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arte contemporanea, collettiva LA GALLERIA NAZIONALE ​ Viale Delle Belle Arti 131 Roma 00196

Roma - dal 24 febbraio al 13 maggio 2007

Arturo Martini
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Arturo Martini
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La pisana 1928 pietra di Vicenza 150x73x57 b collezione privata
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LA GALLERIA NAZIONALE
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Viale Delle Belle Arti 131 (00196)
+39 06322981
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più di 100 opere raccontano il percorso artistico di un protagonista assoluto della scultura del XX secolo, a sessant’anni dalla morte
biglietti: € 9 (integrato biglietto del museo)
vernissage: 24 febbraio 2007.
editore: SKIRA
ufficio stampa: CLP
curatori: Claudia Gian Ferrari, Elena Pontiggia, Livia Velani
autori: Arturo Martini
genere: arte contemporanea, personale
email: mostra@arturomartini.info
web: www.arturomartini.info

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comunicato stampa
A più di venticinque dall’ultima grande esposizione, tenutasi a Milano a Palazzo Reale, di Arturo Martini (1889-1947), l’artista che ha cambiato e rinnovato il linguaggio della scultura del XX secolo, la Fondazione Stelline di Milano, la Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano e il MIBAC – Soprintendenza alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, hanno progettato una importante antologica, organizzata in due tappe italiane, per offrire al grande pubblico e agli studiosi un’analisi del suo ricco percorso creativo, dalle prime opere più autonome e mature, fino agli esempi straordinari degli ultimi anni. L’iniziativa si avvale del contributo della Fondazione Cariplo e della collaborazione del Corriere della Sera.

Dall’8 novembre 2006 al 4 febbraio 2007 al Museo della Permanente e alla Fondazione Stelline di Milano e dal 25 febbraio al 13 maggio 2007 alla GNAM di Roma, oltre 100 capolavori dello scultore, selezionati da Claudia Gian Ferrari, Elena Pontiggia e Livia Velani, coadiuvate da un comitato scientifico composto da Jean Clair, Maria Vittoria Marini Clarelli, Maria Teresa Fiorio e Alberto Ghinzani, documenteranno la grandezza di Martini, vertice indiscusso di ricerca e di qualità, attraverso opere di piccole e grandi dimensioni, che esprimono tutta la tenacia e l’angoscia con cui l’artista ha sperimentato ogni materiale possibile. “L’opera universale”, raccontava infatti Martini, “parte dalle esigenze del materiale, e incontra il soggetto che ha in tutto il mondo le stesse possibilità. L’immagine è la risultanza di un materiale“, arrivando ad affermare in modo ancora più radicale che “il disegno non è nell’attività dell’artista. (…) perché ogni opera nasce nelle sue dimensioni e nel suo materiale. Noi, scultori, abbiamo un tale senso tattile, che è la creta il nostro disegno. Se ci servisse il disegno, saremmo pittori. Noi pensiamo con la creta, con la prensilità; colle rotondità, non con un piano. Con la creta si pensa. È un fatto amoroso di tutto il nostro mondo.”

Il criterio di selezione delle opere ha privilegiato, in alcuni casi, la possibilità di evidenziare l’evoluzione, formale e iconografica, di soggetti ricorrenti, declinati in opere prodotte in epoche diverse: straordinari, per esempio, i lavori dedicati a “Le stelle” o a “La sete”, esposti in mostra in inedite sequenze e abbinamenti.

Il nucleo dei lavori esposto alla Permanente coprirà un arco cronologico molto ampio, dal 1913 al 1947, anno della prematura scomparsa di Martini. Si potranno ammirare, provenienti da importanti collezioni pubbliche e private, opere straordinarie quali “Fanciulla piena d’amore” (1913), “Gli amanti” (1920), “Il buon pastore” (1925), “Il figliuol prodigo” (1927), “La Pisana” (1928), “Solitudine” (1932), la serie dei bronzi del cosiddetto “Ciclo di Blevio”, “Morte di Saffo” (1940), “Donna che nuota sott’acqua” (1941), “Nuotatrice che esce dall’acqua” (1943 ca), in un percorso ricco e affascinante che ricostruirà attraverso una scelta di capolavori l’itinerario sorprendente ed eccezionale di un genio della scultura.

Splendida, ad esempio, è “La Pisana”, in pietra di Vicenza, scelta come immagine-guida della mostra, ispirata all’eroina sensuale e ascetica, tenera e selvatica, delle Confessioni di Ippolito Nievo, testo che aveva conquistato e ammaliato Martini.

Alla Fondazione Stelline, sarà protagonista l’aspetto della statuaria monumentale di Martini, inteso come rapporto con lo spazio pubblico e lo spazio urbano. Un percorso di opere straordinarie quali “Annunciazione” (1933), “Ercole” (1936), grande frammento bronzeo della scultura “Il Leone di Giuda”, “Dedalo e Icaro” (1937), “Il sogno (Monumento a Irina Lukacevich; Tersicore caduta)” (1941), e numerosi bozzetti di opere realizzate per edifici pubblici. A questa sezione sarà collegato un percorso cittadino che toccherà i luoghi di Milano dove sono presenti imponenti sculture di Martini: l’Ospedale Niguarda - Ca’ Granda, con il Gruppo degli Sforza, il Cimitero Monumentale, il Palazzo di Giustizia con l’immenso altorilievo La Giustizia Corporativa, l’Università Bocconi, la Caserma dell’Aeronautica con il gigantesco bronzo della Vittoria dell’aria, la Pinacoteca di Brera, la Casa Museo Boschi Di Stefano, fino all’Arengario progettato da Giovanni Muzio, in Piazza Duomo, e decorato con grandi altorilievi in marmo di Carrara con episodi della storia della città.

Tra i più grandi, originali e innovatori del Novecento, Arturo Martini ha modificato, rivoluzionato e infine stravolto le leggi, o meglio i canoni di costruzione plastica. Protagonista universale della scultura del XX secolo, egli si è posto come fondamentale chiave di lettura del ‘900 e della contemporaneità e riferimento imprescindibile nel panorama artistico internazionale.

Il ritmo dei suoi moduli plastici, che da una parte contiene la grande lezione classica soprattutto della statuaria greca ed etrusca e dall’altra possiede una fluidità assolutamente originale, costituisce, insieme alla straordinaria invenzione di soluzioni tematiche e plastiche, un momento innovativo nel pur ricco panorama artistico della prima metà del ‘900.

Sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica Italiana e con il Patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, della Regione Lombardia, della Provincia di Milano e del Comune di Milano, l’antologica di Martini offrirà l’occasione di un inedito incontro con un artista, icona internazionale della cultura italiana del ‘900 e permetterà di fare il punto sugli studi e sulle ricerche in corso, consentendo inoltre di provocare e promuovere nuove e significative letture storico-critiche.

L’appuntamento milanese offrirà un servizio di attività educative a cura della società OPERA d’ARTE, espressamente progettate per il mondo della scuola, indirizzate a studenti e docenti delle scuole di ogni ordine e grado, come visite guidate e itinerari in città, per ritrovare luoghi, monumenti e opere legati alla produzione di Martini nella Milano della prima metà del ‘900.

Accompagna l’esposizione un catalogo Skira, con testi tra gli altri di Jean Clair, Maria Vittoria Marini Clarelli, Flavio Fergonzi, Claudia Gian Ferrari, Elena Pontiggia e Livia Velani.
Arturo Martini. Cenni biografici

Nasce a Treviso l’11 agosto 1889.

Abbandonati gli studi, lavora come apprendista presso un orefice e poi in una manifattura di ceramiche. Tra il 1909 e il 1913 viaggia a Monaco e a Parigi, dove viene a contatto con le novità artistiche di quegli anni. Nel 1913, al ritorno da Parigi, partecipa con alcune opere alla mostra di Ca’ Pesaro provocando grandi dissensi da parte di critica e pubblico. Nel 1914 partecipa alla II Secessione Romana e all’Esposizione Libera Futurista Internazionale. Nel dopoguerra, lasciatesi alle spalle le influenze simboliste ed espressioniste degli esordi, si dedica a una forma di purismo plastico. Collabora alla rivista “Valori Plastici” ed espone a Berlino con gli artisti legati ad essa, aderendo alla sintesi metafisica e alla tradizione classicista che caratterizzano il gruppo. Nel 1925 è invitato con una sala alla III Biennale Romana; nel 1926 partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia (in precedenza le sue opere erano state sempre rifiutate) e alla I Mostra del Novecento Italiano alla Permanente di Milano, dove è presente anche per la seconda edizione realizzata nel 1929. Le opere realizzate in questo periodo evidenziano un momento di grande creatività in cui Martini fonde insieme, in un unicum rivoluzionario, le forme classiche (dall’arte etrusca e greca a quella dei maestri del Duecento e del Trecento) con nuove concezioni plastiche. Nel 1931 vince il Premio per la Scultura alla I Quadriennale Romana e nel 1932 è invitato con una sala personale alla Biennale di Venezia. Tra il 1937 e il 1939 realizza grandi commissioni pubbliche per la città di Milano. Nel 1940 presenta alla Galleria Barbaroux di Milano la sua prima esposizione di dipinti. Nel 1942 (anno in cui inizia a insegnare all’Accademia di Venezia) la sua opera ‘Donna che nuota sott’acqua’ è accolta come un capolavoro alla Biennale di Venezia. Nelle sue ultime opere giunge alle soglie dell'astrazione. Sono anni di crisi artistica e morale, testimoniata dal testo “La scultura lingua morta”.

Si spegne a Milano il 22 marzo 1947.
 
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