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Roma - dal 14 al 20 ottobre 2006
Danilo Verticelli – La Decostruzione del Mentre
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comunicato stampa  |
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Between & While…
Ciò che non è più, ciò che non è ancora…ma semplicemente, in tutta evidenza, sta nel mezzo, in una terra di nessuno, come unico frammento possibile di solida realtà in nostro dominio: la pittura di Danilo Verticelli è assorbita dalla filosofia della decostruzione, che indaga spietatamente nelle pieghe delle false certezze.
Disposte su più piani, le linee di forza della tela si scompongono e si distribuiscono secondo un ritmo filmico: sono personificate da soggetti umani, animali, antropomorfi, dettagli di corpi ingigantiti divenendo così ancor più indifesi ed esposti alla commiserazione o alla freddezza dell’indifferenza.
La storia scaturisce dall’interno degli elementi selezionati a determinarla, dall’attenzione agli oggetti di uso quotidiano: una cravatta, un telefonino, un rossetto, un bicchiere di vino, la suola di una scarpa di una donna che cammina raccontano di ansie, manie,
egocentrismo, distrazione, meschinità, mancanza di comunicazione, ma anche di un impalpabile spazio di tempo, Between & While…, che si offre come possibilità per agire o reagire all’ovvio e all’imposto.
Questo dominio fatto di tempo, labile, impalpabile, come una sottile linea divisoria, ma capace anche di costruire, è pur sempre in-formato dalle tracce del nostro essere, del nostro comportamento “performante”.
Un tempo appiattito sul presente, che ha la forma ed il colore di una landa desolata, “flat”: piatto come il colore disteso sulla tela, circoscritto non da ombre o da luci o prospettive, che danno il senso diacronico della profondità della storia, ma anche, molto banalmente, del giorno che, inesorabilmente, trascorre.
Solo la linea tracciata dalla coscienza non rinuncia a definire i contorni delle cose, non rinuncia a scrivere la propria storia, anche se fatta solo di frammenti di presente, interpretata secondo una prospettiva interna e non in grado di proiettarsi fiduciosamente nella visione spazio-temporale della realtà, che pertanto rimane piatta davanti a colui che
sta guardando.
Ne scaturisce un controcanto all’inno pubblicitario di un’eterna giovinezza della memoria, che si vorrebbe rimanesse fissamente allo stato puerile, la presa di posizione nei confronti di un colpevole perenne presente dei nostri giorni, che non conoscono l’infinito né lo slancio dell’impegno nella costruzione della città futura, ma solo un’attesa spasmodica di una salvezza provvisoria, a venire, conquistata consumando acquisti e rapporti con uomini equiparati a merce.
Francesca Pepi
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