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arte contemporanea, collettiva MANN - MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE ​ Piazza Museo Nazionale 19 Napoli 80135

Napoli - dal 12 ottobre 2006 al 26 febbraio 2007

Egittomania. Iside e il mistero
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MANN - MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE
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Piazza Museo Nazionale 19 (80135)
+39 0814422149
www.museoarcheologiconapoli.it
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La mostra illustra e indaga due temi assai affascinanti in riferimento ai rapporti tra Egitto e Campania: la diffusione del culto della Dea Iside (a partire dall'epoca romana), anche in ambito privato presso gli abitanti della Campania, e del fenomeno dell'Egittomania, una moda che pervase le pitture delle case di Pompei ed Ercolano, le decorazioni scultoree, giardini, suppellettili
orario: dalle 9 alle 19.30. Chiuso martedì
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: 9 € intero, comprensivo dell’ingresso del museo; 4,50 € ridotto
vernissage: 12 ottobre 2006. ore 16.30
editore: ELECTA
ufficio stampa: ELECTA
curatori: Stefano De Caro
genere: archeologia

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comunicato stampa
Ideata dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Campania in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici di Napoli e Caserta e la Soprintendenza archeologica di Pompei, la mostra è promossa dalla Regione Campania, Assessorato al Turismo ed ai Beni Culturali e curata da un comitato scientifico presieduto da Stefano De Caro.

L’esposizione si apre con il tema delle origini dei contatti tra Egitto e Campania nel IX sec. a.C, già all’inizio di quel periodo definito Orientalizzante che vide la penisola italiana investita e trasformata da due fenomeni: la colonizzazione greca e il commercio fenicio. Nell’ambito di tali traffici commerciali, accanto a preziose mercanzie in oro, argento, bronzo, avorio, oltre a vini e tessuti raffinati, arrivarono in Campania numerosi aegyptiaca, autentici o di imitazione: ovvero amuleti egizi in forma di scarabei, collane, pendagli e statuette, in faïence, argento, ambra e pasta vitrea.

La medicina egizia includeva aspetti magici e religiosi con l’uso di amuleti, riproducenti divinità e simboli sacri, da indossare a difesa della persona, e in particolare delle donne e dei bambini, in considerazione dell’alta mortalità per malattie e per parto. A parte gli scarabei, anche le collane “ad occhi” avevano un forte valore amuletico per le credenze del valore ambivalente dell’occhio (“buono” e “cattivo”), che tanto fecero presa sugli indigeni della Campania. Ma per i Greci di età arcaica della Campania, gli amuleti erano comunque espressione di una cultura “barbara”, da respingere ufficialmente e da relegare alla sfera della superstizione privata: come provano i numerosi reperti “esotici” rinvenuti in corredi tombali di Capua, Cuma, Pithecusa (Ischia) e di altri centri campani -di cui si espone in mostra una selezione-, che avevano la funzione di assicurare protezione magica al defunto nell’aldilà, secondo le credenze egizie.

Dopo questo inizio vivace, il rapporto tra l’Egitto e la Campania conobbe una lunga stasi durata dal VI sec. a.C. fino al periodo ellenistico. In età romana la presenza di marinai e commercianti alessandrini nei porti della Campania, ed in primis a Pozzuoli, favorì l’introduzione dei culti egiziani in Campania, a partire dal II sec. a.C.: tra questi quello di Iside, dea lunare che offriva protezione nella vita quotidiana e sopravvivenza nella vita ultraterrena, sembra essere stato il primo in ordine di tempo e di importanza, tanto diffuso da divenire il simbolo dell’Egitto.

Il cuore pulsante della mostra sono proprio le attestazioni del culto di Iside nei Campi Flegrei -con materiali di recente ritrovamento presentati per la prima volta al pubblico-, a Pompei, Ercolano, Napoli e Benevento, sede quest’ultima di un santuario con una delle maggiori concentrazioni di reperti egiziani ed egittizzanti fuori dall’Egitto, che per la prima volta escono nella loro totalità dal Museo del Sannio di Benevento.

Protagonista del percorso di mostra è la ricchissima documentazione del tempio di Iside di Pompei, costruzione del II sec. a.C. che si fa risalire ai rapporti commerciali tra Pompei e gli empori dell’Oriente, primo fra tutti quello di Delo: splendidi affreschi, sculture e strumenti di culto ricostruiscono la magica atmosfera del tempio.

Al di fuori dei santuari veri e propri, numerosi ritrovamenti di materiali ricollegabili ad Iside documentano la capillare diffusione del culto, anche in ambito privato, tra gli abitanti della Campania agli inizi degli Impero, ed in particolare a Pompei ed Ercolano: si tratta di sistri -strumenti musicali tipici del culto di Iside-, statuette, monili ed amuleti.

Ma i legami tra la Campania e l’Egitto in età romana non si limitarono al culto di Iside, di Serapide e di Arpocrate. In seguito alla conquista dell’Egitto da parte di Augusto, si diffuse infatti, sotto l’impulso della corte imperiale di Roma, l’egittomania: una vera e propria moda egittizzante pervase le pitture delle case di Pompei ed Ercolano, le decorazioni scultoree di mobili e giardini, oggetti di faience, suppellettili e monili.

In età moderna, il rinvenimento del tempio di Iside a Pompei, a partire dal 1776, fece conoscere per la prima volta un tempio egiziano completo delle strutture, delle decorazioni e dell’arredo. Il giovane Mozart, che nel 1770 visitò Pompei, venne attirato dal tempio, unico santuario isiaco fuori dalla valle del Nilo, al punto da trarne ispirazione per la composizione del Flauto Magico: immagini di bozzetti e disegni originali ripropongono in mostra le scenografie delle prime rappresentazioni dell’opera, ispirate al tempio pompeiano.

Il privilegio di questo ritrovamento pompeiano divenne per Napoli motivo di orgoglio per il re Borbone.

Anche a seguito della “riscoperta” archeologica dell’Egitto, “lo stile egizio”, il Retour d’Egypte, si diffuse ovunque: la produzione artigianale, artistica ed architettonica della Campania nel ‘700 e ‘800 ne vennero molto influenzate, come testimoniano ancora oggi sfingi, obelischi e vasi canopi sparsi qua e là per Napoli e altre città campane. Una selezione di splendide ceramiche della Real Fabbrica di Napoli, dipinti, bozzetti e sculture chiudono in maniera preziosa il percorso di mostra, a dimostrazione della persistenza di un filo sottile che lega ancora idealmente la Campania e l’Egitto in età moderna.
 
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