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arte contemporanea, collettiva PALAZZO CREPADONA ​ Via Ripa 3 Belluno 32100

Belluno - dal 4 agosto al 19 settembre 2006

Premio Artista dell'anno 2006 - Agostino Bonalumi

Premio Artista dell'anno 2006 - Agostino Bonalumi
PALAZZO CREPADONA
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Anche quest’anno gli Assessorati alla cultura dei Comuni di Belluno e di Cortina d’Ampezzo hanno assicurato il conferimento del Premio Artista dell’anno, relativo al 2006, che così è stato assegnato per la settima volta consecutiva, sotto la regia di Renato Barilli e Lia Durante
orario: 10-12.30/16.30-19.30 - chiuso lunedì
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 4 agosto 2006. ore 18.30
editore: MAZZOTTA
curatori: Renato Barilli, Lia Durante
autori: Agostino Bonalumi
note: anche a Cortina d'Ampezzo, Vecchio Municipio (6 agosto – 9 settembre 2006: dal lunedì al giovedì 16.30-19.30; venerdì e sabato 10.00-12.30 e 16.30-19.30. Chiuso domenica)
genere: arte contemporanea, personale

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comunicato stampa
Anche quest’anno gli Assessorati alla cultura dei Comuni di Belluno e di Cortina d’Ampezzo hanno assicurato il conferimento del Premio Artista dell’anno, relativo al 2006, che così è stato assegnato per la settima volta consecutiva, sotto la regia di Renato Barilli e Lia Durante. Ha pure trovato conferma il criterio di alternanza per cui, a turno, il voto dei critici viene indirizzato o su un maestro di età superiore ai settant’anni, come infatti è avvenuto nel 2001 con Carla Accardi e nel 2003 con Mimmo Rotella; o a un artista di mezzo (2000: Luigi Ontani; 2004: Enzo Cucchi), o infine a un giovane under 40 (2002: Botto e Bruno, 2005: Sissi). Per il 2006 era di nuovo la volta di un ultrasettantenne, infatti una ventina tra i votanti ha concentrato la sua preferenza su Agostino Bonalumi, nato a Vimercate nel 1935. Questo artista ha fatto parte del movimento di punta che a Milano, alla svolta tra anni ’50 e ’60, ripudiò radicalmente il clima precedente dell’Informale, col suo pittoricismo orgiastico e scomposto, intuendo che si ripresentava sulla scena dei paesi più avanzati del mondo occidentale, tra cui il nostro, una nuova fase di fiducia nel progresso, nello sviluppo, fondati sul sistema produttivo a base industriale. Stavano per giungere infatti gli anni del cosiddetto boom o della società “affluente”. Gli artisti ben compresero che le loro proposte dovevano accompagnare quell’enorme sforzo produttivista, nei due aspetti in cui si proponeva; quello degli schemi razionalisti che reggevano il mondo dell’industria, e l’altro connesso della merce prodotta in grande quantità, così da determinare il consumismo, l’abbondanza dei prodotti. Se da questo secondo aspetto doveva venir fuori il clima della Pop Art, il primo aspetto imponeva di frequentare piuttosto i motivi di un’arte rigorosa, appoggiata a un geometrismo asciutto e ordinato. Così ragionarono soprattutto i giovani artisti dell’ambiente milanese, tra cui Bonalumi, in compagni di Enrico Castellani, Piero Manzoni, Vincenzo Agnetti. Ma non era il caso di limitarsi a rilanciare il vecchio e superato astrattismo geometrico, che aveva avuto il torto di condurre i suoi esercizi solo sulla superficie della tela e con gli strumenti tradizionali del pennello e del colore. La civiltà delle macchine, in fase avanzata, imponeva che l’arte si adeguasse rinunciando a condurre interventi soltanto virtuali sulla superficie, ma invadendo anch’essa lo spazio reale. Da qui l’utilità della formula che si disse dello “shaped canvas”, della tela che si anima, si sporge in fuori, così da costituire effettivi, “concreti” episodi plastici. Questa infatti fu allora la peculiarità dell’arte di Bonalumi: flettere la superficie, portarla ad assumere andamenti bombati. Fu insomma una perfetta risultante tra le due e le tre dimensioni, non più pittura, ma neppure scultura, bensì una terza via, capace di valersi delle miglior prerogative di entrambe le modalità: alleata al colore, praticato con rossi caldi, gialli incisivi, azzurri intensi e vibranti, ma anche pronta a determinare sporgenze plastiche di grande efficacia.

Questa la strada adottata e percorsa, in quarant’anni di invenzioni coerenti, da Bonalumi, divenuto sempre più abile nel variare le sue estroflessioni, pronte a scattare in fuori, ma anche a rientrare nel piano, quasi come il gigante Anteo che si riadagia periodicamente al suolo, ma per trarne nuova forza e riprendere i suoi balzi in avanti.

Una scelta selezione di opere dell’artista, lungo il suo intero percorso, animerà al solito i due piani del Palazzo Crepadona, a Belluno, mentre a Cortina verrà esposta nelle stanze al secondo piano del Municipio Vecchio. Un ampio catalogo, con venti pagine di riproduzioni a colori e altrettante in bianco e nero, edito da Mazzotta, Milano, accompagnerà la doppia mostra, con testo introduttivo di Vincenzo Trione e brevi testimonianze di tutti i critici che hanno votato per l’artista.
 
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