di una presentazione di una mostra di Zuccaro al Centro culturale “il Castelletto”.

Consensi e critiche di tanti esperti. Ne citiamo per brevità solo alcuni, come Massimo Bignardi, Toni Bonavita, Achille Bonito Oliva, Renato Lamperini, Filiberto Menna, Giorgio Seveso e lucani come Giuseppe Appella, Rino Cardone, Marina Monaco, Franco Palumbo, Piero Ragone, Franco Simonetti.

L’artista in una situazione tutta privata, esprime certezze contemplative, ammorbidendo forme e volumi per evidenziare, segretamente, la bellezza femminile, estraniando la fisicità del proibito, evidenziando la misura del quotidiano ottimistico per illuminare un vissuto sofferto nella esperienza del silenzio.
 
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