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arte contemporanea, collettiva GALLERIA CARLA SOZZANI - 10 CORSO COMO ​ Corso Como 10 Milano 20154

Milano - dal 9 dicembre 2006 al 28 gennaio 2007

Tina Modotti - Gli anni 1923-1930

Tina Modotti - Gli anni 1923-1930

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GALLERIA CARLA SOZZANI - 10 CORSO COMO
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Corso Como 10 (20154)
+3902653531 , +390229004080 (fax)
press@galleriacarlasozzani.org
www.galleriacarlasozzani.org
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La Galleria Carla Sozzani presenta diciotto fotografie vintage di Tina Modotti, una delle personalità più avvincenti dell’intera storia della fotografia
orario: Martedì, venerdì, sabato e domenica, ore 10.30 – 19.30
Mercoledì e giovedì, ore 10.30 – 21.00
Lunedì, ore 15.30 – 19.30
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: free admittance
vernissage: 9 dicembre 2006. ore 15-20
autori: Tina Modotti
genere: fotografia, personale

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comunicato stampa
La Galleria Carla Sozzani presenta diciotto fotografie vintage di Tina Modotti, una delle personalità più avvincenti dell’intera storia della fotografia.

La vita di Tina Modotti, bellissima e travolgente, è un romanzo di appassionante trama che, esplorata da decine di biografie, rimane ancora oscura in alcuni anfratti. Arte, sesso, trasgressione, politica… un labirinto che spesso ha compromesso, con ambiguità, l’obiettiva valutazione di un’artista.

Le sobrie fotografie a carattere politico, assai note, sono parte ormai dell'immaginario collettivo quali simboli dell'eterna lotta per la giustizia e la libertà. Ma la sua produzione è stata molto ricca, e soltanto di recente recuperata dall’oblio.

Sia pure nel breve periodo di sette anni - dal 1923 al 1930 - realizzò un patrimonio di immagini fino a oggi ignorate: ritratti, scene di vita quotidiana e piccoli eventi, architettura e paesaggi, sempre risolte con la maestria di un equilibrio compositivo molto originale e con la grazia disciplinata di chi usa lo strumento fotografico per raccontare davvero le minime storie dell’umanità.

Soltanto pochi anni di fotografia, eppure con la sua visione fresca e libera incide una delle più belle pagine della storia. Il suo atteggiamento nei confronti della realtà è flessibile, coglie armonie segrete con valenza simbolica e, nel contempo, le sue notazioni lievi sono pervase dall’attenzione intima ai dettagli, ritenuti insignificanti, dell’esistenza.

Tina Modotti, italiana sì, ma formatasi culturalmente nel vivido ambiente dei pittori muralisti Diego Rivera, Clemente Orozco e David Alfaro Siquieros, segna lo stile e l’attitudine al vedere così caratteristici e distintivi della fotografia messicana e, per prima, concilia la tradizione documentaria con la creatività espressiva.

Le fotografie in mostra sono esemplari per comprendere, infine, l’essenza del complesso lavoro di Tina Modotti. Un contributo culturale e storico determinante che dischiude insospettate prospettive di analisi su una grandissima artista della fotografia moderna.



Biografia

Modotti Assunta Adelaide Luigia, nota come Tina, nasce a Udine nel 1896.

A dodici anni lavora come operaia in una filanda di Udine. Apprende le nozioni basilari della fotografia nello studio dello zio Pietro Modotti.

1913: raggiunge il padre e la sorella, emigrati a San Francisco. Lavora in fabbrica. Appassionata d’arte, recita nelle filodrammatiche, e partecipa alla vita politica.

1917: sposa il poeta e pittore Roubaix de l’Abrie Richey, chiamato Robo dagli amici, colto, ricco e snob. La loro casa a Los Angeles diviene il punto d’incontro di intellettuali e artisti.

1920-1921: recita in alcuni film a Hollywood, l’esperienza è deludente.

1922: conosce Edward Weston e ne diviene l’assistente. Nasce fra loro un’intensa passione sentimentale. Il marito muore improvvisamente a Città del Messico. Tina vi si reca per i funerali e viene a contatto con il grande fermento rivoluzionario che anima la vita artistica del Paese.

1923: si stabilisce a Città del Messico assieme a Weston, che rientrerà negli Stati Uniti nel 1926. Collabora con la rivista culturale Mexican Folk-Ways, direzione artistica di Diego Rivera.

1929: espone alla Biblioteca Nacional di Città del Messico. David Alfaro Siqueiros la definisce “¡La primera exposición revolucionaria de México!”. Pubblica su Mexican Folk-Ways il breve manifesto “Sobre la fotografía” dove scrive: “Mi considero niente altro che una fotografa, e, se le mie fotografie differiscono da ciò che generalmente si produce in questo campo, è perché io cerco di non produrre arte, ma fotografie con onore…Tantomeno importa sapere se la fotografia è o non è arte, ciò che importa è distinguere fra la buona e la cattiva fotografia”.

1930: accusata di complicità nell’attentato al presidente Pascual Ortiz Rubio, viene espulsa. Abbandona la fotografia per l’attività politica a Berlino, Mosca e in Spagna, durante la guerra civile.

1939: rientra a Città del Messico.

1942: viene rinvenuta morta in un taxi, “attacco cardiaco” è la causa ufficiale del decesso, una circostanza tragica che non verrà mai chiarita.
 
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